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"Niente da nascondere" - di Michael HanekeChi nasconde e chi è nascostodi Matteo Signa Tutto ha inizio con l’immagine di una strada, una mattina qualunque. L’inquadratura fissa ci mostra qualche persona che cammina, una bicicletta che passa, un uomo che esce di casa. Stop, rewind e inizia il mistero perché l’immagine è quella di un videoregistratore.
Il nuovo lavoro di Michael Haneke ha vinto il premio per la Miglior Regia al 58° festival di Cannes. Thriller appassionante e volutamente oscuro, Caché è il titolo della pellicola. Ha come significato “nascosto” ed è forse questa la sensazione che lo spettatore ha durante la visione del film. Quella, cioè, di assistere alla visione in un angolo segreto della sala come se la presenza degli altri fosse eccessiva e, in qualche modo, disturbante.
Lo spettatore, fin dall’inizio, risulta essere l’unico testimone di tutti i fatti e finisce sempre per identificarsi con la posizione del personaggio che spia la vita della famiglia di cui ignoriamo le fattezze e l’identità. Misteriose cassette, inquietanti disegni, telefonate, strani avvenimenti sconvolgono la vita di una giovane coppia (Juliette Binoche e Daniel Auteil). Il nascosto fa, sicuramente, riferimento all’infanzia del protagonista tragicamente legata a quella di un algerino, figlio dei domestici di casa. Molti sono i temi intorno ai quali il film di Haneke ruota: la verità, il senso di colpa, il voyeurismo, la manipolazione delle immagini, la falsa verità dei media, lo strapotere dei video e la rimozione di quello che uno ha dentro, compreso il peccato originale. Ognuno di essi ha in comune una forte componente di ambiguità che non ti permette mai di raggiungere una sufficiente dose di razionalità e controllo. Haneke dimostra di saper rielaborare in maniera matura ed estremamente personale la cinematografia di Hitchcock. Esattamente come il re della suspence, il regista austriaco attraverso le paure più segrete dell’individuo, è capace di tenere incollato lo spettatore allo schermo sfruttando, come nessun altro regista, prima e dopo di lui, i temi del sospetto, della minaccia, dell’innocente perseguitato. Terrorizza perché gioca sempre di sottrazioni e si diverte a far uscire completamente la sua componente sadica causa di gridolini di terrore in due scene, in particolare, del film. “È dovere dell’artista - sostiene Haneke - porre il pubblico in un’inquietudine interiore che lo migliorerà, mettere il dito sulla piaga: ma io non giudico mai. L’ideale è non pretendere mai spiegazione, io faccio domande, non do risposte. L’importante è non lasciare la gente indifferente, bisogna destabilizzare il pubblico. Che ci sia speranza o pessimismo dipende solo da voi, io non sono il vostro maestro di scuola”. La Binoche dice del suo regista: “Incredibile. Passa con la macchina da presa attraverso l’inconscio, ti fa i raggi X all’anima, è maniacalmente preciso ma ti lascia anche libertà”. Lei ha subìto volentieri ogni percossa morale dell’autore, così come Auteuil, che gli basta recitare e si diverte sempre, anche sguazzando nelle peggiori nevrosi. Guai a cercare di capire l’ultima scena, anche il finale è caché. Titolo originale: Caché Nazione: Francia, Austria, Germania, Italia Anno: 2005 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 117’ Regia: Michael Haneke Cast: Juliette Binoche, Daniel Auteuil, Maurice Bénichou, Annie Girardot, Bernard Le Coq Produzione: Les Films du Losange, BIM Distribuzione, Wega Film, Bavaria Film, Le Studio Canal+ Distribuzione: BIM Data di uscita: Cannes 2005
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