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Venezia 65 - Concorso "Nuit de chien" di Werner SchroeterUna notte da cani, il film altrettantodi Andrea Vesentini Una città lacerata dalla guerra civile, un uomo alla ricerca della sua donna. Film da dimenticare, infondatamente convinto della sua genialità e ricco di momenti a dir poco imbarazzanti
Ossorio torna alla sua città natale per ritrovare Clara, la donna amata. Riscoprirà un paese devastato dalla guerra civile, comandato da un potere militare senza alcuno scrupolo e determinato a mantenere il predominio. Tra arresti, torture, esecuzioni, Ossorio attraverserà questa notte da incubo alla disperata ricerca di Clara, e della sua salvezza. Tipico esempio di come un uomo geniale quando ha in mano una reflex può rivelarsi un disastro se gli si affida la macchina da presa: a vedere i singoli fotogrammi, magari appesi ad un muro nella sala di qualche mostra fotografica, si ha l’impressione di essere davanti ad un talento straordinario; mettendo in movimento le immagini, nascono nello spettatore repentini impulsi autodistruttivi. Schroeter ci regala tutto, tranne che cinema: composizione delle inquadrature pittorica, elaborata messa in scena teatrale (e di fatti, per dirla alla francese, rimane un metteur en scène senza mai diventare regista) ma assenza di storia, sceneggiatura, momenti trash gratuiti e al limite del ridicolo - e quel che è peggio, convinti di essere irriverenti e geniali: tra i vari, coito in vasca con annessa maschera da lupo sulla testa di lui, cameriere omosessuale che scuote con orgoglio ogni possibile organo sessuale durante un interrogatorio, sparo in bocca con effeto-esplosione degno del peggior telefilm anni ’70, suicidio di un pezzo grosso tra piume d’oca e troni rosso-dorati. Il tutto accompagnato da un’invadente repertorio operistico e classico che contribuisce a rendere il risultato finale ancora più enfatico e autocelebrativo. Ogni momento in cui si crede di aver toccato il fondo, sbuca una botola pronta a portarci ancora più in basso nei meandri del trash involontario. E’ un genio, diranno molti, un visionario: ma è proprio questo di cui Schroeter sembra convinto ad ogni inquadratura, e sarebbe buona cosa non incoraggiarlo. Se solo fosse stato Ozpetek a girare una sola di queste scene, la stampa avrebbe preso lo schermo a cannonate: essendo un regista tedesco, anche leggermente pretenzioso (vedi l’inquadratura con crocifisso e donna sanguinante e sofferente, aspirante al poetico ma inevitabilmente kitsch) i giornalisti a fine proiezione non applaudono, ma si guardano anche dal fischiare. Quello che più lascia perplessi è l’assoluta certezza di essere autore e creatore di un capolavoro, non narratore di una storia ma genio visivo: non è l’emozionare lo spettatore l’obiettivo di Schroeter, ma il convincerlo della sua assoluta genialità. Vista la già grande esperienza lavorativa alle spalle, auguriamo al cineasta tedesco un brillante successo artistico: l’importante è che ci pensi ancora una decina di volte prima di dirigere un altro film, e si dedichi piuttosto a teatro, pittura, fotografia e alle altre innumerevoli forme d’espressione proposte dall’arte. Titolo originale: Nuit de chien Nazione: Francia, Germania, Portogallo Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 110’ Regia: Werner Schroeter Cast: Pascal Greggory, Bruno Todeschini, Amira Casar, Jean-François Stevenin, Elsa Zylberstein, Nathalie Delon, Filipe Duarte, Catarina Guimarães Produzione: Alfama Films, Filmgalerie 451, Clap Filmes Distribuzione: Alfama Films Data di uscita: Venezia 2008
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