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Venezia 67. Concorso "Noruwei no mori" di Tran Anh HungTokyo Bluesdi Nicola Cupperi Tokyo, 1967. Watanabe incontra per caso in un parco la ragazza del suo migliore (e unico) amico ai tempi del liceo, Kizuki, che a 17 si è tolto la vita per motivi misteriosi. Naoko, questo il nome della ragazza, è bella e fragile e cerca in Watanabe quel supporto che le manca dalla morte dell’amato, avvenuta tre anni prima. Il giovane, studente di letteratura nella media, avulso alle lotte studentesche e impegnato più che altro a sopravvivere nella capitale, si innamora perdutamente e incondizionatamente dell’amica,
Il giorno del ventesimo compleanno di Naoko i due fanno l’amore, ma qualcosa non funziona. Gli equilibri emotivi e mentali della ragazza saltano e decide, per il suo bene, di rifugiarsi in un sanatorio disperso fra i monti. Nonostante Watanabe rimanga convinto dei suoi sentimenti per Naoko e vada a trovarla con regolarità, l’incontro con la bella, spontanea e sicura di sè Midori lo scuote e lo intriga. Midori ha una storia famigliare piuttosto travagliata alle spalle e nasconde le sue insicurezze e idiosincrasie dietro una facciata da femme fatale, che mai dubita di sè e del suo fascino. Nonostante abbia un fidanzato, resta perdutamente innamorata di Watanabe e accetta di attendere che la situazione con Naoko evolva in una maniera o nell’altra, cosa che puntualmente avverrà, non senza lasciare indelebili conseguenze. Haruki Murakami è probabilmente lo scrittore (e, più in generale, la personalità) giapponese se non più amato quantomeno più conosciuto all’estero. Sin dal suo esordio nel 1979 la critica e il pubblico in patria lo hanno premiato con un ottimo successo, tanto da permettergli di abbandonare il bar che possedeva e gestiva a Tokyo e vivere della sola scrittura. A partire dal 1987, proprio con la pubblicazione di Norwegian Wood (conosciuto in Italia anche come Tokyo Blues), l’autore raggiunge un incredibile successo in tutto il mondo. Nonostante quasi quindici anni di pubblicazioni internazionali e di romanzi molto amati dal pubblico, possiamo citare come esempi Dance Dance Dance o L’uccello che avvitava le Viti del mondo, Murakami non è mai stato preso in molta considerazione dal cinema, nemmeno in patria. Eccezione che conferma la regola è il misconosciuto Kaze no uta o kike del 1980, diretto dal misconosciuto Kazuki Ohmori e tratto dal romanzo d’esordio di Murakami, Ascolta la canzone del vento. In effetti lo stile di Murakami è decisamente poco cinematografico, fatto com’è di descrizioni eccentriche e mai banali, nonchè di lunghi flussi di coscienza e di narratori quasi sempre coinvolti nelle vicende narrate, mai esterni e onniscienti. Tanto di cappello al coraggio del regista franco-vietnamita Tran Anh Hung, già vincitore della Camèra d’Or nel 1993 a Cannes con Il Profumo della Papaya Verde e del Leone d’Oro nel 1995 con Cyclo, autore molto amato dai circuiti festivalieri di tutto il mondo che si mette in gioco con un libro culto che si caratterizza per la difficile trasposizione cinematografica. Il risultato di quest’incontro fra Tran Anh Hung e l’ostico Murakami è ambiguo. Da una parte il Norwegian Wood filmico è sorprendentemente fedele alla sua controparte cartacea (nonostante la fisiologica assenza di qualche elemento e di qualche personaggio, soprattutto riguardanti la vita nel dormitorio studentesco di Watanabe). Nonostante questo le atmosfere così originali e così indescrivibili che Murakami riesce a creare con le sue storie perdono di vitalità nella trasposizione cinematografica. Tran tenta un approccio diverso, prediligendo la costruzione di scene lunghe e verbose in cui la macchina da presa e gli attori abbiano la possibilità di muoversi nello spazio coerentemente gli uni con l’altra e di decidere il ritmo della scena coerentemente con i toni e gli elementi evocati dalla stessa. Ma forse il compito più difficile era in mano agli attori, che hanno lottato per riportare sullo schermo le eteree figure descritte da Murakami e hanno tutti, chi più chi meno, fallito dando vita a figure piatte e piuttosto sterili. L’elevata competenza tecnica di Tran e dei suoi collaboratori, la fedeltà con cui è stata scritta la sceneggiatura e gli altri elementi positivi che costituiscono questa produzione evidentemente non sono bastati a dar vita a un’opera cinematografica viva e pulsante, che riesca a impressionare la pellicola con quella sensibilità e quelle atmosfere tutte particolari che caratterizzano i romanzi di Murakami. Titolo originale: Noruwei no mori Nazione: Giappone Anno: 2010 Genere: Drammatico Durata: 133’ Regia: Tran Anh Hung Cast: Kenichi Matsuyama, Rinko Kikuchi, Kiko Mizuhara, Kengo Kora, Reika Kirishima Produzione: Asmik Ace Entertainment, Fuji Television Network, Toho Company Data di uscita: Venezia 2010
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