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"MY BEAUTIFUL DACIA" di Julio Soto e Stefan ConstantinescuDal Comunismo al Capitalismo a bordo della Daciadi Livio Meo Julio Soto e Stefan Constantinescu ripercorrono la storia recente della Romania attraverso il punto di vista di uno dei simboli della nazione romena, l’automobile Dacia.
Per un romeno la Dacia non è una semplice automobile, ma rappresenta un vero e proprio emblema del Paese. Il divertente documentario My beautiful Dacia ricostruisce le vicende storiche della Romania con una prospettiva inedita, soffermandosi sull’analisi del rapporto fra il popolo romeno e la mitica autovettura. Il primo capitolo della spassionata revisione automobilistica è dedicato agli anni Sessanta e Settanta, decadi d’oro per la Romania guidata da Caucescu. La Dacia 1100 esordisce sul mercato e, grazie ad un prezzo non elevato, diventa in breve tempo molto diffusa e amata; l’attesa per la consegna dell’automobile, considerata un lusso da aristocratici fino a pochi anni prima, si trasforma in un conto alla rovescia per una festa gioiosa e indimenticabile. In questo periodo, l’auto è sinonimo di viaggio, avventura, distrazione dallo stancante lavoro quotidiano; grazie alla Dacia, migliaia di romeni possono godersi una gita fuori città ed estraniarsi dalla loro occupazione. L’immagine della Romania degli anni Ottanta non è invece così idilliaca: le tensioni attorno all’opprimente dittatura comunista di Caucescu creano un clima di terrore e spingono molte persone a tentare la via dell’esilio. Mentre un famoso calciatore di calcio si avvia verso il confine per espatriare, Caucescu cerca di mettersi al riparo dei ribelli che hanno rovesciato il regime. In preda al panico a causa della situazione, il dittatore chiede aiuto ad un uomo affinché lo nasconda e lo accompagni verso un riparo sicuro. La macchina con la quale viaggiano il leader comunista e l’atleta è ovviamente una Dacia. Nella fase più buia della storia romena, l’automobile assume un nuovo significato per i personaggi che si sono confessati nell’irresistibile documentario. Per l’ex campione di calcio e per l’anonimo traghettatore di Caucescu, l’autovettura rimarrà per sempre collegata ad un’idea di fuga; il tentativo di allontanarsi a bordo della Dacia rivela lo stato di debolezza del popolo romeno e il fallimento del progetto politico attuato per il bene di esso. Gli anni Novanta rappresentano infine la voglia di ripresa e di rinascita della Romania. Nonostante il momento di crisi globale, i cittadini si inventano imprenditori e cercano la soluzione giusta per reindirizzare la propria vita. Un simpatico signore gestisce un’agenzia di pompe funebri e ha trovato un geniale escamotage per conciliare l’efficienza del servizio al ricordo della tradizione: egli ha infatti deciso di modificare la parte posteriore della vettura per poter utilizzare l’inseparabile Dacia anche come carro funebre. Il risultato dell’analisi dei registi è un esilarante quadro storico-politico sulla Romania, capace di illustrare le vicissitudini e lo stato d’animo del Paese meglio di qualunque manuale di Storia. Grazie ad un montaggio agile ed una regia sobria, My beautiful Dacia impressiona per forza descrittiva e per l’abilità di destare uno spontaneo interesse nei confronti della questione storica romena. Titolo originale: My beautiful Dacia Regia e sceneggiatura: Julio Soto e Stefan Constantinescu Produzione: Julio Soto e Alexandru Solomon Fotografia: Aleksander Stikich Montaggio: Julio Soto Suono: Marin Cazacu Produzione: The Thinklab (Spagna), HiFilm Productions (Romania) Distribuzione internazionale: Cats&Docs Durata: 74’
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