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"MANCA SOLO LA DOMENICA" DI LICIA MAGLIETTALa vedova immaginariadi Marianna Sassano Cataldo, rosso di pilo e basso tracagnozzo, va in Australia a fare l’ebanista. E lì rimane, senza dare segni di vita, per molti anni: tanto che perfino la posta ritorna al mittente con il timbro “sconosciuto”. E allora cosa fa Borina, moglie fedele ma felice di non doversi più coricare nello stesso letto di quello sconosciuto e vescicoso di suo marito? Si inventa una vedovanza. Anzi, se ne inventa sei.
In scena al Teatro Mpx di Padova, Manca solo la domenica, diretto e interpretato da Licia Maglietta, è un monologo sul filo dell’assurdo tratto da Pazza è la luna di Silvana Grasso, ambientato nella Sicilia nella seconda metà del secolo scorso. Borina anela allo status di vedova, dato che non può fare la vita della moglie né quella della signorina: una vedova che avanzi con portamento fiero verso la tomba del marito, vestita di pizzi neri e di un dolore regale - rispettabile e dunque potente - dipinto sulla faccia. Il guardaroba è già pronto: stoffe, sete, pellicce, velette. Ma pilorusso non si decide a morire: scompare solo, e l’ambasciata non dà informazioni. E allora Borina Serafalco si riappropria del suo cognome da nubile e si dichiara vedova di diritto. E si sceglie sei tombe su cui piangere per finta e di nascosto: un marito al giorno, dal lunedì al sabato, in sei cimiteri diversi; per non dare troppo nell’occhio in paese, dove infatti ci si domanda dove vada, ogni mattina, Borina con la corriera. Manca solo la domenica perché manca l’apoteosi della vedovanza: poter entrare in cimitero con le rose rosse d’amore nei giorni di festa, facendosi ammirare da tutti. Ma la domenica arriva: perché Cataldo, vecchio e diabetico, si ripresenta all’improvviso sull’uscio di casa. E Borina, un cucchiaino di zucchero dopo l’altro, lo spedisce finalmente al Creatore. Licia Maglietta offre un’interpretazione brillante di un testo ironico e coinvolgente, accompagnata dalla fisarmonica di Vladimir Denissenkov, con la quale la recitazione intesse un dialogo continuo. Strumento adattissimo, la fisarmonica: perché lo spettacolo vive di atmosfere comiche e retrò, per una storia da strapaese. Anche la scenografia lo sottolinea, con un enorme cuore di Gesù al centro della scena, cui Borina è devotissima. E, per contrasto, le sei tombe nuziali sono moderni cubi in plexiglass che si accendono di neon blu: come a voler sottolineare da un lato l’assurdità della vicenda, dall’altro l’esaltazione della vedovanza, in una giostra di luci Las Vegas style. La storia ricorda per alcuni aspetti la produzione di Andrea Camilleri: sia per l’occhio attento alla Sicilia folkloristica e colorata, sia per l‘utilizzo di un linguaggio che mescola italiano, dialetto, onomatopee e termini inventati. Licia Maglietta, vedova in seta nera e capelli legati in un toupè, si conferma ironica, divertente e precisa. Martedì 24 febbraio, teatro MPX, Padova
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