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OBLIVION, CHE SHOW!!!Prima volta in Campania per i fenomeni teatrali del momento.di Maria Rosaria Carifano È finalmente arrivato il debutto campano degli Oblivion. Ospiti della rassegna Settembre al Borgo , nella splendida cornice del Teatro della Torre a Casertavecchia, il pubblico è andato letteralmente in delirio per il loro Oblivion Show: un mix dei loro pezzi migliori, da guardare, ascoltare, gustare tutto d’un fiato. Ottanta minuti senza sosta, in cui questi cinque carismatici artisti si esibiscono con successo in tutto ciò che fa tale l’arte del teatro: ballano, recitano, suonano, mimano, ma soprattutto cantano, il tutto completamente e fantasticamente dal vivo.
Tre uomini e due donne che valgono per cento: basta la loro presenza insieme a pochi oggetti di scena e il teatro si anima di voci, luci, musica, e soprattutto, risate, quelle di una platea irrefrenabile che non riesce (per fortuna) a smettere di divertirsi, perché gli Oblivion non le danno tregua. Uno show che si rispetti non è tale senza una sigla d’apertura: eccoli dunque, in giacchetta a quadrettoni degna delle migliori tovaglie da pic-nic ma tipica del cabaret, annunciare in musica il loro ingresso e, soprattutto, le loro intenzioni, artistiche e politiche. Non risparmieranno nessuno, e per questo non si risparmieranno con chi è venuto ad applaudirli. Omaggiano con dei medley tutti personali il mitico Quartetto Cetra e i Nomadi; improvvisano (ma in realtà è tutto rigorosamente preparato con cura) una ronda padana che cerca extra-comunitari tra gli spettatori; affrontano con leggerezza, ma non con superficialità, tematiche storiche importanti; mimano parola per parola, ma non con il significato più ovvio, i più conosciuti brani della musica leggera italiana. Indimenticabili i mix canterini, performance in cui testi di autori noti vengono “accoppiati” a qualcos’altro: musica, personaggi, luoghi. Il risultato è a dir poco esilarante: soltanto con gli Oblivion Balliamo sul mondo di Ligabue viene eseguita sui Platters, Eros Ramazzotti canta in sardo, Massimo Ranieri surfa con i Beach Boys, Ratzinger prega secondo Zucchero e Mina si scatena grazie al featuring di Fabri Fibra. Più veloci di uno schioccar delle dita, allestiscono un vero e proprio studio televisivo stile Porta a Porta: si va in scena con i momenti più tragici dei drammi shakespeariani. Romeo e Giulietta, Otello e Desdemona, Amleto, Lady Macbeth e tutti gli altri grandi protagonisti della penna del Bardo: nessuno è salvo, mentre sullo schermo del fondale passano i titoli di cronaca in puro stile “vespiano”. Il gran finale è il loro cavallo di battaglia: I Promessi Sposi in dieci minuti. È proprio la divertentissima e ironica parodia del romanzo manzoniano che li ha fatti conoscere e amare dal grande pubblico, il tutto passando attraverso il web: il loro video delle disavventure di Renzo e Lucia ha collezionato su youtube più di milione di contatti, facendo appassionare così migliaia di utenti sia alle loro performance che al teatro. Moltissimi infatti sono gli spettatori accorsi ad applaudirli dopo averli ammirati in virtuale, persone di tutte le età, ma soprattutto giovani che forse, altrimenti, mai avrebbero varcato la soglia di una sala teatrale. Come definire, dunque, gli Oblivion? Cantanti? Riduttivo. Attori? Insufficiente. Performer? Troppo generico. I cinque componenti della compagnia sono completi, talentuosi, fantastici Artisti. E la “A” maiuscola è davvero voluta. In un’Italia in cui il mondo dello spettacolo è sempre più popolato da starlette senz’arte né parte, e concorrenti di reality che si improvvisano a recitare, gli Oblivion sono un faro di bravura e di speranza e, soprattutto i ragazzi, devono loro un ringraziamento tutto speciale. Sì perché, se nostalgici adulti (e anziani) ci fanno rimpiangere di non aver potuto ammirare per “colpa” della giovane età, personalità del calibro di Gaber, Rascel, Petrolini, un giorno potremo affermare orgogliosi di aver assistito allo show degli Oblivion, loro degni eredi, ma completamente originali. Oblivion Show con Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda regia di Gioele Dix
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