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"MORSO DI LUNA NUOVA" DI GIANCARLO SEPE’a nuttata e le bombedi Marianna Sassano "Esta città è na tiella, esta città è carne da macello": scoppiano le bombe, scoppia la testa. Nella Napoli del ’43, assediata dai nazisti, l’unica salvezza è il rifugio antiaereo: ed è qui, infatti, che si svolge la vicenda di Morso di luna nuova, efficace messa in scena di Giancarlo Sepe dal romanzo di Erri De Luca, in prima assoluta al Teatro Fondamenta Nuove per il 40. Festival
Internazionale de la Biennale di Venezia.
Un rifugio in tutti i sensi: riparo dalla morte, riparo pure dai pensieri. Perchè è qui, col cielo infuocato sopra la testa, che si ritrovano i rapporti umani, induriti dalla fame e dalla paura. Ed è qui che Napoli si riorganizza, partendo dal basso: alza la testa e decide di liberarsi da sola, prima che arrivino gli alleati a svuotare i magazzini. In scena Antonio Spadaro, Simone Spirito, Caterina Sylos Labini, Luna Romani, Marco De Notaris, Giampiero Schiano, Giovanni Esposito e Antonio Marfella danno vita ad un micromondo capace di suscitare intense emozioni, guidati dalla regia sobria e senza azzardi di Sepe, che incasella con fluidità movimenti, giochi di luci, scene corali e pezzi monologanti. Anche le musiche, a cura di Harmonia Team e Davide Mastrogiovanni, si inseriscono in modo intelligente nella drammaturgia, sottolineandone le sfumature emotive. Ed è proprio l’emotività l’elemento distintivo su cui fa leva questo spettacolo: traspare innanzitutto dall’uso di un linguaggio sanguigno e fatto di carne qual è il napoletano, fedele alla scrittura di Erri De Luca. Con tanto di dichiarazione programmatica: "Il talian è na lingua nu poco stitica, non come il napolitano nostro che per la fame che tiene si morsica pure le parole". Ma emotività è anche la carica interpretativa della napoletanità - da sottolineare la bravura e l’intensità di Giampiero Schiano -, raccontata nei suoi tratti più genuini: la fame di giustizia, il rispetto, l’ironia, la comicità e infine quella convinzione atavica che "ha da passà ’a nuttata". Emotività come cifra narrativa e stilistica, per raccontare una storia che ha a che fare con la paura e con il coraggio e, in entrambi i casi, con la dignità. Una scenografia scarna - a cura di Bruno Buonincontri: qualche sedia e pochi pannelli movibili che, di volta in volta delimitano nuovi spazi - e un gioco di luci che accentua la drammaticità della condizione narrata - di Rocco Giordano - aiutano lo spettatore ad addentrarsi nel vortice di suggestioni preparato dalla scena. E il punto più alto di immedesimazione tra platea e palcoscenico lo si raggiunge con i rumori delle bombe, che arrivano improvvisi, non appena la storia si fa un pò più distesa: un’esplosione dopo l’altra, la tensione aumenta, il terrore pure, il panico anche. Morso di luna nuova si chiude così come si era aperto: un valzer frenetico fatto di correre. Che però, nel corso della storia, ha mutato di significato: scaricatosi di dosso il desiderio di fuga presente all’inizio, ora si danza e si corre per la libertà. La luna nuova si è morsicata la vita vecchia e, almeno per un momento, ’a nuttata è passata. Tra il fragore degli applausi. Teatro Fondamenta Nuove venerdì 27 febbraio ore 20.30 sabato 28 febbraio ore 18.00 Morso di luna nuova [prima assoluta] racconto per voci in tre stanze di Erri De Luca regia Giancarlo Sepe con Marco De Notaris (Il Generale), Giovanni Esposito (Oliviero), Antonio Marfella (Gaetano), Luna Romani (Elvira), Giampiero Schiano (Emanuele), Antonio Spadaro (Biagio), Simone Spirito (Armando), Caterina Sylos Labini (Rosaria) scene e costumi Bruno Buonincontri musiche a cura di Harmonia Team in collaborazione con Davide Mastrogiovanni disegno luci Rocco Giordano produzione Gli Ipocriti, La Biennale di Venezia in collaborazione con Festival PorticiArtBox della Città di Portici "Morso di luna nuova" di Erri De Luca è pubblicato da Mondadori, 2005
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