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"M/M (ME MEDESIMO)" DI ALESSANDRO BENVENUTIL’attore toscano alle prese con un tragicomico personaggio che riflette il male di vivere dell’uomo contemporaneodi Elena Casadoro “”Me Medesimo” non è uno spettacolo, ma un lungo testo ancora in via di lavorazione” – tende a precisare Alessandro Benvenuti al termine della rappresentazione a Dolo, unica data in Veneto, nella rassegna “Paesaggio con uomini”. E infatti, dopo poco più di un’ora di monologo, Benvenuti si ferma in sala e cerca un dialogo con il pubblico. Vuole un riscontro su un testo che ha continuato a “modificare anche in albergo prima di entrare in scena”.
E’ sempre interessante quando un autore cerca una condivisione con il pubblico su un testo nuovo: si scoprono motivazioni, intenzioni, fini, e l’attore si mette a nudo, rivelando le sue perplessità e i suoi timori, le sue emozioni. Così ha fatto il famoso comico toscano con gli spettatori di Dolo, cercando di raccogliere critiche, possibilmente costruttive, a “Me Medesimo”, testo non finito e ancora un po’ “zoppicante”. “Me Medesimo” è la storia strampalata di Cencio, un uomo di mezza età fortemente in crisi su molti aspetti della vita, a partire dal decadimento fisico per arrivare a quelli lavorativo e affettivo, che ha trovato nell’alcool un palliativo al suo senso di totale fallimento e disgusto per la vita. Cencio, con un costante riferimento al mezzo cinematografico (primo piano, dettaglio, pianosequenza, rallenty), ci racconta con un sarcasmo a volte amaro, i suoi ricordi, e ci fa “vedere” quelli che ha sentito raccontare da altri falliti come lui: un padre di famiglia tormentato da due figlie maleducate e irriconoscenti, un altro che, licenziato, viene scoperto dal figlioletto in gita scolastica mentre chiede l’elemosina sui gradini di Santa Maria Novella. Totale è la sfiducia nelle istituzioni, nella religione, nel matrimonio, nella famiglia, e l’incertezza, il fallimento e la difficoltà del vivere sono il fulcro di un racconto duro, che non lascia molto spazio alla speranza. In “Me Medesimo” la semplicità e l’immediatezza dell’uomo autentico, quello mosso dalle pulsioni e dalle funzioni fisiologiche primarie, si scontrano con la complessità della società contemporanea provocando un forte senso di smarrimento. La comicità toscana di Bevenuti è nel complesso violenta, tagliente, cinica, e alterna momenti di grande ricercatezza, in cui sono apprezzabili i riferimenti alla cultura fiorentina del Rinascimento, a momenti molto più bassi, dove prende piede una comicità grassa, dal sapore boccaccesco che rischia spesso di scadere nella volgarità gratuita. Quello che abbiamo visto a Dolo è stato un Alessandro Benvenuti intenso ma che deve ancora lavorare per equilibrare meglio i vari livelli di lettura a cui si presta il suo testo.
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