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"Le nombre d’or" di Marie ChouinardLE NOMBRE D’OR ( LIVE ) AL TONIOLO DI MESTREdi Farida Monduzzi Sconcerto, ammirazione, imbarazzo, entusiasmo: al termine della rappresentazione di “Le nombre d’or ( Live) di Marie Chouinard: il pubblico del Toniolo, a Mestre, esita qualche istante prima di scoppiare in un applauso fragoroso, ancora stordito dalla visione di quel vorticare di corpi maschili e femminili, completamente nudi, che lo sovrasta dalla passerella laterale.
Sono corpi quasi asessuati, come riassorbiti all’interno, al fine di apparire metafora visiva del completamento del ciclo vitale sviluppatosi lungo tutto lo spettacolo, archetipo ancestrale dell’eterno divenire . Il numero d’oro del titolo fa riferimento al concetto rinascimentale della divina proporzione ricercata con analisi matematiche, geometriche, filosofiche ed estetiche, a cominciare da Luca Paciolli e Leonardo alla ricerca dell’armonia perfetta. Armonia come meta finale di un divenire che Marie Chouinard cerca di trasmettere con la sua elaborata ed originale coreografia. All’inizio, sullo sfondo di un palcoscenico scenograficamente austero, incorniciato solamente da quattro schermi televisivi che rimandano a tratti, fissandoli in momenti culminanti, passaggi di svolta da una fase all’altra della vita, un grumo immobile e informe si muove lentamente. Il velo che ricopre la massa a poco a poco si squarcia, si apre, lascia apparire una mano, un ciuffo di capelli, poi ecco un viso e un altro a rivelare una coppia , una copula che dà l’avvio al ciclo di nuove esistenze. Il velo che li aveva avvolti si ripiega come una veste sommaria e trasparente sui corpi esili, diafani quasi privi di consistenza, esistenti solo come movimento, danza. Orecchie smisurate, mascherine aderenti alla pelle alterano i lineamenti uniformandone i visi, spersonalizzandoli, mentre le musiche di Louis Dufort incalzano con ritmi insistenti, gli interpreti inventano con eccezionale maestria tecnica, volteggi, piroette, girotondi ossessivi e vertiginosi, in un prodigarsi generoso, mentre i loro succinti paludamenti a poco a poco si riducono . Quasi a volere alleggerire la tensione coinvolgente che lo spettacolo va creando, un siparietto bizzarro e divertente trasforma gli attori in piccoli corpi quasi deformi nella loro esiguità accentuata dalle larghe maschere irridenti con le sembianze del signor B. riprodotto, moltiplicato, ampliato, dagli schermi laterali che ne fissano il faccione deformato in un sorriso ebete. Le sue altre facce issate su corpi ridicolizzati dal contrasto delle proporzioni, si agita in ancheggiamenti allusivi oscillanti fra il comico e l’osceno. La televisione, la sua arma vincente, su questo palco lo annienta affondandolo nel ridicolo. Ecco ancora altre maschere tragiche di vecchi e vecchie al termine della vita, che trovano ancora la forza di eseguire movimenti convulsi per uscire dal mondo dei vivi e lasciare spazio ai nuovi nati. Bambini che si vorrebbero innocenti nella loro indifesa nudità ma che, con le loro fattezze anch’esse alterate, annientano ogni speranza di un futuro rigenerante. Le nombre d’or è uno spettacolo nuovo, imprevedibile, ricco di invenzioni, sostenuto dalla eccezionale bravura dei danzatori capaci in sommo grado di “Capturing emotions” in armonia con il fine di questa Biennale voluto da un Ismael Ivo, imperturbabile spettatore di questa performance, mischiato fra il folto pubblico del Toniolo. Le nombre d’or (LIVE) (2010, 80’) [prima europea], ideazione e coreografia Marie Chouinard - musica originale Louis Dufort - scene Guillaume Lord, Marie Chouinard - luci Alexis Bowles - costumi Vandal con Mark Eden-Towle, Eve Garnier, Benjamin Kamino, Leon Kupferschmid, Lucy M. May, Lucie Mongrain, Mariusz Ostrowski, Carol Prieur, Gérard Reyes, Dorotea Saykaly, James Viveiros produzione Compagnie Marie Chouinard, in coproduzione con The National Arts Center (Ottawa), The Place des Arts (Montréal), Vancouver 2010 Cultural Olympiad, con il supporto di ImPulsTanz (Vienna)
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