“MOTEL WOODSTOCK” DI ANG LEE

Tre giorni di pace, amore e musica a White Lake. Tre giorni al centro dell’Universo.

Tratto dal romanzo autobiografico (Taking Woodstock, edito in Italia da Rizzoli) di Elliot Tiber, Motel Woodstock è il nuovo film emozionante, scanzonato e radioso del Premio Oscar Ang Lee. Elliot (Demetri Martin) lavora come arredatore, cerca la sua strada esistenziale e professionale, ma è ancora legato agli affari di famiglia, ossia al Motel El Monaco, che rischia il fallimento, gestito dai suoi genitori, Jake e Sonia Teichberg (un incredibile Henry Goodman e una magnifica e geniale Imelda Staunton).

Il giovane, mentre cerca le alternative per pagare il mutuo dell’alberghetto, viene a sapere che le vicina cittadina di Wallkill ha negato i permessi agli organizzatori di un festival musicale. Così, prende il telefono, e chiama subito il produttore della Woodstock Ventures, Michael Lang (un magico Jonathan Groff); gli offre il Motel, come campo base, e gli presenta il suo vicino di casa Max Yasgur (Eugene Levy), proprietario di una fattoria di 250 ettari, che Michael affitterà per il festival.

Aiutato da un gruppo di amici-concittadini, tra cui Devon (Dan Folger), regista di una compagnia teatrale; Billy (un commovente Emile Hirsch), reduce dal Vietnam; Vilma (uno strabiliante Liev Schreiber), un travestito ex-marine, che si propone come security per la zona; ma contrastato anche da altri abitanti di Bethel, tra cui il fratello di Billy, Dan (Jeffrey Dean Morgan, il Denny Duquette di Grey’s Anatomy), Elliot si troverà catapultato al centro dell’Universo, nell’occhio di quel ciclone generazionale che cambierà la cultura popolare, ma anche la sua vita.

15-18 agosto 1969, l’uomo aveva da poco messo piede sulla Luna, e
artisti come Joan Baez, Joe Cocker, Jimi Hedrix, gli Who si apprestavano a creare il mito, una piccola nota per loro un grande balzo per la storia della musica.
Erano gli anni del Vietnam; Martin Luther King e Kennedy erano stai uccisi (1968), Nixon era il nuovo Presidente degli Stati Uniti.
Motel Woodstock, presentato al Festival di Cannes, rende omaggio al documentario che Michael Waldeigh aveva realizzato su quell’ evento: Woodstock – Tre giorni di pace, di amore e di musica, anno 1970.
Ang Lee racconta un angolo allegro e nostalgico di Woodstock.

Motel Woodstock non è un documentario né un musical. Il regista parte da un nucleo familiare ben definito e ne esplora e affronta i cambiamenti, in parallelo con i cambiamenti che quel festival apportò alla società. La famiglia di Elliot, particolare e universale allo stesso tempo, è la protagonista di questa storia di liberazione, onestà e tolleranza.
Motel Woodstock si inserisce in quel genere di film, accattivanti, rari e preziosi, che raccontano “la notte prima”, quelli che sanno cogliere lo spirito dei tempi, permettendo a chi sta a guardare di scollegarsi dal presente e immergersi tra gli hippies e nel rock, in quell’atmosfera di pace, amore e musica. E non è solo l’atmosfera che comunica con lo spettatore, ma sono anche le immagini, i costumi, la scenografia e, soprattutto, la frizzante scrittura dei personaggi: complessa e caratterizzante. Tutto questo narrato con un abile uso dello split screen, che divide l’ inquadratura in diverse immagini, ampliando la visuale e permettendo al regista di giocare con i contrasti dell’epoca, conservatori e liberali.
L’agilità stilistica e la magnifica fotografia impreziosiscono quest’opera, confluiscono sui personaggi, irradiando il loro ruolo.

E poi ci sono i sogni e le disillusioni. Motel Woodstock proietta sul grande schermo un angolo di quel festival, abbiamo detto, ma il suo sguardo è di 360°. Ang Lee ha magistralmente saputo coglierne anche il “lato b”, quello che c’è sempre nella vita, quello che camuffa interessi con innocenza, quello dei compromessi, rappresentato con una musicalità agrodolce, ma senza, e qui sta la peculiarità della pellicola, tonalità ciniche: il produttore Michael Lang e il suo spirito fatto di gilet di pelle sfrangiati e sandali è accompagnato da macchine nere da cui scendono finanziatori in giacca cravatta e ventiquattrore; Lila Wittenborn (Mamie Gummer, brillante come sua madre Maryl Streep agli esordi), assistente di Michael, fa ben capire a Elliot che tutto resterà reale, finchè ci saranno i soldi, non i sogni; Ang Lee è riuscito, in poche, ma decise scene, a far trasmettere a Billy, reduce dal Vietnam, la disperazione del rimpianto; la domanda finale “e ora?” in uno scenario da post concerto, e l’ illuminante risposta di Michael.
Motel Woodstock regala due ore di sorrisi, misti a nostalgia e rimpianto, per chi c’era e per chi avrebbe voluto esserci.

Titolo originale: Taking Woodstock
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 120′
Regia: Ang Lee
Sito ufficiale: www.facebook.com/TakingWoodstock

Cast: Liev Schreiber, Jeffrey Dean Morgan, Emile Hirsch, Dan Fogler, Paul Dano, Eugene Levy, Kelli Garner, Imelda Staunton, Demetri Martin, Jonathan Groff, Henry Goodman
Produzione: Focus Features
Distribuzione: Bim
Data di uscita: Cannes 2009
09 Ottobre 2009 (cinema)