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"MARCO PAOLINI E I MERCANTI DI LIQUORE SONG N. 32"Marco Paolini tra musica e teatro civiledi Vanna Lovato Nella spettacolare cornice dell’abbazia benedettina di S. Maria in Sylvis di Sesto al Reghena Marco Paolini, come di consueto, ha offerto uno show unico e commovente. Racconto e musica si fondono per diventare un vero e proprio concerto, sostenuto instancabilmente per più di due ore dal terzetto ‘musicante’ dei Mercanti di Liquore.
“Buonasera, siamo qui a Sesto al Reghena a raccogliere un filo di parole leggere, legate insieme da un filo che è musica. Questo è un concerto…” così esordisce Paolini di fronte ad una platea attenta e numerosa. E subito i Mercanti introducono lo spettacolo con Sputi, canzone contenuta nell’album omonimo e uscito recentemente per la V2 Records (v. sezione Recensioni).
Il tema del viaggio è uno degli argomenti preferiti di Paolini e, dopo un non casuale ricordo dell’11 marzo 2004 alla stazione di Madrid, l’attore fa un salto indietro di 30 anni, e racconta di un viaggio in treno con i suoi ‘compagni’ alla Feltrinelli di Bologna a comprare libri ‘per il popolo’. Ricordo e finzione si mescolano nel modo affascinante di raccontare tipico di Paolini, mentre in sottofondo le chitarre e la fisarmonica continuano ad accompagnare in modo discreto.
Questo Song n. 32 non è uno spettacolo omogeneo, ma piuttosto un insieme di frammenti di argomento vario, estrapolati dalla lunga carriera teatrale dell’attore trevigiano: la guerra dei nostri nonni come monito per il presente (Il sergente nella neve), il rispetto per l’ambiente e le risorse idriche (Due parti di idrogeno…, Regola acquea), l’amore per la poesia dialettale (tra cui una poesia di F. Tavan, La Naf Spazial), la ‘resistenza’ di ieri e di oggi (Sette fratelli, dedicata ai fratelli Cervi). Ma c’è spazio anche per divertenti digressioni, come quella sul cibo, grazie a cui Paolini finisce per intonare Se i mari fusse toccio, popolarissima canzone veneta da osteria.
Lo spettacolo è incalzante e non c’è un momento di respiro, a parte una brevissima pausa tra la prima e la seconda parte. Il secondo tempo è dedicato alla poesia di Dino Campana, al racconto di Paolini a Parigi con la Nina, I nomi delle stelle e ancora un racconto di fantasia, ambientato nel punto di contrazione massima di tutto l’universo un momento prima del big bang. Il pubblico è estasiato e i bis a questo punto sono d’obbligo: Paolini invita tutti ad alzarsi in piedi ed intonare con lui L’Altissimo (che è una vecchia canzone popolare) e poi, grazie alla voce suggestiva di Lorenzo Monguzzi, arriva La guerra di Piero dei F. De André, la canzone sulla guerra per eccellenza. A questo brano si ricollega l’incipit di Il sergente nella neve, e la serata finisce con la gente tutta in piedi che intona ripetutamente: “Soldatino canta canta / cavalli otto, uomini quaranta…”. Commovente e veramente suggestivo.
Sito dell’artista:www.marcopaolini.it
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