“MILANABAD” di MICHELE MONINA

Rap e musica a Milano

La musica, sopra, intorno e oltre ogni cosa. Parla di musica, di rap nello specifico, il romanzo Milanabad di Michele Monina e non poteva essere altrimenti, se pensiamo che lui la musica la vive intensamente ogni giorno.

Considerato il biografo ufficiale di Vasco e conosciuto per aver scritto le storie dei più importanti cantanti italiani, era naturale che facesse entrare la musica, la sua musica, nel suo libro. Questa volta infatti Michele lascia andare la fantasia per raccontare la storia di Marco e Rabbia, due giovani milanesi (il secondo per metà egiziano) accomunati dalla passione per il rap, che si ritrovano a conoscere una Milano decisamente non da bere: periferie, terrorismo, scontri razziali, risse e tutto quanto di più lontano da palazzetti, concerti, vip e poltronissime si possa immaginare.

La Milano della strada prende allora forma in questo romanzo accattivante, veloce e piacevole di Michele Monina, che punta sì alla musica, punta sì a fare un quadro dell’altra Milano (se così vogliamo chiamarla), ma al tempo stesso punta a riscoprire il valore dell’amicizia, quella che si instaura tra i due giovani e che diventa motivo di forza e di coraggio, di speranza e di vita.
Fra un capitolo e l’altro spuntano le rime di Caparezza, L’Aura, Piotta, Velvet, Francesco Renga e molti altri rapper e cantanti dell’Italia moderna, i quali hanno contribuito a rendere questo libro più musicale di quando già non fosse risultato.
Caparezza dell’autore si sente di dire: “Io nel futuro ero Michele Monina”, mentre Federico Zampaglione ne definisce lo stile “personale, dissacrante e incisivo”.

Milanabad, con le parole dell’autore, “racconta la Milano di oggi, multietnica, e affronta il tema delle questioni razziali, in particolare la presenza della realtà islamica nel nostro Paese”.
Pur pubblicando una mole impressionante di libri nell’arco dell’anno, tutti straordinariamente di successo, Michele non scriveva più un testo di narrativa ormai da dieci anni.
Torna ora a farlo scegliendo Castelvecchi come editore della propria opera e assumendo uno stile di scrittura molto pop, si potrebbe dire. Il novanta per cento del romanzo è infatti costituito da dialoghi e all’inizio di ogni capitolo questi dialoghi si trasformano in versi, usciti dalle mani dei suoi amici cantanti e musicisti.
Marco e Rabbia, “schegge impazzite in una città in grado di trasformarsi nella peggior nemica dei propri desideri”. Si finirà intrappolati nella loro storia già dalle prime pagine, quando Marco verrà sfrattato di casa insieme alla sua povera madre. E separarsene sarà impossibile fino alla fine della storia.

Michele Monina, Milanabad, Castelvecchi, 2010, pp. 244, 15 euro.

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Chiara Giacobelli è una scrittrice e giornalista nata nel 1983. Si è laureata a pieni voti in Scienze della Comunicazione e poi Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. E' iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2006 e ha pubblicato undici libri, tra cui il pluri-premiato saggio biografico "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo" realizzato insieme ad Alessio Accardo di Sky Cinema e al critico Federico Govoni. Nel 2016 è uscito il suo romanzo d'esordio "Un disastro chiamato amore" edito da Leggereditore del gruppo Fanucci. Come giornalista collabora anche con il gruppo Cairo Editore (Bell'Italia e In Viaggio), Affari Italiani, Luxgallery, oltre a tenere un blog culturale sull'Huffington Post. Il suo sito è www.chiaragiacobelli.com, oppure potete seguirla tramite Facebook, LinkedIn e Twitter.