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"Non Pensarci" - La serieUna serie alla fruttadi Marta Martina Ciliegie sotto spirito, un vasetto d’altri tempi, simbolino di una vitaccia passata a tirare avanti la fabbrichetta. Personaggi decisamente surreali, in una Rimini col maltempo. Tutti sono il contrario di quello che vorrebbero essere e si dannano per apparire quello che non sono. Rocker crepuscolari (Valerio Mastrandrea), dirigenti gigioni (Giuseppe Battiston), amiche dei delfini (Anita Caprioli), mamme in crisi salvate da sedicenti "sciamani di Riccione" e una sfilza di divertenti e azzeccati caratteristi che allietano le vicende della famiglia Nardini. Durante la presentazione avvenuta al Telefilm Festival, Valerio Mastrandrea, ha spiegato una cosa fondamentale che serve a far funzionare le storie. Il segreto è far pensare i personaggi. Ecco perchè il suo Stefano Nardini piace. Perchè si comporta come Stefano Nardini. Perchè dietro di lui e nella sua scrittura tutto torna e divulga il Nardini-pensiero. Oltre la boutade che il bravissimo attore romano, scocciato con fascino, ci regala, possiamo trovare in questa affermazione il gusto che farà diventare Non Pensarci un successo d’audience. C’è brio, soffice gusto per l’autocommiserazione, inclinazione alla disperazione e al prosciutto sugli occhi in questa serie nata da un film indipendente quanto basta che fece scompiglio al Festival di Venezia di due edizioni fa. La risata nasce da una specie di applicazione costante della Legge di Murphy. Ovvero, se qualcosa andrà storto lo farà. Anche in triplice copia, visto che i Nardini devono tenere a bada un marcissimo direttore di banca - amico d’infanzia - finto paladino della famiglia. Con la partecipazione straordinaria di Luciana Littizzetto, che porterà il sano torpiloquio a vette mai conoscuite, Non Pensarci diverte e si fa guardare con gusto. Cede spesso alla digressione visionaria e questo la rende ancora meno italiana, cede anche al gusto dell’assurdo (militari ovunque, una sfilza di rallentatori di velocità su una stradina piccolissima, un contatore di velocità anche per chi va a piedi, i guru della new age con i tamburi) e ci fa vedere la miseria delle piccole azioncine umane che si tirano tra loro la giacchetta, l’eccesso di zelo nell’applicazione delle regole che diventa etichetta mielosamente melmosa. Son dei pazzi, i Nardini. E ci stanno simpatici.
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