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MARGARET MAZZANTINI PRESENTA "VENUTO AL MONDO"Margaret Mazzantini: un energico coraggio di scrivere e raccontaredi Ilaria Falcone Dal vivo Margaret Mazzantini è pura e concreta femminilità, dotata di un carisma di energia e di coraggio, come i suoi libri.
Attrice di teatro (premio UBU, migliore attrice giovane, 1984), ha debuttato nell’editoria nel 1994 con “Il catino di Zinco” (con cui vince il premio Selezione Campiello e il premio Opera Prima Rapallo-Carige; il libro è ristampato dalla Marsilio). Poi nel 2001 la letteratura accoglie un altro suo capolavoro “Non ti muovere”, vincitore del Premio Città di Bari-Costiera del Levante-Pinuccio Tatarella, il Premio Strega, il Premio Rapallo-Carige e il Premio Grinzane-Cavour; l’anno dopo è uscito il monologo "Zorro", portato a teatro dal marito Sergio Castellitto, che ha anche tradotto per il grande schermo “Non ti muovere”, con Penelope Cruz.
A gennaio 2009 la Mazzantini ha pubblicato Venuto al mondo, un’altra storia spessa, quasi ruvida, per il suo procedere incalzante senza fare sconti di realtà, un romanzo storico contemporaneo, cha narra un amore; costruito con flashback incrociati, che fanno rivivere al lettore l’epoca della guerra nella Bosnia-Erzegovina, questo suo nuovo capolavoro è dirompente, trascinante, emotivo. Venuto al mondo è finalista della rassegna “Alassio 100 libri – Un Autore per l’Europa”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Alassio, è organizzata con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le attività Culturali e del Ministero degli Affari Esteri. Abbiamo incontrato la scrittrice in occasione della sua presentazione come finalista; la Mazzantini ha raccontato come è nato questo suo romanzo, che intreccia una vicenda intima a una vicenda storica, greve come la guerra, come quella guerra, scoppiata poco dopo il crollo del Muro di Berlino, quando era germogliata la Speranza, che qualcosa stesse davvero cambiando. Questa storia inizia ancora prima dei cecchini sui tetti, di bombe, di migliaia di morti, di violenze su violenze, che avvennero al di là del mare Adriatico, dove si continuavano a fare i bagni. Nel 1984 durante il clima di festa delle Olimpiadi Invernali Gemma e Diego si incontrano. Signora Mazzantini, come è nata questa storia? Non so come nascono i miei libri…. Questa storia ha avuto una lunga gestazione, è arrivata da lontano, ma non saprei dire come. Ho conservato svariati documenti, interviste, ritagli di giornale, dossier dal ’91. Pietro, il figlio di Gemma, che è anche il nome del mio primo figlio nato in quel periodo, ha gli anni di quella guerra. A casa con il mio bambino appena nato avevo un forte senso di speranza, poi accendevo la televisione e l’orrore entrava nella tranquillità della vita domestica. Il primo sentimento di questo libro nasce da quel senso di sgomento, per quella guerra che ci ha riguardato così da vicino. Nel frattempo sono passati gli anni, sono arrivati altri tre figli e a poco a poco mi si è delineata una storia sul futuro, sulla natività. Però, non è stato facile scrivere dell’orrore di quella guerra, la disperazione. Io stessa non ero certa di farcela. Ho avuto coraggio, ho tentato. Ho cercato nel buio. Questo libro mi ha attraversata, è stato doloroso scriverlo: accollarsi di rivivere quella guerra è stato incredibile, ma era necessario raccontare l’orrore di quella violenza. Una storia che ho scritto con il mio profondo sentimento di nostalgia, che è poi quello che mi spinge a scrivere. Cosa significa per lei scrivere? Per me uno scrittore è un grande occhio che guarda, un grande orecchio che ascolta. Io mi considero un po’ pioniere, una che ricomincia sempre da capo: non uso la letteratura per cincischiare. Scrivo delle cose forti della vita. Scrivere, per me, è infilare il caos nel pensiero. Un’artista deve avere una forte percezione delle cose. Quando sono diventata madre per la prima volta, mi sono sentita madre di tutti i figli del mondo. La prima qualità di uno scrittore è quella di entrare in empatia, e io l’ho fatto sempre, in Non ti muovere ho fatto parlare un uomo dall’inizio alla fine. A me interessano molto le persone, non sono concentrata su me stessa. Quando vengono a intervistarmi a casa, dopo cinque minuti sono io che faccio domande agli altri. Lo stile, poi, nasce con te, è nella tua pelle, come il tuo modo di essere. Di cosa parla Venuto al mondo? Venuto al mondo è la storia di un amore imperfetto, Gemma è più matura di Diego, il “fotografo di pozzanghere”. Il loro è un amore che cresce nel tempo, ma si ferma davanti a un muro: Gemma non riesce ad avere figli, non riesce ad avere quel figlio che somigli a lui. E inizia il calvario della maternità per Gemma, il suo desiderio diventa follia in un viaggio di speranza, un viaggio lungo. La prima stesura del libro contava più di mille pagine. Mio marito Sergio mi ha dato dei suggerimenti. Questo libro è il risultato di tagli fatti durante la notte, quando mi sembrava che la storia scappasse da tutti i fronti. So che ci sono alcune ripetizioni, ma alla fine abbiamo deciso di non toccarlo più. State già pensando a una versione cinematografica? Non è facile realizzarne un film, perché c’è bisogno di parecchi fondi. Ci stiamo pensando certo. Comunque i libri devono fare la loro vita. Per finire questo libro, io e mio marito abbiamo accantonato un progetto scritto insieme. Lo riprendiamo, si tratta di una commedia che vede protagoniste diverse generazioni.
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