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Settimana Internazionale della Critica Venezia: "METROPIA" di TARIK SALEHLa distopia viaggia in metropolitanadi Ada Guglielmino Europa, 2024. Il futuro è segnato dalla crisi energetica mondiale, l’Europa è attraversata da una gigantesca rete di metropolitana. In una realtà dominata dal grigio - grigio il cielo, grigie le vite delle persone - Roger, impiegato in un call center di Stoccolma, entra in una stazione e sente delle strane voci nella sua testa, poco prima di incontrare l’affascinante e misteriosa Nina, che decide di seguire. Lei lo aiuterà a scappare da questi “disturbi” della metro, Roger però diventerà via via il protagonista di una oscura cospirazione.
Film di apertura della 24esima Settimana Internazionale della Critica, Metropia è uno dei quattro film svedesi presenti nel programma. L’utopia non abita nell’Europa del 2024. Anzi, qui si tratta proprio di distopia, ovvero il peggiore dei mondi possibili: l’eredità dei disastri energetici del passato e la pesante crisi economica hanno permesso ad una multinazionale di accentrare tutto il potere nelle proprie mani. Una efficiente e gigantesca rete di metropolitana collega tutte le città dell’Europa; le nanotecnologie permettono ad uno shampoo antiforfora di entrare nelle menti degli uomini e di controllare il pensiero di tutti gli abitanti; quiz e reality televisivi - nemmeno così lontani da quelli contemporanei - sfornano a getto continuo e in pochi secondi campioni e perdenti. La tecnologia non è amica dell’uomo, ma un efficace mezzo di controllo. A fin di bene, ci mancherebbe, almeno nelle intenzioni di chi guida la inquietante Trexx. Ma l’eccesso di sorveglianza e programmazione - soprattutto delle menti - possono essere messi in pericolo dalla minima variazione del complesso sistema di ingranaggi che li governa. In Metropia l’imprevisto incontro tra l’impiegato Roger e la conturbante Nina sarà l’elemento di rottura, la leva che porterà a radicali cambiamenti, con una solo apparente casualità. Per raccontare il controllo ossessivo e continuo dell’ambiente e soprattutto del pensiero, che sono i veri protagonisti del lungometraggio di esordio di Tarik Saleh, il regista svedese abbandona i personaggi in carne ed ossa e si affida all’animazione con una tecnica di fotomontaggio che ha richiesto sei anni di lavoro. Immagini e disegni sono miscelati sapientemente per creare corpi disarmoniosi e sporporzionati, con grandi teste appoggiate su corpi disabituati alla fatica fisica e per questo sempre più atrofici. Grezzi e stilizzati in alcuni punti e volutamente iperrealisti in altri particolari - le mani, i capelli - i personaggi affidano le loro voci a un cast di ottimi attori, tra cui spiccano Vincent Gallo (Roger) e Juliette Lewis (Nina), perfetti in questo ruolo senza volto. Il risultato ha molti spunti interessanti, ma non convince completamente: soprattutto nella seconda parte del film la sceneggiatura sembra un po’ ripiegarsi su se stessa, premendo sull’acceleratore dell’elemento thriller. Tarik Saleh consegna agli spettatori una visione orrorifica del futuro, le cui ispirazioni risalgono alle letture adolescenziali di Franz Kafka, l’autore letterario che lo ha maggiormente infuenzato. Prodotto dalla Atmo, presente a Venezia anche con Videocracy di Erik Gardini, Metropia viaggia nel tempo, ma il messaggio è rivolto ai contemporanei, rei di ignorare con eccessiva leggerezza le possibile future conseguenze dei propri comportamenti. Metropia Titolo originale: Metropia Nazione: Svezia Anno: 2009 Genere: Animazione Durata: 86 Regia: Tarik Saleh Cast (voci): Vincent Gallo, Juliette Lewis, Udo Kier, Stellan Skarsgård Produzione: Kristina Åberg Data di uscita: Venezia 2009
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