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MATISSE la seduzione di MichelangeloBrescia, Museo di Santa Giuliadi Saverio Simi De Burgis A Brescia dall’11 febbraio è visitabile la mostra dedicata a Henri Matisse.
“Ho sempre considerato il disegno come un mezzo per esprimere sentimenti intimi e descrivere stati d’animo …”. Sono considerazioni semplici, ma direi precise e infallibili, destinate a cogliere nel segno. All’insegna di questo mondo appassionato e di un’evidente grande fede riservata all’arte, si snocciola l’attuale mostra che Brescia, grazie ad Artematica, ha voluto dedicare a Henri Matisse. Ricco il numero delle opere esposte al di là di un limitante rispetto per la cronologia con un ampio sondaggio delle tecniche e dei media utilizzati dal maestro francese, fino a includere i papiers découpés dell’ultimo periodo realizzati per l’edizione Tériade di jazz, nei quali afferma di scolpire nel colore. In mostra sono ricostruibili, comunque, i diversi periodi prolifici per la pittura, ma anche per la scultura - in merito alla quale affermava che “…quanto più piccola è … tanto più deve imporsi la sua forma essenziale”, - sempre passando per la grammatica e la verifica prioritaria del disegno, in sé autonomo e occasione di studio e di ricerca per la propria arte e quella dei maestri che lo avevano preceduto. Per tale motivo Matisse, pur essendo passato alla storia per aver dato avvio all’avanguardia post-romantica dei Fauves, le belve francesi, ha sempre mantenuto una matrice lirica e, allo stesso tempo, classica che lo conduceva, come evidenzia bene sin dall’inizio il percorso espositivo bresciano, attraverso Rodin e in parte la monumentalità tipica di Maillol, all’arte anch’essa completa e totalizzante di Michelangelo, per molto tempo e per sua stessa testimonianza, il principale maestro ispiratore di un’importante fase della sua ricerca, per lo meno quella elaborata in termini intensivi dal 1918. Matisse nel dichiarato richiamo al maestro toscano che completò la formazione a Firenze, la città dove sorse la prima rinomata Accademia del Disegno, rinvigoriva, così, al pari di Picasso ma anche, per altri versi, di Duchamp, i suoi tributi alla storia dell’arte. Il suo dialogo, tuttavia, assumeva toni più intimi, discreti, ma pure più efficaci e senza dubbio più originali per il forte interesse maturato proprio nell’esperienza del segno e della forma. Intriganti gli agganci, quasi un pò ossessivi, ricostruiti con “La Notte” o “Il Prigione” di Michelangelo e i suoi studi che gli consentivano non solo di disporre di calchi in gesso di tali opere utili per i numerosissimi disegni realizzati, ma anche a ricercare le forme originarie e primitive in un accostamento, più approfondito e assiduo, alla scultura greca e romana. Matisse, anche nella notorietà raggiunta, conservò un atteggiamento umile che gli consentì di perfezionare la sua arte che didatticamente parlando, assunse toni davvero esemplari, aspetti che magicamente continua a emanare nel tempo. Sicuramente risulta fondamentale tenere in considerazione tali contenuti accanto all’irrefrenabile curiosità che lo conduceva di pari passo ad approfondire, non tanto l’esotismo delle culture primitive e orientali, quanto un’accurata indagine dei loro intrinseci motivi decorativi intesi in un’accezione formale e compositiva, e riutilizzati dall’artista all’interno di un’economia generale della concezione dell’opera. In tal senso i suoi contributi, anche di tipo squisitamente teorico, ci arricchiscono consentendo di aprirci a una visione finalmente di più ampio respiro e direi già munita di quella cifra comparatista che va al di là di effimere barriere spazio-temporali, così come ora l’arte dovrebbe essere riconsiderata e valutata per procedere in una ricerca più appassionata e motivante. 11 febbraio - 12 giugno 2011 Brescia, Museo di Santa Giulia INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Numero Verde 800 775083 info@matissebrescia.it www.matissebrescia.it lunedì - venerdì 9.00 - 13.00 / 14.30 - 18.00 SEDE Museo di Santa Giulia
ORARI DI APERTURA lunedì - giovedì: 9.00 - 20.00
La vendita dei biglietti sarà sospesa un’ora prima della chiusura della mostra
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