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"MEMORIE DAL SOTTOSUOLO" DA Fëdor DostoevskijIl mondo è schifo, marcio e paludedi Flavia Crisanti Al Teatro Goldoni di Venezia lo spettacolo di e con Gabrile Lavia mette in scena il celebre romanzo russo
“Io sono un uomo cattivo, ripugnante al sommo grado” con questa battuta il protagonista monologante delle Memorie dal sottosuolo si presenta al pubblico, mentre entra nella camera lussuriosa di un bordello. Lavia, adattatore del romanzo di Dostoevskij, lascia inalterata la caratteristica cattiveria del personaggio che, per lo scrittore russo, avrebbe dovuto rappresentare la crisi del positivismo: non c’è nulla in cui credere, nulla in cui aver fede nemmeno nella scienza, nella presunzione della superiorità umana. Anzi, davanti alla vita, sarebbe meglio diventare uno scarafaggio e morire a pancia all’aria piuttosto che venire seppelliti da becchini frettolosi in una fossa piena di acqua e neve. Come rifiuto umano, il protagonista guarda dal sottosuolo dell’esistenza la vita degli altri - della giovane prostituta Lisa e del suo servitore salmodiante Apollon - e si sdoppia in un sé buono e borghese e in un altro sé cattivo, cinico, volgare e violento. Lavia è un perfetto personaggio dostoevskijano, delirante, perfido, isterico, così come Euridice Axen interpreta una Lisa apparentemente innocente e quasi fuori dal mondo, mentre poi, in chiusura di atto, diventerà quella fredda macchina di piacere come le aveva vaticinato il protagonista. Anche il domestico Apollon - Pietro Bindi - è intriso di un senso di decadenza, quasi di putrefazione nel suo ripetere continuamente i Salmi. La scena di Carmelo Giammello divide lo spazio scenico in due: a destra la camera del lussuoso bordello, ricca di cortine e specchi che trasuda edonismo e sensualità; dall’altra lo squallido e buio studio dell’appartamento del protagonista. Tutto attorno cade la neve, ‘una neve gialla’ decomposta, sporca. Eppure lo spettacolo non è omogeneo. Il racconto scenico - derivato dal romanzo - si svolge con tempi serrati, appassiona, attrae e, nonostante qualche dialogo poco riuscito, convince appieno. Meno persuasivi i monologhi di Lavia rivolti al pubblico, pensati nel tentativo, non più così originale, di coinvolgere gli spettatori. In questi momenti di sospensione narrativa non solo l’attore non è più così efficace, ma anche la drammaturgia scade in frase trite e poco originali. Anche se questa tendenza al monologo è già presente nel romanzo, non convince e abbassa il livello di uno spettacolo che, diversamente, sarebbe ben riuscito per pathos, tensione emotiva e interpretazione. Memorie dal sottosuolo da Fëdor Dostoevskij Regia e adattamento di Gabiele Lavia Scene di Carmelo Giammello Costumi di Andrea Viotti Luci Giovanni Santolamazza Musiche di Andrea Nicolini Con Gabriele Lavia, Euridice Axen e Pietro Biondi Una produzione Teatro di Roma Durata 1 ora e 55 min
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