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"Nella rete del serial killer" di Gregory HoblitKilling on demanddi Alessandro Aniballi Jennifer Marsh (Diane Lane), mamma con figlia, è una agente dell’FBI che, in un ufficio ultra-tecnologizzato, scova le illegalità su internet. Finisce per incrociare un crudele serial-killer che uccide in streaming in rete. Costui, come recita il titolo originale, è “untraceable”, poiché, pur essendo un concittadino della poliziotta (Portland), riesce a de-localizzarsi, modificando continuamente l’indirizzo IP del suo personal computer. Verrà in aiuto alla donna Eric Box (Billy Burke), un detective tradizionale, “di strada”.
Thriller poliziesco d’ambientazione “virtuale”, Nella rete del serial killer (il titolo italiano è spaventosamente banale) è girato dal quasi veterano Gregory Hoblit con sapienza da vecchio mesteriante, ma soprattutto è scritto con efficacia e rigoroso senso armonico. La capacità probabilmente imperitura di tanto ottimo cinema americano sta infatti nella scansione ordinata, all’interno di un apparente disordine, degli elementi di una storia: si veda in questo caso la progressiva scoperta del serial-killer da parte dello spettatore, che viene beneficiato di appena qualche indizio in più rispetto agli agenti FBI, quel tanto che basti per re-direzionare la tensione. Inoltre, Hollywood dimostra ancora una volta come sappia dialogare costantemente con il presente e come, in qualche modo, se ne sappia nutrire. La morte in diretta, vecchio pallino della Società dello Spettacolo, viene qui attualizzata via internet (con qualche risibile debito verso Il cartaio di Dario Argento), per farne un discorso sul limite da dare al libero arbitrio, ma soprattutto per sottolineare la pulsione potenzialmente omicida di ogni utente che decida di circolare in rete. La genialità del serial-killer in questione sta infatti nel non uccidere lui fisicamente, ma nel demandare il gesto agli internauti che visitano il suo sito, visto che, attraverso un marchingegno ideato ad hoc, più persone si connettono, più rapida sarà la morte del malcapitato. Certo, pur sorretto da una incontestabile immediatezza, alla fine, il discorso sulla colpa ontologica dello sguardo risulta un po’ grossolano e in tal senso sarebbe curioso confrontare questo film con l’auto-remake di Haneke, Funny Games, non certo per fare paragoni di merito tra i due titoli, quanto per riflettere specularmente su una materia che in un caso è trattata come incidentale e perfettibile (Nella rete del serial killer) e nell’altro, invece, viene mostrata in modo assoluto e nichilista (Funny Games). Ma, nonostante la grezzezza teorica, il film di Hoblit riesce sempre ad essere incisivo, anche nel finale, dove addirittura i colleghi di Diane Lane si mettono a tifare in diretta davanti allo schermo, trasformandosi in spettatori di una partita di football.
Titolo originale: Untraceable Nazione: U.S.A. Anno: 2008 Genere: Thriller Durata: 100’ Regia: Gregory Hoblit Sito ufficiale: www.sonypictures.com/homevideo/untraceable Cast: Diane Lane, Colin Hanks, Billy Burke, Joseph Cross Produzione: Cohen/Pearl Productions, Lakeshore Entertainment Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 1 Agosto 2008
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