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"Médée"Il mito greco oggi è in Africadi Flavia Crisanti
Al Napoli Teatro Festival Italia si ritorna sul celebre mito greco di Medea riscritto da Max Rouquette e portato in scena da Jean-Louis Martinelli.
Medea è la madre che uccide i propri figli, colei che si priva della prole per distruggere Giasone. Portato in scena e sullo schermo con diverse chiavi di lettura, tra riscritture, adattamenti contemporanei e trasposizioni musicali, il mito ha mostrato la propria adattabilità a rispondere alle esigenze della contemporaneità. L’idea che ha innervato lo spettacolo di Martinelli colloca Medea in Africa, perché il continente conserva ancora alcuni tratti di arcaicità simbolica che si riscontrano nel mito: il forte legame tra spirito e magia, la dimensione comunitaria della religione e della vita quotidiana. Allestito nel suggestivo cortile del Real Albergo dei Poveri, un po’ di terra rossa, una struttura in tubi innocenti, qualche masso e alcuni secchi d’acqua, descrivono un luogo ancestrale, ai limiti della società e abitato da reietti, da stranieri che oggi come nella Grecia arcaica, si devono confrontare con i giochi di potere. Il potere - la tirannide - è rappresentato dal palazzo che non si vede in scena, ma che viene continuamente richiamato e da cui provengono Giasone e Creonte, gli unici personaggi vestiti all’occidentale, acclamati come leader. Al centro della scena c’è lei, Medea, in abito blu della tradizione africana. Odile Sankara fa vibrare il personaggio, domina la platea con sguardi, pause e una tensione fisica tra disperazione e follia. Trasmette con lo sguardo e con il corpo più di quanto dica il forte testo di Rouquette, soprattutto nei confronti con i due potenti - Creonte e Giasone - che cerca di dominare anche fisicamente. Un ruolo decisivo è affidato al coro di donne che, spogliato del significato greco, intona i salmi in lingua barbara che scandiscono le fasi del racconto. In questa bellissima Medea non rimane traccia delle stantie letture psicoanalitiche della madre assassina, ma si coglie la primitiva origine arcaica del mito, in tutta la sua affascinante crudezza. Médée di Max Rouquette Regia: Jean-Louis Martinelli musiche Ray Lema scenografia Gilles Taschet luci Marie Nicholas suono Philippe Cachia costumi Patrick Dutertre trucco Françoise Chaumayrac traduzione dei cori in Bambara Habib Dembele e Odile Sankara con Odile Sankara, Bakary Konate, Mariam Kone, Moussa Sanou, Hamadou Sawadogo, Ténin Dembele, Adiaratou Diabate, Haoua Diawara, Assetou Demba, Karidia Konate, Fatimata Kouyate, Blandine Yaméogo, Kabore Joel, Thiombiano Diama Durata: 1 ora e 50 min
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