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"Lontano da ogni cosa" di Mattia SignoriniDavvero ognuno è artefice del proprio destino?di Eleonora Speranza Nalesso Trasformato in sceneggiatura dallo stesso Signorini e prossimamente nelle sale italiane, "Lontano da ogni cosa" conferma il successo che l’autore riscuote soprattutto tra il giovani lettori. Su Myspace, diversi sono i messaggi d’elogio e incoraggiamento.
Che questo romanzo rispecchi davvero l’atteggiamento e il comportamento della fascia di giovani che, reduci, o meno, di studi universitari, si avvicinano ai trent’anni?
Con Severo American Bar (peQuod) il giovane scrittore d’origine rodigina, nel 2004, si era già imposto all’attenzione di molti lettori, diventando un caso dell’editoria indipendente, costretta a farne diverse ristampe. A distanza di tre anni, Mattia Signorini torna in libreria con un romanzo, questa volta edito dalla Salani, dedicato alle difficoltà e disillusioni di tarda gioventù. Stefano, Alberto e Chiara sono tre giovani padovani uniti da un’amicizia dai contorni indefiniti che li porta ad essere amici, confidenti, coinquilini, amanti ma soprattutto compagni di vita, nonostante le enormi differenze caratteriali. Alberto è il classico studente annoiato e anticonformista, che ama le donne e dipingere alberi; Stefano n’è l’ombra intimidita, che però brilla di un’intelligenza propria; Chiara è una disarmante ninfa, fintamente innocente, che vuole far fruttare la propria bellezza, pur amando la vita del ‘sesso, droga & rock’n’roll’. Le dinamiche sociali, le scelte individuali, le proprie aspirazioni portano i tre ad allontanarsi: Stefano si laurea in economia e commercio, Alberto si sposta a Milano per esporre i suoi quadri in una galleria, Chiara finisce a Roma per diventare un’icona delle pagine delle riviste patinate. Nonostante il desiderio di ognuno di loro diventi una realtà tangibile, nessuno di questi ragazzi si sente soddisfatto o realizzato, tant’è che Stefano, dopo innumerevoli lavori, finisce per realizzare un film girato tra Centro Italia e Grecia, Alberto comincia ad indossare le vesti dimesse di tanti artisti drogati e disillusi dopo un barlume di successo e Chiara rimane un’icona di bellezza che non frutta niente, se non la tristezza di valer qualcosa solo se fotografati al fianco di qualcuno d’ importante. C’è ancora, però, la loro amicizia a lenire il bruciore della ferite causate dalle disillusioni. Ma fino a quando potrà durare? Quanto ancora il loro legame potrà tenerli in piedi, sebbene ormai non riconoscano più nemmeno loro stessi? Un finale vero e proprio non c’è: la sola risposta è che il tempo sbiadisce tutto. Un romanzo che scorre via veloce, riproponendo scene e figure trite di molti romanzi beat, di Tondelli o Brizzi. Per non parlare di quante analogie ci siano col famoso Due di due di Andrea De Carlo. Non si parla di plagio, ma di un’ inventiva sterile. Un collage trito e ritrito che porta a chiedersi se oggi riesce a comunicare ancora qualcosa. Speriamo almeno che la scelta di Signorini di rappresentare individui sulla soglia dei trent’anni non segua la stucchevole diceria comune secondo la quale “i tentenni di oggi sono i ventenni di ieri”. Nonostante la bocciatura contenutistica e comunicativa, lo stile narrativo è piuttosto scorrevole, denso di espressioni e immagini giovanilistiche, che ben si adattano ad una schiera di lettori adolescenti arrabbiati e cinici. Mattia Signorini, Lontano da ogni cosa, Salani Editore, pp. 271, € 14,00.
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