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MARK OSBORNE E KUNG FU PANDADai cortometraggi indie ai blockbusterdi Ada Guglielmino In occasione di VIEW Conference (fino al 14 novembre a Torino), Mark Osborne, co-regista di [Kung Fu Panda-11319], racconta il suo percorso artistico e qualche curiosità sul making of del divertente film di animazione prodotto dalla Dreamworks.
Quando si presenta a VIEW Conference , la sala del Centro Congressi torinese è gremita da centinaia di aspiranti maghi della computer grafica che sono pazientemente in attesa di ascoltarlo. Aspetto da studente, occhialetto da intellettuale, look da professore, Mark Osborne non è niente di tutto ciò. Insieme a John Stevenson ha girato il blockbuster di animazione 2008 Kung Fu Panda, prodotto dalla PDI Dreamworks , lo studio cinematografico che da Z la formica in poi ha inanellato una serie di successi per spettatori di tutte le età. Mark Osborne ripercorre la sua carriera, nata, come da prassi per i talenti americani, nel garage di casa in cui allestisce il primo set per realizzare More, feroce critica all’ansia di successo dei nostri tempi, un corto girato nel 1999 in stop motion, candidato all’Oscar e premiato al Sundance Film Festival. Dal garage di casa Osborne passa alla direzione della maggior parte degli episodi della serie tv SpongeBob (prendendo parte anche alla lavorazione del lungometraggio del 2004) per approdare alla co-direzione di Kung Fu Panda. Un percorso artistico sempre improntato alla ricerca e ispirato dalle parole del suo mito, il grande maestro Jedi Yoda: “Provare no! Fare! O non fare!. Non c’è provare!” Il lavoro su Kung Fu Panda gli ha permesso per la prima volta di concentrarsi totalmente sullo story telling, sulla storia e sulla regia, grazie al fatto che “la Dreamwork ha un battaglione di tecnici fenomenale che metteva in atto tutti i tool necessari affinché la storia venisse narrata nel modo corretto”. Ogni film nasce da un mix di creatività e collaborazione e Kung Fu Panda non fa eccezione: “Il percorso non è stato semplice. I primi personaggi – racconta Osborne – erano molto ‘saltellanti’, perché il team dei character designer arrivava dall’esperienza di Madagascar e da quel clima. Poco per volta hanno assunto una loro identità e una precisa fisionomia”. Le personalità di Po e Shifu si arricchiscono grazie al lavoro di Jack Black e di Dustin Hoffmann (le voci nella versione originale). Lungo la lavorazione scompare un elefante, con grande rammarico dei disegnatori, ma nascono le figure secondarie, come le guardie e gli abitanti della valle. La sfida per Osborne era che Po rendesse omaggio al mondo dei film di kung fu, fosse un personaggio fantastico, epico e ricco di comicità, senza mai scivolare nella caricatura. Anche le atmosfere e il mondo in cui i personaggi si muovono è frutto di un meticoloso lavoro di ricerca: “Abbiamo visto film come ’La foresta dei pugnali volanti’ e ’La tigre e il dragone’ o ’Kung fu hustle’ ma anche ’Kill Bill’ di Tarantino, e li abbiamo in qualche modo metabolizzati. Alla Dreamworks c’è un team di persone che si occupa di ricerca iconografica e quindi nelle ambientazioni ci sono le influenze dei colori di fotografie, atmosfere e dipinti che evocano la Cina classica. Sempre tenendo ben presente coerenza e credibilità”. Naturalmente non tutto è filato liscio durante la realizzazione del film: “Il film è il risultato di fallimenti ed errori - spiega Osborne - esattamente come le mie prime opere, ma alla fine abbiamo avuto la nostra prima”. E, per tenere fede al mantra del gran maestro Jedi, e alla filosofia del "fare", Osborne ha annunciato a Torino il suo prossimo progetto, che unisce la stop motion alla computer grafica, e si chiamerà The Great Ascension Machine. VIEW Conference Torino 11-14 novembre 2008 http://www.viewconference.it
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