VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||
"NOI VIVIAMO DI VOI!"Intervista a Raffaele Paganini sul mondo della danzadi Elena Casadoro La Compagnia Nazionale Raffaele Paganini torna in Veneto con il suo ultimo spettacolo “Da tango a sirtaki” che giovedì 25 gennaio porterà in scena a Mestre al Teatro Corso. Noi abbiamo approfittato dell’occasione per incontrare il suo fondatore Raffaele Paganini, étoile di fama internazionale, e fare il punto della situazione del mondo della danza, nonché per scoprire il segreto del suo straordinario talento.
Raffaele, giovedì prossimo sarai a Mestre con lo spettacolo “Da tango a sirtaki”; puoi descrivere in due parole lo spettacolo? Che cosa vedranno gli spettatori mestrini? “Quello che vedranno sarà un mio sogno realizzato perché in quest’ultimo decennio avevo sempre avuto un po’ paura di mollare con il balletto di repertorio, con il balletto classico tipo “Il lago dei cigni” ma volevo avvicinarmi a quest’altro genere di spettacoli che sono appunto il tango, il sirtaki… danze e coreografie impostate sul personaggio e invece devo dire che avvicinandomi, soprattutto al tango, me ne sono innamorato violentemente e quindi ho deciso di rimetterli in scena. Il primo atto dello spettacolo è fatto da questi tanghi molto passionali, molto lineari e anche molto geometrici - a me ricordano un triangolo, un quadrato, delle cose di questo genere – molto eleganti, fatti con costumi interessanti e piuttosto importanti; mentre il secondo tempo è un omaggio alla Grecia, che io adoro e ho avuto modo di conoscere attraverso il sirtaki. Sono due momenti che fanno parte di un mio trascorso epocale molto importante che è avvenuto nell’ultimo decennio. Sono due cose completamente diverse l’una dall’altra, il primo è molto stilizzato e molto raffinato, il secondo invece è il classico “ballettone” dove ci sono tutti i grandi virtuosismi della danza e dello spettacolo; quindi la gente si alza in piedi ad applaudire e vorrebbe essere sul palcoscenico con noi a ballare il sirtaki! Questa è una cosa bellissima…e poi è stato possibile avendo questa nuova compagnia, la Compagnia Nazionale Raffaele Paganini che è nata da pochissimo tempo, perché i ragazzi sono estremamente giovani e singolarmente bravi, così mi sono potuto allargare sul virtuosismo tecnico, sulle grandi linee geomentriche che riguardano il tango ed è uscito fuori un gran lavoro di cui sono veramente fiero. E’ senz’altro uno dei miei lavori migliori, che tra l’altro ho fatto insieme al mio coreografo di fiducia Luigi Martelletta, che fa parte anche lui della Compgnia Nazionale. Finora abbiamo fatto più di quaranta date ed è stato sempre molto seguito.” Tu in Italia sei veramente un’istituzione e i tuoi spettacoli sono tra i più visti e apprezzati, però in generale nel nostro Paese la danza non è ancora amata dal grande pubblico, perché secondo te? “Secondo me perché siamo completamente distratti da altre cose… intanto da questa forma straordinaria di sport che è il calcio, ammaliante e ammaliatore: ammalia anche me che non sono uno sportivo! Quando ci sono i campionati li seguo e mi appassiono anch’io e io, ripeto, non sono assolutamente uno sportivo per cui immagino quelli che sono innamorati di questa disciplina! E quindi noi siamo in primis presi moltissimo da questo e poi io continuo a dire una cosa che secondo me è vera: nella danza e nelle arti in genere, ma soprattutto nella danza, non c’è business! O comunque ce n’è pochissimo… laddove non c’è business non ci sono i capi e laddove non ci sono i capi non c’è movimento, non c’è politica, non c’è nulla…non ci sono investimenti, non ci sono sponsor! Noi viviamo di voi, di pubblico! Se quella fetta di meravigliosa gente non viene a vederci noi chiudiamo!” Tu sei stato uno dei primi a portare in televisione la danza di qualità, quindi sei stato uno dei primi a sfruttare un mezzo potenzialmente accessibile a tutti: pensi quindi che la tv sia un mezzo utile per la diffusione di questa disciplina, soprattutto tra i giovani? “Lo è, assolutamente lo è, ma bisogna fare attenzione. Fino a che si fanno format come quelli del sabato sera o come quelli pomeridiani, quelli sono fini a se stessi, nel senso che sono format che servono soltanto alla televisione e non alla diffusione della danza… penso ad esempio a quella trasmissione del sabato sera: finchè quella è la diffusione, rimane solo un format televisivo. Come le altre trasmissioni, anche molto carine, che hanno dato molta risonanza alla danza ma hanno confuso le idee totalmente: non si capisce più se i ragazzi facendo sei mesi, otto mesi di danza diventano professionisti…non è sicuramente così!” A questo proposito, fare carriera nel mondo dello spettacolo e della danza in particolare è sempre più difficile: cosa consiglieresti ad un giovane che intende intraprendere questo percorso? “Io non posso consigliarlo al giovane in quanto tale, perché la danza si inizia talmente presto, questo lavoro si inizia a otto anni, anche a sette, a sei, persino a quattro, che parlerei più che altro con i genitori e direi loro di fare attenzione, non tanto all’aspetto estetico delle scuole, o la bellezza di un insegnante o le chiacchiere che fa, ma informatevi veramente da dove proviene e che tipo di scuola ha fatto, perché a quell’età esiste uno studio che si chiama “propedeutico” e che è una cosa veramente difficile…possono rischiare a cinque o sei anni di distorcere la colonna vertebrale di un bambino o i piedini se non hanno studiato bene qual è la tecnica della danza! Fate molta attenzione, consiglio davvero ai genitori di informarsi bene sulla qualità degli insegnanti.” Chi è stato il tuo più grande maestro e qual è la cosa più preziosa che ti ha insegnato? “Il mio più grande maestro, è quello che mi ha insegnato a stare in scena, mi ha insegnato come amare, capire e come domare in qualche modo questa disciplina che è la danza - perché poi se ti lasci prendere puoi arrivare a fare delle cose pazzesche, la danza ti prende talmente tanto che potresti restare nella sala prove per 15 ore al giorno! - questo maestro è stato per me la mia insegnante – una donna stranamente – che si chiamava Olga Amadi ed è stata la mia prima e unica insegnante. Era la prima ballerina del Teatro alla Scala, e lei mi ha insegnato a fare questo lavoro. Lei mi diceva sempre, dopo quando ci vedevamo “Avevo facilità con te, avevi delle buone basi!”, è vero, avevo già delle ottime basi, ma lei mi ha dato tutto e quello che probabilmente oggi sono è grazie a lei.” Ma pensi che il fatto di essere nato in una famiglia di artisti abbia influito sul tuo talento? “No, per quanto la mia famiglia sia una famiglia di artisti, mia mamma cantante lirica, mio papà danzatore, i miei fratelli sono ballerini…noi siamo come una famiglia circense! Però non credo che questo talento sia dovuto a loro, credo che il talento sia qualcosa che viene dato da lassù solo ad alcuni…so che può sembrare una sciocchezza, ma credo che la natura mi abbia dato una marcia in più! Ringrazio per questo ogni giorno quella persona che è lassù!” Tu hai cominciato come ballerino classico, poi ti sei dedicato al musical, infine hai fondato una tua compagnia di danza…quali sono ora i tuoi progetti per il futuro? “Mah, il mio progetto per il futuro era questo, e sono riuscito a realizzalo, a “mettermi in proprio”, come si dice, no? Insieme a Mauro Giannelli, che è il mio socio al 50%, abbiamo un’agenzia di distribuzione che si chiama L’Agenzia della danza che distribuisce la Compagnia Nazionale Raffaele Paganini, il Balletto di Milano, il Balletto di Mosca, Antonio Marquez… stiamo anche creando una linea di abbigliamento… stiamo insomma cercando di fare qualcosa per questo mondo della danza che sta un po’ andando alla deriva…io mi sento in dovere di dover fare qualcosa! Non lo posso fare politicamente né economicamente, perché purtroppo noi ballerini siamo la categoria più povera tra gli artisti... ma sento che devo fare qualcosa!”
|
|||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





