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Torino 26 "NIKOLI NISVA SLA V BENETKE – WE’VE NEVER BEEN IN VENICE" DI BLAZ KUTINUn inesorabile e lento viaggio nella natura per affrontare il doloredi Ilaria Falcone Il tempo si è fermato nella casa di Grega e Masha, un orologio rotto in terra segna l’ora della disperazione. I due sono stesi sul divano, quando suona alla porta Tone, padre di Grega, che spinge i due ad uscire, riuscendo a convincerli a fare una piccola gita, ma da una semplice uscita inizia un viaggio che li porterà fino a Venezia per poi ricondurli in Slovenia.
Durante il tragitto vengono pronunciate pochissime parole, quasi tutte di circostanza. I silenzi soffocano l’aria. Alla guida c’è sempre Tone, mentre i due coniugi hanno prepotenti sbalzi di umore; da atteggiamenti teneri a comportamenti violenti, da sorrisi complici a cupe espressioni. Tone sembra rappresentare il tempo, muto, ma non inesorabile, che con pazienza cerca di accompagnare Grega e Masha al presente. Nulla viene detto per aiutare lo spettatore a comprendere cosa sia successo, il regista lascia solo qualche indizio, come dei giocattoli per bambini sul pavimento della casa dei due giovani e un loro atteggiamento nervoso quando nel loro viaggio incrociano oggetti per bambini o sentono parlare di figli. Il dramma si configura a poco a poco. We’ve never been to Venice, in concorso al 26 Torino Film Festival, è stato girato in dodici giorni; il regista, Blaž Kutin, insieme alla cosceneggiatrice, Rolanda Rebrek, avevano inizialmente steso uno script per un cortometraggio, poi, lo stesso, è stato rielaborato e adattato a diventare un lungometraggio. Kutin ha voluto espressamente una telecamera statica, con immagini fisse per dare l’idea della condizione in cui Grega e Masha sono intrappolati; questa è la sua idea di cinema, come arte di immaginazione. L’obiettivo è quello di dare a chi osserva il tempo e la possibilità di entrare in contatto con i sentimenti dei protagonisti. Ma il processo di costruzione attuato da questo nucleo familiare per elaborare un dolore talmente lacerante è eccessivamente ripetitivo, la staticità e la lunghezza di sequenze immobili è opprimente. Il regista, con tutta la sua carica artistica, lascia invadere la mente del pubblico da troppe supposizioni a volte nebulose a volte incoerenti. Non si riesce ad afferrare tutto il loro percorso, non è di facile comprensione capire quale sia, e se sia costante, il legame tra i luoghi percorsi insieme a Tone e lo sviluppo della tragedia. Tuttavia va riconsociuto l’entusiasmo e la determinazione necessari per produrre questo film, dal momento che il regista e la cosceneggiatrice, non avendo ottenuto finanziamenti dalla banca, hanno costruito un’ipoteca sulla loro casa per ottenere i fondi necessari per iniziare le riprese. Gli attori principali Aljoša Ternovšek (Grega), Iva Krajnc (Masha), sono anche una coppia sposata nella realtà, e non solo, Peter Ternovšek (Tone) è anche il vero padre di Grega. Nessuno degli attori ha ricevuto un compenso, ma tutti si sono dichiarati entusiasti nel partecipare a quest’opera, che è stata soprattutto un’avventura. Aljoša e Iva hanno lavorato molto come coppia per rendere tutto il più possibile credibile, si sono chiesti come avrebbero agito se fossero stati colpiti da un lutto così feroce e hanno cercato di trasmetterlo al pubblico. titolo originale: Nikoli nisva šla v Benetke regia: Blaž Kutin paese: Slovenia sceneggiatura: Blaž Kutin, Rolanda Rebrek cast: Aljoša Ternovšek, Iva Krajnc, Peter Ternovšek, Tadej Toš produzione: Tomahavk anno: 2008
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