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"Maestri" al Teatro San Martino di BolognaNella convinzione che il Teatro sia parola al plurale e interpretando la cultura come ricchezza che viene delle differenze, la nostra programmazione andrà quest’anno a completare la proposta di stagione 2009 - 2010 con un progetto intitolato MAESTRI.Comunicato stampa pubblicato domenica 31 gennaio 2010 Accanto e parallelamente agli appuntamenti che dal 14 ottobre 2009 al 22 maggio 2010, saranno firmati da Claudio Morganti, Michele Sinisi e Teatro Minimo, Kinkaleri, Cosmesi, Fabrizio Favale, Roberto Bacci e la Compagnia Laboratorio Pontedera Teatro, I sacchi di sabbia, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, Teatro delle Ariette, Maurizio Lupinelli e Nerval Teatro, Teatro delle Apparizioni, Pathosformel, Compagnia Abbondanza/Bertoni, Théâtre de l’arc-en-terre, Teatro Sotterraneo e Compagnia Monaco/Acca, oltre, naturalmente, a Libero Fortebraccio Teatro, abbiamo il piacere di presentare un’occasione importante di relazione e crescita comune. Un progetto interno alla stagione, in essa contenuto, ma fuori da questa, satellite per certi versi e, contemporaneamente, pianeta fondamentale intorno al quale può girare il nostro fare e pensare teatro. In calendario nella prima settimana di febbraio, il progetto prevede quattro appuntamenti pomeridiani di quattro ore ciascuno con registi teatrali tra i più importanti della nostra storia recente e contemporanea: Peter Stein, Chiara Guidi, Romeo Castellucci e Luca Ronconi. Quattro lezioni, a tema libero, nei contenuti e nella forma, perché crediamo che la scelta che andranno ad operare gli illustri ospiti sarà già in grado di raccontarci l’occasione di questi appuntamenti, sia da un punto di vista squisitamente didattico che, più in generale, da un punto di vista culturale. L’integrazione tra quanto programmato, il ponte possibile che congiunge tutte le distanze tra gli artisti sopra citati, è quanto pensiamo debba sollecitare la direzione artistica di un teatro come il nostro, che non può e non vuole programmare per gusto o selezione, ma “ad invito”. Tutti gli artisti coinvolti partecipano a questa direzione scegliendo loro, in piena autonomia con che cosa o in che modo presentarsi al pubblico. Le lezioni sono parte della stessa sostanza e proiezioni della stessa dimensione, necessarie l’una all’altra per la loro forma di autonomia e reciprocità, come anche le “serate d’onore” da noi proposte all’interno di “bé_bolognaestate09” hanno contribuito a dimostrare. Le serate intitolate a Roberto Herlitzka, Elisabetta Pozzi, Mascia Musy, Ermanna Montanari, Maddalena Crippa, Eugenio Allegri, Sandro Lombardi e Pippo Delbono, nel periodo giugno – agosto 2009, hanno acquistato senso nella totalità del progetto, esaltando quanto ognuno di loro, da solo, ha proposto. I quattro appuntamenti previsti ora, sono eventi unici e irripetibili, al contempo “in dialogo” tra di loro attraverso noi e quanto saremo in grado, dal confronto, di apprendere e conservare. :: MAESTRI :: 1 - 6 febbraio 2010 PROGRAMMA: Lunedì 1 febbraio PETER STEIN Lezione dalle ore 15 Mercoledì 3 febbraio CHIARA GUIDI Lezione dalle ore 15 Giovedì 4 febbraio ROMEO CASTELLUCCI Lezione dalle ore 15 ore 15 - Proiezione di INFERNO (durata 1h 36) - ore 17 - Incontro con il pubblico - ore 21 - Proiezione di PURGATORIO (durata 1h 13) - a seguire - PARADISO (installazione, durata 4 minuti) Sabato 6 febbraio LUCA RONCONI Lezione dalle ore 15 Peter Stein - 1 Febbraio 2010 (Berlino, 1 ottobre 1937) è un regista teatrale tedesco. Si è prodotto anche come attore teatrale e regista d’opera lirica. È annoverato tra i più importanti artefici del teatro tedesco ed europeo nella seconda metà del Novecento, in particolare nel grande impeto creativo degli anni settanta, per aver realizzato progetti monumentali e spesso in spazi inconsueti. Nel 1970 fonda il collettivo teatrale della Schaubühne di Berlino, che ha guidato fino al 1985. Il gruppo, del quale fanno parte interpreti d’eccezione come Bruno Ganz, Edith Clever, Jutta Lampe, Michael König, realizza messinscene trasgressive che stravolgono la struttura dello spazio teatrale e scenico. Oltre a "riscrivere" testi classici antichi e moderni, allestisce nuovi spettacoli che esplorano impavidamente linguaggi e temi imbarazzanti per il senso comune dell’epoca. Tra le opere più significative di quel periodo Peer Gynt di Henrik Ibsen (1971), Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist (1972), I villeggianti di Maxim Gorky (1974), Come vi piace di William Shakespeare (1977), Orestea di Eschilo (1980, riallestita trionfalmente in lingua russa a Mosca nel 1994 con la Compagnia dell’Armata Rossa. Quest’ultimo è il capolavoro in cui il regista abolisce la scena, sostituita dal muro del Palazzo, collocando il coro in mezzo agli spettatori seduti su gradini. Nato a Berlino, Stein vive l’infanzia in piena epoca nazista. Suo padre Herbert è direttore della fabbrica di Alfred Teves, una industria di motocicli che è stata adibita dal regime alla costruzione di componenti automobilistiche. Herbert comanda 250.000 lavoratori forzati. Ma, nonostante ciò, aderisce clandestinamente alla Bekennende Kirche (Chiesa Confessante), un gruppo di resistenza. Questi eventi hanno un profondo effetto sulla formazione e sulla vita di Stein. Stein comincia a lavorare a Monaco dietro le quinte come tecnico, guadagnando a poco a poco ruoli sempre più importanti. A trent’anni, nel 1967, debutta come regista al Werkraumtheater con il provocatorio Saved di Edward Bond, spettacolo che ottiene grandi consensi dalla critica. Impegnato politicamente, Stein continua a dirigere piéce "anarchiche" e liriche come Discorso sul Vietnam di Peter Weiss (in pieno 1968), Nella giungla delle città di Bertolt Brecht, Early Morning di Bond, Il bel chicchirichì di Sean O’Casey, e Torquato Tasso di Goethe. Nel suo "incontro" con Anton Čechov, del quale propone Tre sorelle (1984), Il giardino dei ciliegi (1989 e 1996) e Zio Vania (nel 1996 al Teatro Argentina di Roma), Stein rivela una inesplorata comicità nella tragedia dell’autore russo. Dopo Roberto Zucco di Bernard-Marie Koltès (1990) e alcune regie di opere verdiane, dal 1992 al 1997 ha diretto la sezione prosa del Festival di Salisburgo, dove ha inscenato grandi spettacoli scespiriani. Del 2000 è la sua più imponente e recente opera, Faust I & II, messinscena integrale del testo di Goethe in sette giornate all’Expo di Hannover. Il regista, che vive ormai da anni in Italia (ha sposato l’attrice Maddalena Crippa), è stato insignito di numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali l’onorificenza francese di Commandeur de l’Ordre des Arts et Lettres et Chevalier de la Légion D’Honneur. Chiara Guidi - 3 Febbraio Relazione sulla verità retrograda della voce Sto raffinando una tecnica vocale basata sull’imitazione di tutto quello che è possibile udire con orecchio umano, senza distinzioni. La vastità enciclopedica di tutti i fenomeni sonori della terra la percepisco e la tratto come un insieme di note e di intervalli di una sinfonia che quotidianamente mi sforzo di ascoltare, imitare e trascrivere su una personale partitura musicale, con notazioni di nuovo conio, utili a fare ordine nella memoria e a essere riprodotte. La tecnica l’ho chiamata “molecolare”, perché soltanto un approccio microscopico consente di delimitare il profilo sonoro degli elementi presi in esame. La piallatura culturale ed emotiva operata su tutte le inflessioni e i significati della voce umana, colloca quest’ultima accanto a tutte le frequenze del suono. Tutte le emissioni sonore dell’universo, attive o passive, si trovano così sullo stesso piano, come materie grezze da osservare freddamente. Il vocabolario si arricchisce di nuove parole e la scala melodica oratoria riproduce voci tratte dalle più piccole particelle sonore della terra. Qui ha inizio il cammino a ritroso verso la verità della voce umana, e verso la potenza classica della parola. Al Teatro San Martino di Bologna, leggerò un racconto sulla pratica vocale di tipo molecolare; mostrerò le connessioni di tipo sinfonico con alcuni brani musicali; infine proporrò un esercizio collettivo per chi voglia provare immediatamente l’orientamento della tecnica che sto raffinando. Chiara Guidi Romeo Castellucci - 4 Febbraio Relazione sulla Divina Commediaù Ho alcune cose da dire. Il teatro che cerco e che pratico non è mai una lettura o un commento al pre-esistente. Cerco una completa presenza, cerco delle linee di forza a partire dalla materia, e con queste muovo la leva delle emozioni. La Divina Commedia è un progetto impossibile. La grandezza del libro eccede il letterario e, teatralmente parlando, lo fa girare a vuoto. Ma è attraverso l’impossibile che posso procurarmi ogni possibile. Sì, tutto il possibile può prender corpo e può darmi tutta la libertà nella forma sensibile dell’errore, ché la diritta via era smarrita. Ma l’errore trova la sua forza in rapporto al vincolo di una legge che gli si oppone, di un limite universalmente riconosciuto. La forza senza legge non ha forma ma solo intensità e durata. Il limite ora è, per me, la Divina Commedia. Essere Dante, in questo senso. Assumere il suo atteggiamento come all’inizio di un viaggio nell’ignoto. Dire l’Opera come se non fosse mai stata scritta, mai detta. Assumersi questa responsabilità: assumere questa totale esposizione al ridicolo. Bisogna fare Dante, essere Dante e non la sua Opera. Il viaggio incomincia con l’idea del peccato – la selva oscura – dell’artista. E quale sarebbe il peccato o la caduta dell’artista? La sua opera? Fare un’opera significa perdersi nell’oscurità? o produrre oscurità? Questa oscurità porta alla luce? E come fa, se è vero? Perché Dante, all’inizio del suo viaggio, si trova in mezzo a una foresta nera? Così… senza alcun motivo… senza che ne sappiamo niente… Un punto che non trova alcuna giustificazione. E’ il punto di partenza di ogni opera d’arte: non c’è alcun motivo. Romeo Castellucci Socìetas Raffaello Sanzio - 1-6 febbraio 2010 La Socìetas Raffaello Sanzio riunisce dal 1981 Romeo Castellucci (1960), Chiara Guidi (1960) e Claudia Castellucci (1958) che condividono un’idea di teatro prevalentemente basata sulla potenza visiva, plastica e sonora della scena, di cui sono, nei primi anni, anche interpreti. Romeo Castellucci è autore e regista; sue sono anche le scene, i costumi, le luci, secondo un principio unitario della composizione drammatica, che riguarda anche la veste grafica dei libri e dei programmi della Socìetas. Chiara Guidi, autrice e regista di un teatro sonoro, ha curato il ritmo drammatico e la vocalità di quasi tutti gli spettacoli della Socìetas; interessata a un’arte condivisa con i bambini, ha inoltre dato vita negli anni ’90 a una Scuola Sperimentale di Teatro Infantile. Claudia Castellucci è didatta, decoratrice e autrice di alcuni testi drammatici e teorici; ha dato vita a numerosi cicli di libere scuole di ricerca basate sulla ginnastica e la filosofia. Interessata alla relazione tra arte e sua occupazione spaziale e locale, ha curato diverse manifestazioni presso il Teatro Comandini, una vecchia scuola di torneria del ferro, divenuta sede della Compagnia dal 1989. La Socìetas ha realizzato spettacoli che hanno girato tutto il mondo nei principali festival e teatri internazionali: Santa Sofia, 1986; La Discesa di Inanna, 1989; Gilgamesh, 1990; Amleto. La veemente esteriorità della morte di un mollusco, 1992; Masoch. I trionfi del teatro come potenza passiva, colpa, sconfitta, 1993; nello stesso anno, Hänsel e Gretel, spettacolo per i bambini, così come Buchettino, 1994 e Pelle d’Asino, 1998. Quindi Orestea (una commedia organica?), 1995; Giulio Cesare, 1997; Genesi, 1999; Voyage au bout de la nuit, 1999; e Il Combattimento, su musiche di Claudio Monteverdi e Scott Gibbons. La Tragedia Endogonidia, 2002-2004, un ciclo formato da undici Episodi che prendono il nome da altrettante città, è una gigantesca ricapitolazione del tragico, vissuta nell’attualità e sotto la pressione del futuro. Un lungo viaggio nelle principali città dell’Europa, che diventano i fuochi del dramma. Una trama di materie mute, segni netti e densi, volti e maschere, che conducono alle estremità dello spettro dei colori e dei suoni. Dopo l’impresa della Tragedia Endogonidia, intensamente partecipata, la Socìetas Raffaello Sanzio segue una specificazione individuale del lavoro da parte degli artisti fondatori. Romeo Castellucci ha proseguito la propria traiettoria teatrale attraverso Hey Girl!, 2006 e quindi Inferno, Purgatorio, Paradiso, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, imponente excursus esistenziale e teatrale che ha debuttato alla 62° edizione del Festival d’Avignon nel luglio 2008. Nel 2002 è stato insignito del titolo di “Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres” dal Ministero della Cultura della Repubblica Francese. Nel 2005 ha diretto la 37° Edizione della Biennale Teatro di Venezia, intitolata Pompei. Il romanzo delle cenere, con l’intenzione di dare spazio anche a forme limitrofe alla scena, come la performance, l’installazione e forme teatrali della musica e dell’architettura. Nel 2007 è stato nominato “Artiste associé” dalla Direzione del Festival d’Avignon, per l’edizione 2008. Nel 2010 Le Monde ha eletto la Divina Commedia il migliore spettacolo del decennio 2000-2010. Chiara Guidi sviluppa il proprio lavoro di composizione drammatica vocale attraverso Corsi di alta Specializzazione e nei Seminari di vocalità che dirige in numerose città di diversi Paesi. Ha composto, in collaborazione con il musicista statunitense Scott Gibbons, l’opera di teatro musicale il Madrigale appena narrabile, 2007; la performance vocale Augustinian Melody, 2007; Night must fall, altra opera musicale del 2008; Flatlandia, 2008, una lettura drammatica da lei stessa interpretata; Ingiuria, una serie di canti imprecatori in collaborazione con i musicisti Blixa Bargeld, Alexander Balanescu e Teho Teardo, e L’ultima volta che vidi mio padre, 2009, dramma musicale con immagini animate. Nel 2009 Chiara Guidi è stata direttrice della 39° edizione del Festival del Teatro in Piazza di Santarcangelo, imprimendo un’idea di teatro proteso verso l’esterno e ammettendo differenti gradi di consapevolezza estetica che hanno agito in modo complementare su una platea di volta in volta raffinata o casuale, nel comune confronto con la musica, arte sovrana di questa edizione. Accanto agli spettacoli, la Socìetas Raffaello Sanzio ha pubblicato: Libri di teoria teatrale, tra cui: Il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio, dal teatro iconoclasta al teatro della super-icona (Ubulibri, 1992); Rhetorica. Mene Tekel Peres (Aldo Miguel Grompone, 2000); Uovo di bocca. scritti lirici e drammatici di Claudia Castellucci (Bollati Boringhieri, 2000); Epopea della polvere, il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio 1992-1999 (Ubulibri, 2001); Les pélerins de la matière. Theorie et praxis du théâtre, Ecrits de la Socìetas Raffaello Sanzio (Les Solitaires Intempestifs, 2001); Romeo Castellucci, To Carthage then I came, exposition (Actes Sud, 2002); Epitaph (Ubulibri, 2003); Idioma, Clima, Crono, quaderni della Tragedia Endogonidia (Socìetas Raffaello Sanzio, 2004); The Theatre of Socìetas Raffaello Sanzio, Routledge, London and New York, 2007. Della produzione videografica fanno parte, tra l’altro: Diario Sperimentale della Scuola Infantile anno I di Chiara Guidi, Romeo Castellucci e Stefano Meldolesi (1996, 58’); Diario Sperimentale della Scuola Infantile anno II di Chiara Guidi e Romeo Castellucci (1997, 49’); Genesi, from the Museum of Sleep (2000, 60’) di Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti; Epitaph di Romeo Castellucci (2000, 8’); Le Pélerin de la matière di Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti (2000, 45’); il Ciclo Filmico della Tragedia Endogonidia, di Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti (2002-2004, 5 h. 25’), pubblicato nel maggio 2007 dalla casa di Produzione Rarovideo nella collana Eccentriche Visioni; Inferno, Purgatorio, Paradiso (2008, 190’), pubblicato da Arté e Compagnie des Indes. Luca Ronconi - 6 Febbraio 2010 Nasce l’8 marzo 1933 a Susa (Tunisia). Si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma nel 1953 e lavora come attore con ruoli da protagonista in spettacoli diretti da registi come Luigi Squarzina, Orazio Costa e Michelangelo Antonioni. A partire dal 1963 compie le sue prime esperienze registiche all’interno della Compagnia Gravina/Occhini/Pani/Ronconi/Volonté per la quale cura l’allestimento de La buona moglie, abbinamento in un solo spettacolo di due testi goldoniani, La putta onorata e La buona moglie. Nel 1966 realizza I lunatici di Middleton e Rowley ed è salutato dalla critica come uno degli esponenti di punta dell’avanguardia teatrale italiana. Lo spettacolo che lo consacra alla fama internazionale è Orlando Furioso (1969) di Ariosto, nella riduzione elaborata da Sanguineti, un evento teatrale straordinario che vivrà una fortunatissima tournée italiana e conoscerà un successo su scala mondiale. Dal 1975 al 1977 è Direttore della Sezione Teatro alla Biennale di Venezia e tra il 1977 e il 1979 fonda e dirige il Laboratorio di progettazione teatrale di Prato. Gli anni Settanta vedono la messa in scena di spettacoli memorabili, tra cui XX da Wilcock (1971), Orestea di Eschilo (1972), Utopia da Aristofane (1976) e, per il Laboratorio di Prato, Le Baccanti di Euripide (1977), Calderón di Pasolini (1978) e La torre di von Hofmannsthal (1978). Negli anni Ottanta, fondamentali tappe del percorso di ricerca ronconiano, considerate anche come indiscutibili vertici della storia del teatro italiano del dopoguerra, sono Ignorabimus di Holz (1986), Dialoghi delle carmelitane di Bernanos (1988) e Tre sorelle di Cechov (1989). Dal 1989 al 1994 è direttore del Teatro Stabile di Torino per il quale, nel 1992, fonda e dirige la Scuola per attori. Risalgono al mandato torinese, tra gli altri, Strano interludio di O’Neill, L’uomo difficile di von Hofmannsthal e Gli ultimi giorni dell’umanità di Kraus (tutti e tre del 1990), quest’ultimo allestito nel vasto ambiente della sala-macchine del Lingotto di Torino, evento assoluto di quella stagione teatrale. Nell’aprile del 1994 è nominato direttore del Teatro di Roma per il quale mette in scena spettacoli di grande impegno come Aminta di Tasso (1994), Re Lear di Shakespeare e verso “Peer Gynt” da Ibsen (1995), Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda (1996) e I fratelli Karamazov da Dostoevskij (1998). Dal gennaio 1999 assume le deleghe per la direzione artistica del Piccolo Teatro di Milano e la direzione della Scuola per attori dello stabile milanese. Per dare avvio al proprio lavoro al Piccolo, allestisce La vita è sogno di Calderón de la Barca e Il sogno di Strindberg, nell’inverno del 2000. Nella stagione 2000-2001 dirige Lolita-sceneggiatura di Nabokov, I due gemelli veneziani di Goldoni, Phoenix della Cvetaeva e Candelaio di Bruno; nella stagione successiva Quel che sapeva Maisie di James e Infinities del matematico Barrow. Nell’estate 2002, nella cornice del Teatro Greco di Siracusa, allestisce la trilogia Prometeo incatenato di Eschilo, Baccanti di Euripide, Rane di Aristofane (rappresentati poi anche al Teatro Strehler a Milano). Lo stesso anno, con la messinscena a Ferrara di Amor nello specchio di Andreini, vede il debutto il Centro Teatrale Santacristina, unità di produzione e formazione che Ronconi fonda insieme a Roberta Carlotto e che tutt’ora dirige nella struttura appositamente creata nella Valle eugubina. L’estate successiva è al Teatro Farnese di Parma con Peccato che fosse puttana di Ford (poi al Teatro Studio a Milano). Per Genova Capitale Europea della Cultura 2004 realizza La centaura di Andreini. Nel 2005 porta in scena Diario privato di Léautaud, con Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer, cui seguono Professor Bernhardi, prodotto dal Piccolo, e I soldati di Lenz con gli allievi della Scuola di Teatro. Nel 2006 è invitato a dirigere, in omaggio al simbolo olimpico, cinque spettacoli in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006: Troilo e Cressida di Shakespeare, Atti di guerra: una trilogia di Edward Bond, Biblioetica, Dizionario per l’uso di Corbellini, Donghi e Massarenti (codiretto con Claudio Longhi), Il silenzio dei comunisti di Foa, Mafai e Reichlin, Lo specchio del diavolo di Ruffolo. Nell’estate dello stesso anno, progetta a Urbino la realizzazione de La calandria di Bernardo Dovizi da Bibbiena - portata poi in scena da Marco Rampoldi - per il V centenario dell’Ateneo marchigiano. Per il terzo centenario goldoniano, mette in scena al Teatro Strehler, nel gennaio 2007, la commedia Il ventaglio. Sempre al Piccolo, Inventato di sana pianta ovvero gli affari del Barone Laborde di Hermann Broch. Per l’edizione del 2007 del Salone del Libro di Torino propone Fahrenheit 451 di Ray Bradbury; nel settembre 2007, a Ferrara, ha debuttato Progetto “Odissea doppio ritorno”, dittico comprendente L’antro delle ninfe, da Omero e Porfirio e Itaca di Botho Strauss (2007). A giugno 2008 inizia la collaborazione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto presentando delle "Lezioni" sulla drammaturgia di Ibsen. A settembre del 2008 in Umbria, inaugura il Teatro Cucinelli di Solomeo con Nel bosco degli spiriti, una fiaba dello scrittore nigeriano Amos Tutola tradotta in testo teatrale da Cesare Mazzonis e musicata dal vivo da Ludovico Einaudi. Per la stagione 2008/2009 del Piccolo Teatro di Milano mette in scena un classico shakesperiano Sogno di una notte di mezza estate e un testo contemporaneo di Jean Luc Lagarce, Giusto la fine del mondo. Nel giugno 2009 prosegue l’appuntamento spoletino con uno studio sul Gabbiano di Cechov dal titolo Un altro gabbiano. A dicembre 2009 al Piccolo di Milano presenta il Mercante di Venezia di Shakespeare. Come regista lirico, alla frequentazione dei “classici” dell’opera italiana (i verdiani Nabucco, 1977, e Trovatore, 1977; Norma di Bellini, 1978; Macbeth, 1980, Traviata, 1982, Aida, 1985, ancora di Verdi, e Tosca di Puccini, 1997) ed europea (Carmen di Bizet, 1970; Das Rheingold di Wagner, 1979; Don Giovanni di Mozart, 1990 e 1999; Lohengrin, ancora di Wagner, 1999), Ronconi accompagna un interessante lavoro di studio sui territori meno battuti del teatro musicale, come la grande stagione del Barocco italiano (L’Orfeo di Rossi, 1985; L’Orfeo e Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, entrambi del 1998; L’incoronazione di Poppea sempre di Monteverdi, 2000) o la produzione operistica contemporanea (Il caso Makropulos di Janácek, 1993; Il giro di vite di Britten, 1995; Teorema di Battistelli, 1996; Arianna a Nasso di Strauss, 2000). Incontro particolarmente felice è quello con la drammaturgia musicale rossiniana: Il barbiere di Siviglia (1975), Moïse et Pharaon ou le passage de la Mer Rouge (1983), Il viaggio a Reims (1984), Guglielmo Tell (1988), Ricciardo e Zoraide (1990), Armida (1993), Cenerentola (1998), La donna del lago (2001), King Lear di Reimann per il Regio di Torino (2001), Giulio Cesare di Händel (Madrid, 2002), una nuova versione di Moïse et Pharaon di Rossini (Teatro alla Scala – Arcimboldi, 2003), Alfonso ed Estrella di Schubert (Cagliari, 2004), L’Europa riconosciuta di Salieri (per la riapertura della Scala nel dicembre 2004), Il barbiere di Siviglia (Pesaro, 2005) Tra le regie liriche più recenti, Falstaff di Verdi nel 2006 al Maggio Musicale Fiorentino, la Turandot “nuda” nel 2007 per l’apertura di stagione del Teatro Regio di Torino e il Trittico pucciniano alla Scala di Milano (2008). A gennaio 2010 apre la stagione del Teatro San Carlo di Napoli con La clemenza di Tito di Mozart. Nel febbraio 2004, a Palazzo Reale di Milano, si inaugura Anton Van Dyck-Riflessi italiani, per la quale Ronconi cura l’allestimento. Nel settembre 2006 cura la suggestiva esposizione della mostra Cina. Nascita di un impero presso le Scuderie del Quirinale a Roma. Nel 2008, prima per Roma, negli spazi del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, poi per Berlino alla Gemaldegalerie, cura l’allestimento della mostra dedicata a Sebastiano Del Piombo. Nel settembre 2009 lavora all’allestimento della mostra Roma. La pittura di un Impero esposta negli spazi delle Scuderie del Quirinale. Tra i numerosi premi e riconoscimenti, il VI Premio Europa per il Teatro di Taormina Arte (aprile 1998); il Premio UBU come migliori spettacoli delle rispettive stagioni teatrali per “Progetto sogno” nel 2000, Lolita nel 2001, Infinities nel 2002, Professor Bernhardi nel 2005 e per “Progetto Domani” nel 2006. Più recentemente, nella stagione appena conclusa, gli è stato assegnato il Premio Nazionale della Critica per il “Progetto Lagarce" e il Premio ETI come miglior spettacolo per Sogno di una notte di mezza estate. Nel 2008 gli è stato conferito dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio “Antonio Feltrinelli” per la Regia teatrale. MAESTRI: 1 - 6 febbraio 2010 ingresso gratuito posti limitati, prenotazione obbligatoria info | prenotazioni 0517459360 | 3351997983 TEATRO SAN MARTINO, via oberdan 25, Bologna
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