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"‘Ndrangheta" di Enzo CiconteQualcuno lavora nell’ombradi Alessandro Rosanò “E’ la mafia meno studiata e più misteriosa, che ha cercato di muoversi al riparo dei riflettori, anche se negli ultimi anni ha richiamato l’attenzione di tutti con l’omicidio Fortugno e la strage di Duisburg”. Con queste parole, contenute nella prefazione, Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, introduce lo studio di Enzo Ciconte sulla ‘ndrangheta.
Su Cosa Nostra i riflettori sono accesi da sempre, grazie all’azione di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sulla camorra, o per meglio dire ‘o sistema, li ha accesi di recente Roberto Saviano con Gomorra (coadiuvato dal film di Matteo Garrone), e alla ‘ndrangheta chi pensa? Questo sembra essere il senso del libro di Ciconte. La Calabria è rimasta per lungo tempo silenziosa, segno che tutto andava bene (secondo lo Stato) e che le sporadiche manifestazioni di violenza e criminalità andassero derubricate a scaramucce tra bande locali. In realtà, il silenzio è stato sentito da chi non ha voluto sentire e le manifestazioni di violenza sono state assai meno sporadiche di quanto si pensasse. Così si passa dai più di mille morti dei soli anni ’70 ai contatti con i partiti politici (della Prima e della Seconda Repubblica, senza alcuna distinzione di colore, a parte una forte avversione per il PCI), dalle cerimonie di battesimo e di iniziazione che rimandano ad una cultura arcaica, alla capacità di questa organizzazione di cambiare in maniera tale da adattarsi ai nuovi equilibri economici, sino ad arrivare al controllo di qualsiasi settore (lecito o meno): traffico d’armi e di droga, videopoker e porti, ASL e turismo, agricoltura e appalti. L’immagine della piovra, utilizzata con riferimento alla mafia, ritorna in questo caso come un refrain incancellabile. Non si tratta del primo libro scritto da Ciconte sul tema ‘Ndrangheta e dintorni. Da ‘Ndrangheta dall’Unità a oggi (1992), a Processo alla ‘Ndrangheta (1996) fino a Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri (2008), lo storico calabrese ha avuto modo di confrontarsi ripetutamente con queste tematiche, anche in un ambito extrascientifico come quello della Commissione parlamentare antimafia, di cui è stato consulente. Opere come queste, come Gomorra di Saviano, come (e, forse, ancor di più) i romanzi di Leonardo Sciascia (Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, Una storia semplice) servono, sono fondamentali perché permettono di proiettare un faro potente su situazioni che altrimenti rimarrebbero nascoste per volontà di chi, ‘ndranghetisti, camorristi, mafiosi le pone in essere. Il problema del saggio di Ciconte risiede nel fatto che è troppo breve per assolvere a questo scopo: 148 pagine sono poche per affrontare una tematica oggi così scontante (è di pochi giorni fa la notizia che gli USA hanno inserito la ‘ndrangheta tra le associazioni criminali più pericolose del mondo). Tanta e tale sembra essere stata l’urgenza di comunicare, di offrire informazioni sui fatti e i misfatti della Calabria, da non lasciare spazio ad una razionalizzazione dell’opera: in molti punti, ad esempio le origini storiche del fenomeno, i rituali e i codici, il coinvolgimento della politica, sembra di leggere, più che un libro sulla ‘ndrangheta, un bignami sulla stessa, il fratello piccolo della ben più approfondita Storia criminale uscita sempre per Rubbettino. Enzo Ciconte, ‘Ndrangheta, Rubbettino, 2008, pp. 148, 8,00 €.
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