VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Giornate degli Autori - Evento "Lo stato di eccezione" di Germano MaccioniProcesso per Monte Sole 62 anni dopodi Serena D’Urbano Al Lido accade anche questo: accade che oltrepassato il red carpet e lasciatisi alle spalle il glam della Mostra, le luci dei riflettori e il bagliore dei flash dei fotografi, ci si imbatta in “piccole” sorprese come il film documentario di questo giovane regista bolognese. Una proiezione che timidamente rompe la cornice nella quale è contenuta, per crearsi uno spazio-evento tutto suo: uno stato di eccezione…
Una voce narrante, poche semplice battute introduttive, per poi defilarsi in disparte dietro l’obiettivo e restare sguardo puro, mero strumento al servizio delle parole altrui: vive (ancora), vivide, vere. Lasciare spazio alla rievocazione di quel tragico giorno di settembre: la violazione del luogo sacro, l’odore del sangue misto a quello della polvere da sparo, il calore della carne lacera, i corpi che trovano la morte, o cercano riparo, giù per i calanchi dell’Appennino emiliano. Ogni lamento un colpo. Vittime e carnefici di un’assurdità perpetrata dall’uomo verso l’uomo, verso se stesso. Immagini che passano negli occhi assenti degli anziani dei comuni del Monzunese, assenti perché dolorosamente aiutati dalle foto - e dalle domande dirette, lucide e puntuali del PM - a non essere in aula, ma a tornare lì, sul luogo di quell’orrendo “delitto castale”, tra i loro cari, con la morte addosso e la sensazione di essere ancora “vivi” e non saperne il perché, non esserne certi, addirittura. Cercare, per sicurezza, il proprio respiro e tornare a reprimerlo per poter sopravvivere, risparmiare al proprio corpo l’ingiusto martirio. Ma le parole (le nostre) non servono. Un misto di timido, commosso rispetto e di onestà intellettuale impongono a noi di rimanere in silenzio ad ascoltare. Ed è questo che fa Germano Maccioni: forse è forte la tentazione di assistere inerme alla materia filmica che si crea suo malgrado, ma egli se ne riappropria coraggiosamente e con fatica in fase di montaggio per costruire un senso ulteriore che apre la natura documentaristica delle immagini alla complessità e crea strati su strati. Le difficoltà del sistema giudiziario nel dover scindere, qui più che mai, la verità storica da quella processuale, l’empatia umana dal rigore che l’aula di tribunale impone; il contrapporsi del sapore dolce, sporco, ruvido e autentico della parlata dialettale ad un linguaggio pesato, misurato, univoco che non lascia spazio alle mille sfumature e alle molteplici possibilità di senso delle espressioni popolari. La carrellata finale di interventi degli avvocati difensori degli imputati, in un montaggio serrato e forse spietato, sancisce un ritmo completamente diverso rispetto ai tempi iniziali, decisamente più rispettosi del racconto. E tuttavia lo sguardo rimane obiettivo, indagatorio, nel voler comprendere anche le “loro” ragioni: le ragioni di chi “deve” difendere, fino a prova contraria, i propri assistiti. Ma forse ciò che più colpisce di questo lavoro è dato da una straordinaria coincidenza, che diviene qui ulteriore spunto di riflessione: l’aula di tribunale presso cui si svolge il processo (con 62 anni di triste, vergognoso ritardo) è un cinema dismesso e rivestito di questa nuova funzione, al servizio della memoria storica. “Chi parla guarda alla cinepresa come se desse un valore in più ai suoi racconti” confessa Germano. Dopo le difficoltà iniziali nel creare un legame confidenziale tra la macchina e coloro che rendono testimonianza davanti ad essa, infatti, ecco che arriva la presa di coscienza e la fiducia. Anzi, molto di più. Uno dei sopravvissuti alla strage rivela che il suo più grande rammarico è non aver registrato mai la voce del padre, il suo racconto. Ecco allora che emerge il valore del cinema nel colmare questi vuoti e il valore di questo film per aver registrato quelle voci che ancora esistono e che chiedono di essere ascoltate. Verità storica, verità individuale. Verità processuale, verità filmica. Tanti strati per una sola realtà che solo chi ha vissuto conserva intatta, ma che meritava almeno un tentativo di essere raccontata. E “Lo stato di eccezione” è decisamente più che un modesto tentativo: è una finestra onesta su quegli eventi, è uno sguardo tanto appassionato quanto discreto. Che ha incantato il pubblico, lasciandolo ammutolito dal momento in cui si sono spente le luci sulla piccola arena estiva delle “Giornate degli Autori”, dimentico, per un’ora e mezza, delle star che a pochi passi da lì gremivano la hall dell’Excelsior. Certe cose fanno bene al cuore. E alla Mostra. Regia e montaggio di Germano Maccioni Sceneggiatura: Germano Maccioni, Loris Lepri; Testi: Loris Lepri Fotografia: Marcello Dapporto, Giuseppe Pagano Musica: Rebirth of Divine, Francesco Castelfranco Post-prod. sonoro: Francesco Castelfranco, L’Immagine Ritrovata Post-prod. colore: Luana Visciglia – Rotefabrik, L’Immagine Ritrovata Produzione: Italia, 2007 / Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, Loris Lepri, Germano Maccioni; Enti promotori: Regione Emilia-Romagna - Provincia di Bologna - Comuni di Bologna, Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi - Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto - Associazione Familiari delle Vittime delle stragi nazifasciste di Marzabotto, Monzuno e Grizzana - Cineteca di Bologna - Istituto Storico Regionale Ferruccio Parri - Parco Storico di Monte Sole - Scuola di Pace Monte Sole
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |












