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"MARAMAO PERCHÉ SEI MORTO" DI GUALTIERO BERTELLI E EDOARDO PITTALISArmi di distrazione di massadi Marianna Sassano C’è Gualtiero Bertelli, chitarra e fisarmonica, e una voce salda e ancorata alla terra, che quando canta sembra parlare, schietta. C’è Edoardo Pittalis, blocco degli appunti in mano: perché è giornalista, e giornalista rimane, anche sul palco: senza tentativi di recitazione, snocciola veloce dati, numeri, notizie, fatti, a raccontare la Storia. E poi ci sono loro: Giuseppina Casarin, tra le più intense interpreti della tradizione popolare, Laura Copiello e Francesca Gallo, a cantare il Trio Lescano. Tre voci quasi nude che risuonano tra loro, accompagnate dall’essenzialità del pianoforte di Paolo Favorido e del contrabbasso di Domenico Santaniello.
Maramao perché sei morto – L’Italia ai tempi del Trio Lescano, visto alla sua quarta replica al teatro Mpx di Padova, è uno spettacolo raffinato. Tre elementi scenici compongono la struttura del lavoro: canzoni, narrazione, video - marchi di fabbrica delle ultime produzioni di Bertelli insieme alla Compagnia delle Acque, fin dall’epoca de L’Orda e Odissee con Gianantonio Stella. Tre elementi che si sostengono reciprocamente e che testimoniano, ognuno per la sua parte, la rigorosità di una ricerca scientifica condotta a livello storico e musicale. In un’epoca di parole inutili che si moltiplicano senza un perché, far parlare i fatti è l’arma migliore, ci suggeriscono Bertelli e Pittalis: e l’esito del lavoro, per questo motivo, è una testimonianza asciutta, rigorosa, precisa. Le sorelle Lescano furono inconsapevoli armi di distrazione di massa. In un’Italia agonizzante a causa della dittatura, della guerra, della fame autarchica, ma che si cullava nelle glorie vanesie dell’Impero, dei rinnovati fasti romani, delle grandi opere, furono loro la colonna sonora lieve e delicata che accompagnò il travaglio più doloroso della storia nazionale. Cantarono le canzonette. Raccontarono le storie di Pippo, del pinguino innamorato, di un campo di tuli-tuli-tulipan, e fecero sognare l’Italia. All’apice del successo vendettero 350mila copie in un anno – per capirci, la media attuale per un buon successo, in Italia, si assesta sui 50mila pezzi. E poi finirono arrestate, perché figlie di una donna ebrea. Quasi due ore all’indietro, in bilico tra teatro e concerto, tra affiche propagandiste, filmati dell’istituto Luce, veline dell’epoca, tra suoni e sonorità pericolosamente swing nell’Italia autarchica ma che già arraffazzonava le regole e andava a pescarsi i ritmi oltreoceano. E se da un lato lo spettacolo è un catalogo godibilissimo delle canzoni del Trio, non dimentica però l’altra Italia, quella vera: Oltre il ponte, di Calvino e Liberovici, e I soldati della palude, canto dei lager interpretato con quasi insostenibile intensità da Laura Copiello ricordano a noi, seduti in sala e persi nelle paillettes e nei lustrini delle Lescano, quanto efficace possa essere la forza della distrazione se pilotata dai governi. In ogni epoca. www.gualtierobertelli.it
foto di Tommaso Saccarola
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