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Festival del film di Locarno: Concorso internazionale "Les chants de Mandrin" di Rabah Ameur-ZaïmecheContrabbandieri nell’Ancien régimedi Rinaldo Vignati Nella Francia del XVIII secolo, la banda del contrabbandiere Louis Mandrin, dopo l’esecuzione del capo (1755), continua a compiere scorribande, a prendersi gioco dei soldati che danno loro la caccia, e a diffondere i versi sulle gesta di Mandrin.
Su un soggetto come quello de Les chants de Mandrin avrebbe potuto trarre cose interessanti un autore come Paolo Benvenuti, che ha spesso lavorato sui documenti storici raggiungengo risultati pregevoli sia dal punto di vista dell’attendibilità e del rigore, sia da quello della capacità di "appassionare". Nello specifico, si puo ricordare che anni fa, Benvenuti si cimentò con una storia per molti versi vicina a quella della banda di Mandrin (anche se geograficamente e cronologicamente piuttosto distante), affrontando le vicende di un brigante toscano (Tiburzi, 1996). Rabah Ameur-Zaïmeche - che pure gode di stima: i suoi lavori precedenti sono passati a Cannes e questo film coinvolge in un piccolo ruolo il filosofo Jean-Luc Nancy - ha invece realizzato un film di qualità imbarazzante. La scarsa autenticità dei costumi - che a volte sembrano freschi di tintoria, quando dovrebbero essere sporchi e lisi - salta spesso all’occhio, come l’assenza di direzione dei comprimari: anche nella disastrata tv italiana d’oggi si possono trovare fiction storiche più accurate sotto quesi profili. Ma al di là di questi limiti (non riscattati dalla ricercatezza pittorica di alcune inquadrature), vi è un problema generale di impostazione: da un lato, Les chants de Mandrin è un film oleografico come una dozzinale stampa popolare (i briganti hanno costantemente larghi sorrisi e inneggiano alla gioia e le donne corrono loro incontro festose, mentre la sbirraglia ha ghigni tetri e musi lunghi), dall’altro si sviluppa con un ritmo lento e "analitico" che raffredda e impedisce il coinvolgimento: il mix tra queste due opposti modi di trattare la storia rende il film indigeribile. Risibili poi i risvolti politici del film: nella visione di Ameur-Zaïmeche, i contrabbandieri della banda di Mandrin diventano la prefigurazione di una sorta di Robin Hood no global, che danno vita a un mondo utopico nel quale l’uomo, liberato dai rapporti di classe (sostituiti dal dono gratuito), vive una vita fatta di feste, gioia e balli. Mah... Les chants de Mandrin Francia, 2011, 97’ Regia: Rabah Ameur-Zaïmeche Interpreti: Jacques Nolot, Kenji Levan, Christian Milia-Darmezin, Sylvain Roume, Salim Ameur-Zaïmeche, Jean-Luc Nancy, Nicolas Bancilhon, Yann-Yvon Pennec, Charles Manini, Armelle Cellier-Gavignet
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