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MUORE SATOSHI KONAddio all’animatore giapponesedi Diego Baratto All’età di 46 anni si spegne il genio irriverente dell’animazione giapponese. Una perdita enorme per il cinema giapponese e mondiale, quella di Satoshi Kon, uno degli registi più originali del decennio, stroncato da un cancro nel pieno del suo percorso artistico. Kon intraprende la professione di character design nel campo dei manga, realizzando dopo il diploma alla Musashino Art University, Kaikisen che conquisterà l’attenzione di Katsuhiro Ōtomo. Quest’ultimo lo prenderà con sé, per la realizzazione di World Apartment Horror, nel 1991. Nello stesso anno esordisce nell’anime. Tra le esperienze significative di questo periodo di formazione, segnato dall’influenza del creatore di Akira: quella di art director in Rōjin Z (1991), scenografo e responsabile layout in Patlabor 2: The Movie (1993) e sceneggiatore nel quinto OAV di Le bizzarre avventure di JoJo (1994). Al termine della collaborazione con lo staff creativo di Memories, film a episodi ideato da Ōtomo, si sente pronto per dare vita al suo primo lungometraggio, lo psico-thriller hitchcockiano Perfect Blue (1997) salutato da un notevole successo di pubblico e critica, ed incentrato sulla vicenda di una Idol, alle prese con delle morti misteriose nel set in cui recita. Le atmosfere cupe e lo spettro della morte aleggiano in modo massiccio, e già si capisce che non si tratta del solito anime. Con il seguente Millennium Actress (2001), affronta le vicissitudini di una ex-attrice alle prese con un viaggio nella memoria, in un susseguirsi di epoche, e balzi fra celluloide e vita privata. Una poesia su pellicola, che restituisce il dramma di una donna immergendolo in un clima melanconico, segnato dal rimpianto, ed incorniciato in uno stile di raffinata eleganza. Il beffardo Tokyo Godfathers (2003), ispirato ad un western hollywoodiano di Ford (Three Godfathers , 1948), butta giù come birilli, i miti dell’happy family, della “seconda volta”, e dell’ottimismo alla Frank Capra, raccontando con spirito caustico le peripezie di un trio di dropout illusi di poter diventare una “vera” famiglia dopo il ritrovamento di un neonato abbandonato. L’ingresso di Kon, allo studio Madhouse, è una stuzzicante occasione per rivoluzionare i canoni della serialità televisiva, e l’impresa riesce a meraviglia con l’inquietante Paranoia Agent, detective story sui generis, divisa in tredici episodi, in cui si indaga su di un adolescente psicopatico che terrorizza la popolazione a colpi di mazza da baseball. Un tour de force tra innumerevoli spaccati di vita (e classi sociali) che ambisce a psicanalizzare una nazione della quale, vengono messe a nudo le ansie di performance derivate da un efficientismo esasperato, il plagio dei mass-media, la spersonalizzazione dell’individuo, e non è casuale la scelta di una struttura narrativa a strati, dove le immagini non sono garanzia di verità, ma mentono tanto quanto i personaggi. Le vorticose piroette fra mondi reali e virtuali, continuano in Paprika (2007), una sci-fiction dalle cadenze mistery, dove l’alter-ego onirico di una dottoressa (modellato sui bisogni di compensazione della donna), cercherà di sgominare con l’aiuto di un detective, una macchina che permette di mostrare e condividere i sogni altrui, scongiurando così il proliferare del caos. Una pellicola che sembra confermare, più che arricchire l’universo dell’autore, suggestiva nell’esordio ed un po’ ridondante nel finale, ma che non manca di sollevare serie riflessioni sul rapporto con le immagini nella contemporaneità e sui timori legati alla violazione del privato più intimo. L’ultimo progetto, che secondo i collaboratori avrebbe fatto tempo a completare, è The Dream Machine, e dovrebbe uscire nei primi mesi del 2011. Se ne va un gigante che ha saputo addentrarsi come pochi, dentro le zone d’ombra dell’uomo e nella vocazione autodistruttiva della società moderna, ansioso di smascherare le trappole illusorie dell’immagine e sperimentare i codici narrativi, con l’arma critica dell’ironia. Ma forse, per dare l’idea in una formula, dell’irripetibilità della sua opera, basterebbe dire che Satoshi Kon, con una manciata di pellicole ha reso definitivamente adulto il cinema d’animazione. Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio
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