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MADE IN AFRICA DI RAUL PANTALEOL’avventura di un uomo utiledi Elisa De Marchi "Made in Africa" è lo straordinario racconto di un Paese che cresce, che cerca una sua strada, in bilico tra catastrofe e modernizzazione; ma anche questa “modernizzazione senza modernità” si rivela spesso sradicata ed inutile. In viaggio da un cantiere all’altro, l’autore ci racconta queste trasformazioni, secondo punti di vista inconsueti e, forse, scomodi.
Raul Pantaleo ha viaggiato attraverso il Sudan, la Sierra Leone, l’Uganda, la Repubblica Centrafricana e il Darfur; qui, ha progettato e realizzato la costruzione di ospedali per la ONG Emergency. Ma per lui “essere architetto è stato spesso solo un pretesto per fare altro”: il suo libro non ci racconta solo le logiche e le difficoltà che si nascondono dietro questi edifici, ci offre invece il ritratto di un’Africa che non conosciamo: eclettica, vitale, lontana dai falsi pietismi con cui l’Occidente la dipinge. "Umanità": questa la parola chiave, il leit-motiv che ritorna, incessante, nei racconti di Pantaleo. I suoi ricordi sono suddivisi per luogo e sono presentati in ordine non cronologico, perché in Africa il tempo è un valore soggettivo. Nella Repubblica Centrafricana, per esempio, la durata media della vita sfiora appena i quarantadue anni; qualcosa di inconcepibile per noi, ma una realtà tristemente tangibile per molti Paesi africani, nei quali “la vecchiaia è un lusso di pochi e la nascita un rischio per tutti”. Questo “diario africano” ci permette di conoscere meglio l’operato di Emergency e le culture del posto: come si celebrano i funerali; come si vende e si compra ogni genere di mercanzia, contrattando sul prezzo fino allo sfinimento; come si vive il rapporto con la religione, con la natura, con la televisione. Attraverso un linguaggio semplice e accessibile, entriamo in contatto con la lentezza vitale dell’Africa, con la corruzione della sua burocrazia, coi paradossi dello sviluppo. Storie meravigliose di uomini e di bambini ci svelano come il progresso, a volte, si trasformi in sradicamento, ancora una volta povertà. L’architettura ricopre un ruolo importante: negli ospedali di Emergency diventa strumento di pace, espressione di un’idea, veicolo di valori universali. L’autore descrive il tentativo (riuscito) di offrire dei centri d’eccellenza, respingendo facili elemosine che, spesso, offendono la dignità di questi straordinari popoli. Gli ospedali descritti nel libro sono perfettamente funzionali ma anche belli: la bellezza, infatti, è un ingrediente che aiuta a guarire. Costruire un ospedale bello non costa di più, non è più faticoso ed offre, per contro, grandi soddisfazioni. L’edificio bello protegge, eleva, comunica: “serve a poco filosofeggiare sull’architettura: se l’architettura non parla da sé, è inutile parlarne”. Ecco, allora, il racconto della costruzione del Centro Salam a Khartoum, un giardino in mezzo al deserto, storia straordinaria di alberi e umanità. È solo uno dei molti successi di questa associazione che, lontano dai riflettori, porta avanti con forza e coerenza il progetto di un mondo più giusto. Un programma semplice, al quale ognuno può contribuire; Raul Pantaleo ha scelto di darsi da fare, rischiando il suo e sporcandosi le mani: “sono un uomo difficile, per questo sono qua”. Raul Pantaleo, Made in Africa, Elèuthera, 2010, pp.164, euro 13,00.
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