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"Le operette morali" di Giacomo LeopardiLEOPARDI IN SCENA GRAZIE A MARIO MARTONEdi Alessandro Pesce E’ un periodo di progetti pensati in grande per il regista Mario Martone: dopo aver passato due o tre anni alla realizzazione del suo magnifico affresco cinematografico sul Risorgimento, firma ora, sempre restando sull’Ottocento, la sua prima regia al Teatro stabile di Torino , di cui è direttore, con un ambizioso spettacolo tratto dalle “Operette morali”di Giacomo Leopardi, componimenti in prosa scritti dal poeta al suo rientro a Recanati, dopo le delusioni del soggiorno romano.
Già qualcuno si era avvicinato alle “Operette” a teatro, ma Martone qui tenta una messa in scena quasi integrale, ben diciotto su ventiquattro (forse troppe, alcune delle quali non interessantissime), fidandosi (eccessivamente?) della teatrabilità di alcune di esse, scritte in forma di dialogo.
Lo spettacolo è molto bello soprattutto a livello visivo: citando a tratti il teatro neoclassico, Martone è prodigo di felici invenzioni registiche, riuscendo, complice la preziosa scenografia di Paladino, e con l’adattamento drammaturgico dello stesso regista, a unificare tra di loro le operette senza imbarazzi e senza il rischio di una catena di quadri indipendenti l’uno dall’altro. E fondamentale è altresì il ruolo del pubblico, (come spesso in Martone), quasi sempre illuminato, presente anche sul palco, visitato dalle incursioni degli interpreti tra le poltrone, occupato in parte, nei palchi, dagli elementi scultorei dello stesso Mimmo Paladino. Le cose funzionano meno per quanto riguarda la resa degli attori, non per loro responsabilità, ma perché l’ostica prosa leopardiana avrebbe avuto bisogno di una ricerca piu solida sul testo e sulla parola alla prova del teatro. Forse manca anche un’unità interpretativa: a volte gli interpreti sembrano lasciati un po’ a se stessi ed è un peccato perché quando invece alcuni di loro, bravissimi, il Carpentieri, la Valmorin, Donadoni, De Francesco, “entrano” nello spettacolo, il testo ritorna appassionante e viene fatta giustizia della forza poetica e profetica di esso. In questo senso la seconda parte è sicuramente molto più persuasiva, brani come "Dialogo di Plotino e Porfirio", "la Morte e la Moda", "il Cantico del gallo Silvestre" ci regalano momenti emozionanti. In definitiva, nonostante le riserve qui espresse, si tratta di uno spettacolo importante, e fortunatamente, almeno nella replica a cui si è assistito all’Argentina di Roma,molto apprezzato dal pubblico. LE OPERETTE MORALI, da Giacomo Leopardi adattamento e regia di Mario Martone - scene Mimmo Paladino - costumi Ursula Patzak - luci Pasquale Mari con, in ordine alfabetico, Renato Carpentieri, Marco Cavicchioli, Roberto De Francesco, Maurizio Donadoni, Giovanni Ludeno, Paolo Musio, Totò Onnis, Franca Penone, Barbara Valmorin Produzione Stabile di Torino durata 3 ore circa
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