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NINA ZILLI IN CONCERTO A VASCON (TV)“Un applauso per Nina Zilli. Tiè!”di Marianna Sassano Si fa attendere quasi un’ora sul palco della Festa d’Estate di Vascon, nel trevigiano. Fuori è il diluvio, la gente si accatasta a ridosso del palco sotto il tendone, la voce di Frank Sinatra non basta più a tenerli a bada tutti. Kalweit and The Spokes, che le hanno fatto da spalla, sono stati sorprendenti. Raffinatissima Georgeanne Kalweit, nelle sue profondità vocali: raffinata anche nelle invettive colorite contro Bush e il dominio delle armi; insieme a Leziero Rescigno e Giovanni Calella presenta il disco d’esordio Around the Edges (una scoperta, davvero: dal Minnesota al Salento, con background musicali diversissimi - La Crus, Delta V, Vinicio Capossela – e ispirazioni hopperiane nelle visioni).
Però il pubblico di Vascon vuole lei, Nina. Nel cambio palco freme, la chiama, aspetta, inizia pure a fischiare. Un po’ scocciato, ovviamente.
E poi arriva. Prima la sua Smoke Band - Riccardo Gibertini (tromba), Marco Zaghi (Sax), Cesare Nolli (Chitarra), Gianluca Pelosi (Basso), Angelo Cattoni (tastiere), Ale Soresini (batteria) – a scaldare l’atmosfera. E poi lei. Che non si risparmia: e ripaga così l’attesa. Il concerto è un concentrato di soul, rhythm & blues, energia, sudore, ritmo. Tra un pezzo e l’altro, tutti tratti dal suo album Sempre Lontano (Universal, 2010), infila cover dei grandissimi: Salomon Burke (“200 chili di uomo, 200 chili d’amore”: spettacolare, lenta e struggente Cry to me) e Etta James, ma anche Adriano Celentano, suo mito di gioventù. Passa attraverso il reagge, regala al pubblico ovviamente le gettonatissime hit del suo repertorio - L’uomo che amava le donne, che a Sanremo le ha fatto vincere il Premio della Critica Mia Martini, e 50 mila, dalla colonna sonora di Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek – non si ferma un attimo tra una canzone e l’altra. Giusto il tempo di bere un goccio d’acqua, o di dedicare un pezzo alle “donne con le palle”, o di asciugarsi il sudore che le sta imbevendo completamente la camicia. Perché, al di là degli incontestabili risultati musicali - precisione, energia delle dinamiche, pulizia dell’esecuzione, limpidezza del suono - il concerto di Nina Zilli è tutto un movimento. Che siano le braccia a muoversi, o una spalla ad ammiccare, o un passetto apparentemente appena accennato, Zilli continuamente sottolinea i passaggi musicali con i movimenti del corpo. Smorfiosi, precisi pure quelli, eleganti, mai esagerati – il busto è sempre fermo -, ricordano – com’è nel suo stile – le grandi dive del cinema e della canzone anni ’50 e ’60. Un riferimento su tutti: Silvana Mangano in Anna di Lattuada, che poi Nanni Moretti riprese in Caro Diario. Alle spalle di Nina Zilli c’è la storia del soul, ci sono le voci del mito, da Aretha Franklin a Nina Simone, di cui la Zilli sceglie di portare addirittura il nome. Un soul che si sente già interiorizzato, rimodellato, masticato: un soul già adattato al marchio di fabbrica Nina Zilli. Che è bravissima, e consapevole di esserlo; e da lei, così intelligentemente fine, non ci si aspetterebbero le solite frasi da concerto Vascon-siete-uno-spettacolo; e forse è un po’ troppo presto per vendere i vestiti delle esibizioni passate al banchetto del merchandising: il mito è appena iniziato, tutto sommato. Però Nina Zilli è anche questo: l’evoluzione in corso di un personaggio. Un personaggio curatissimo nei particolari: l’abbigliamento anche oggi è stiloso, con i capelli raccolti nella bandiera della Giamaica, zeppe altissime, jeans scampanati e una cinturona di vernice rossa a dare il tocco vintage. Un personaggio, insomma, che sta riuscendo molto, molto, molto bene. E che, per fortuna, nulla sta togliendo alla potenza della musica che esprime. “Un applauso per Nina Zilli. Tiè”. Info: Nina Zilli official Website: www.ninazilli.com Foto a cura di Tommaso Saccarola Copyright © NonSoloCinema.com - Tommaso Saccarola
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