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"MADE IN ITALY" DI Valeria Raimondi e Enrico CastellaniNon c’è più il made in Italy di una volta...di Vega Partesotti Per molto tempo la dicitura “Made in Italy” apposta sui prodotti che dal nostro Paese venivano esportati in tutto il mondo è stata sinonimo di qualità ed eleganza, in una parola “stile”. Oggi ormai le borse di Prada le fanno i cinesi nei capannoni della periferia di Prato e la mozzarella di bufala campana all’estero non la vogliono più, per timore della diossina.
Lo spettacolo di Babilonia teatri, vincitore del Premio Scenario nel 2007, non parla però di Italian style, o forse sì, ma come attraverso una lente deformante, uno specchio in cui nessuno di noi vorrebbe guardare, nel timore di riconoscersi. "Made in Italy" parla dell’Italia a partire dal Nordest, più precisamente dalla provincia di Verona da cui provengono, e in cui tuttora vivono (e fanno teatro, nonostante tutto) i giovani componenti della compagnia. Ne parla a partire dalle frasi fatte e razziste orecchiate una sera in pizzeria, che danno il la a una drammaturgia dal ritmo incalzante e serrato, in cui il dialetto veronese e le bestemmie che lo condiscono senza risparmio si alternano ininterrottamente a pensieri banali e poetici, a frasi prese dai media, dalla strada, dalle conversazioni di ogni giorno. Frasi che costruiscono una specie di flusso di coscienza in cui si salta di palo in frasca, eppure dotato di una sua coerenza. Frasi che parlano dell’Italia di oggi, della storia privata dei due autori-interpreti, di pezzi di vita in cui ciascuno può riconoscersi, almeno in parte, punteggiate da brani di musica italiana (da Venditti a Vecchioni, passando per una vecchia hit dei Prozac + ). Momento clou dello spettacolo, la sconcertante cronaca dei funerali di Pavarotti fatta da un giornalista televisivo. Sganciata dalla sua controparte visiva, emerge in tutto il suo agghiacciante e grottesco cinismo da evento mediatico che deve rendere spettacolo anche, o forse soprattutto, il dolore e la morte. Tutto è visibile, nulla è nascosto agli occhi dello spettatore in questo spettacolo: a partire dal corpo dei due attori, che quando il pubblico inizia a prendere posto sono già sul palco in accappatoio e quando lo spettacolo inizia se ne liberano improvvisamente per indossare gli abiti di scena. Ma anche le luci, i macchinari e perfino il tecnico che li manovra sono esposti alla vista: ad un certo punto anzi il tecnico lascia la sua postazione ed entra inaspettatamente a fare parte dello spettacolo, rompendo una delle convenzioni teatrali più consolidate, per poi tornare tranquillamente al suo ruolo. Questa assoluta trasparenza fa risaltare tutta la leggerezza del lavoro, nel senso positivo che Calvino dava a questo termine: leggerezza che non è mai superficialità, semmai talvolta sconfina nel cinismo, ma sempre stemperato - per fortuna - da un’ intelligente ironia. Made in Italy - di e con Valeria Raimondi e Enrico Castellani (Babilonia Teatri - www.babiloniateatri.it)
visto a Bologna - Teatri di Vita, marzo 2008
nell’ambito di Interscenario - Le generazioni del nuovo,
in collaborazione con il Centro Universitario Teatrale La Soffitta
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