MOGOL PREMIATO ALL’UNIVERSITA’ DI CA’ FOSCARI A VENEZIA

L'autore premiato a Venezia

Il 6 luglio all’Università Cà Foscari, nella prestigiosa Aula Magna, è stato consegnato a Giulio Rapetti, in arte Mogol, il premio “Una vita per l’Italiano”.

Un riconoscimento per un grande artista che con 1500 canzoni in 50 anni di carriera ha dedicato la sua vita alla lingua italiana, che attraverso la musica è arrivata a milioni di persone.

Una lunga intervista concerto coordinata dal prof. Fabio Caon, davanti a fan, studenti e stampa, una lunga riflessione commentata con i più grandi successi, tra cui “Vita”, “Questione di feeling”, “L’emozione non ha voce”, “Insieme a te sto bene”, “Insieme”, “Mediterraneo” e due grandi omaggi a Bob Dylan e Lucio Battisti.

Con una citazione di Pasolini, Mogol ha aperto l’intervista: “le canzonette hanno il potere magico e poetico di evocare il tempo perduto” per ricordare che tutti i capolavori nascono dalla cultura popolare.

Perché definisce le sue canzoni popolari?

Mogol: Sono una persona semplice, come molte altre. Scrivo storie di vita vera. Uso parole semplici. Penso che questo linguaggio arrivi a tutti perché è sincero. Il popolo decreta un grande successo e lo fa vivere nel tempo quando le canzoni diventano di tutti. Raramente la cultura dell’elite ha avuto successo. Pensiamo ai grandi della musica, Mozart si esibiva al teatro popolare, Verdi e Rossini guardavano le reazioni del loggione, come molti altri cercavano il consenso del pubblico popolare.

Cos’è la libertà per Mogol?

Mogol: Presupposto di creatività, quando la mente è libera crea.

Lei che rapporto ha con la fantasia?

Mogol: Mi sento più sicuro a vivere il presente e la vita reale. Temo che la fantasia mi porterebbe altrove.

Qual’é il grande potere della musica?

Mogol: Arriva a tantissime persone e da voce come nessun altro mezzo di comunicazione alle emozioni. Prima si ascolta, si immagina la storia e poi in base alle proprie esperienze di vita si vivono le emozioni.

Il suo rapporto con le altre lingue nella traduzione di canzoni?

Mogol: E’ molto difficile tradurre un brano in italiano, sopratutto dall’inglese.
Ricordo una traduzione di una canzone di Bob Dylan, dopo averla tradotta, lui mi disse che l’avevo stravolta. Io gli dissi che faticavo a capirne il significato e Dylan affermó che forse neanche lui aveva capito il significato della sua canzone. (ride)
Aznavour invece mi disse che gli piaceva più il testo in italiano rispetto a quello in francesce.
Penso che nella traduzione l’importante sia capire il senso del brano e poi la traduzione letterale molte volte non è possibile.

Ha delle parole in italiano che usa spesso?

Mogol: Non ho delle parole preferite. Scrivo liberamente, mi concentro sulla storia. Uso parole molto comuni.

Non ricerca mai termini inusuali?

Mogol: Qualche volta, ma non per usare una parola diversa, ma per cercare il giusto significato. Nell’ultima collaborazione con Gianni Bella ho scritto “che bello sentire l’amore che ruscella nel cuore”. Non esiste il verbo ruscellare, ma mi piaceva come suonavano le parole con la melodia.

Rapporto tra lingua e melodia.

Mogol: E’ fondamentale. Le parole devono seguire la melodia, vivono in sinergia.

Ogni volta che scrive una canzoni quali difficolta riscontra?

Mogol: La lingua italiana è in evoluzione, devo esprimere un’emozione in relazione alle persone che lo ascolteranno. Cerco sempre di esprimermi nel modo più semplice.

Ama viaggiare, la ispira nel suo lavoro?

Mogol: Amo tantissimo viaggiare per vedere e conoscere. Il mezzo che preferisco è il cavallo, perché vedo, vivo sento. Con treni, aerei, macchine si va veloce, non si vede nulla. Con mia moglie a cavallo abbiamo fatto 1500 km, Roma-Milano, lo consiglio a tutti, il viaggio più bello della mia vita.

Daniele Silvestri la cita in una sua canzone, “Amarsi cantando”, dice, “E’ stato facile, amarsi è facile, basta conoscere a memoria tutta l’opera completa di Mogol”.

Mogol: Mi fa piacere che le nuove generazioni parlino di me e mi conoscano. Ripeto è la cultura popolare che fa vivere la mia musica.

Dopo una lunghissima carriera piena di soddisfazioni quali sono i nuovi progetti?

Mogol: Ho scritto per la prima volta in vita mia un’opera lirica con Gianni Bella.

Qual’è stata la soddisfazione più grande fino ad oggi?

Mogol: Sentire le persone per strada che cantano le mie canzoni ed essere rimasto quello che sono, una persona semplice come molte altre.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio