“MERCANTI D’AURA” DI ALESSANDRO DAL LAGO e SERENA GIORDANO

Una perlustrazione dell'arte contemporanea

“Bacato, adulterato indirizzato a certe finalità lucrative non sempre positive”, è questo il ritratto del mercato artistico descritto, nell’ultimo periodo, dall’artista romano Pablo Echaurren, nonché figlio di Sebastian Matta. Si è trattato “di uno sfogo infantile di un artista emarginato” – ha dichiarato il critico Francesco Bonami -, oppure quello dell’arte è davvero un terreno frequentato soprattutto dagli speculatori, più che dagli appassionati della qualità estetica e da gallerie consociate in veri e propri “trust” che decidono l’ascesa dei loro artisti?

Il quesito non è esattamente semplice e la risposta, logicamente, non è facile da dare. Un apporto alla comprensione delle “logiche dell’arte contemporanea” giunge dal saggio “Mercanti d’aura”, “Il Mulino”, scritto, a quattro mani da Alessandro Dal Lago – docente di “Sociologia dei processi culturali” all’Università di Genova – e da Serena Giordano – illustratrice, scenografa e autrice di fumetti.

Un percorso esclusivo in cui procedono definitori, esecutori e naturalmente fruitori. Già il titolo sposta la riflessione sull’aspetto “contrattuale”, di conseguenza sulle “logiche economiche” che dipendono da un mercato che, più che l’arte in sé, vende l’aura, vale a dire l’unicità in qualche modo intangibile di un’opera reputata d’esser degna del termine arte. Questo spiegherebbe, secondo gli autori, perché la proliferazione della Zuppa Campbell ha assunto un enorme peso nel mercato artistico quando è stata creata da Andy Warhol, mentre era stata considerata un’avvisaglia di uno stato di confusione mentale nel 1929 quando era stata realizzata da Adolf Wölfli (1864-1930), un malato di mente relegato in un manicomio svizzero.

Proprio con Andy Warhol, sostengono Dal Lago e Giordano, anche la riproduzione serializzata – come le fotografie di Marilyn Monroe o di Mao – è divenuta fonte di aura, demolendo l’assunto congetturato negli anni Trenta da Walter Benjamin che scriveva – in tempi non sospetti – come la riproducibilità tecnica nel cinema e nella fotografia avrebbe stemperato l’aura, e che l’espressione “arte” si sia spostata dal “che cosa” al “come”, cioè agli schemi di produzione dell’aura partendo da un qualsiasi materiale o da una qualunque situazione, come aveva già compreso Marcel Duchamp con il noto Orinatoio.

Un oggetto, un’immagine immobile, o al contrario in moto, una “installazione”, una “performance” diverrebbero arte solo se introdotti in una cornice significante. La sostanza dell’arte contemporanea, fanno capire gli autori dell’interessante saggio, può essere compresa solo all’interno del circuito dei loro “definitori” ossia dai critici, dai promotori, dagli organizzatori ed dai giornalisti specializzati, dagli “esecutori”, che ovviamente sono gli artisti, dai luoghi d’esibizione come i musei, le mostre e le rassegne, e solo alla fine dai loro fruitori: il pubblico, gli amatori ed i collezionisti. L’abbondanza dei documenti è solo uno fra i numerosi pregi del volume così come l’esposizione, che spazia dalla teorizzazione alla narrazione e che ben “contestualizza” gli artefici, le loro opere ed i “movimenti” che hanno vivacizzato la cosiddetta arte contemporanea.

Un saggio che indubbiamente può essere efficace non solo per comprendere come mai una persona autorevole può arrivare ad acquistare all’asta, per alcune migliaia di sterline, i quadri astratti di uno scimpanzé, ma soprattutto per un’accorta, quanto illuminante, perlustrazione sull’arte odierna.

“MERCANTI D’AURA” DI ALESSANDRO DAL LAGO e SERENA GIORDANO
Editrice Il Mulino, 2006
Pagg. 328
Euro 18,00