OLIVER STONE: “W.” E LE PSICOCHIACCHIERE

Il premio Oscar presenta il suo ultimo film al Festival di Torino

Affollatissima conferenza stampa per il premio Oscar Oliver Stone, a Torino per presentare “W.” ovvero la “vita erroneamente sottovalutata” di George W. Bush.

Oliver Stone non ama i flash dei fotografi, ma gradisce il cappuccino italiano, che si gusta a metà della conferenza stampa durante la quale preannuncia che “è probabile che W. venga acquistato in Italia da una casa di distribuzione piccola, indipendente e molto forte che crede profondamente nel film“. Ora si sa che sarà la Dall’Angelo Pictures mentre ancora non si conosce la data di uscita nelle sale.

La critica accoglie tiepidamente il suo film, accusando il regista di un eccesso di indulgenza. Ma Stone è assai meno indulgente nel dare un paio di sarcastiche definizioni del 43° Presidente degli States “Bush è come il Candide di Voltaire, non ha curiosità ma un ego spropositato, è un anti-Socrate per eccellenza, che pensa che la vita non debba essere per nessun motivo esaminata“. E come la mettiamo con il film che molti definiscono poco politico? “Il mio film è lo studio su un personaggio. Vorrei precisare anche che il film non è un documentario, ma una satira che, come tutti sanno, sta a metà tra la commedia e la tragedia. Questa è la figura dell’uomo Bush che non ha mai preso seriamente la politica e neanche la sua vita. Ma la vera satira è che, alla fine, siamo noi ad essere presi in giro dai personaggi che scherniamo, ed è questo il significato del film, perchè l’impatto di Bush sul mondo è più grande di quello di tutti gli altri presidenti degli Stati Uniti, anche Reagan e Nixon. Abbiamo sempre sorriso di quest’uomo sottovalutandolo e male interpretandolo“.

“W.” è il frutto di ricerche fatte da un gruppo di giornalisti che hanno setacciato la vita non solo del Presidente, ma anche dei suoi più stretti collaboratori: “I dialoghi sono invece il frutto del nostro lavoro di drammaturghi. Per esempio, c’è una scena di ben undici minuti sulla discussione a porte chiuse tra i cinque vertici del governo a proposito delle guerre in Iran e in Iraq: ogni personaggio presenta il proprio punto di vista. Questi dialoghi sono basati sulle dichiarazioni pubbliche dei reali protagonisti e sono il frutto del nostro approccio di cineasti. Per conoscere tutte le fonti che abbiamo consultato è sufficiente collegarsi al sito ufficiale del film http://wthefilm.com“.

Prima dell’uscita negli Stati Uniti qualcuno azzardava che il ritratto di Bush avrebbe potuto perfino influenzare il risultato delle elezioni: “La crisi economica forse ci ha in parte danneggiato perché è diventata protagonista dell’attualità americana più del Presidente stesso. Per gli americani Bush è «morto» il 16 settembre. Tuttavia, nutro grandi speranze per il film di ottenere dei riconoscimenti e di avere una vita lunga oltre alle proiezioni nelle sale, continuando a vivere in DVD o trasmesso da qualche emittente. Credo che possa essere ben apprezzato anche in Europa dove Bush non è mai stato molto amato“. La crisi economica e la guerra in Iraq sono i due elementi che hanno decretato la vittoria democratica secondo il regista: “Forse paradossalmente l’effetto positivo della crisi è che potrebbe porre fine a questo atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti e alla loro volontà di mantenere la supremazia e la sicurezza mondiali“.

Tornando al film, Stone sottolinea come il protagonista Josh Brolin sia “un meraviglioso caratterista. In lui ho riscontrato un’analogia col Presidente perchè a 40 anni entrambi avevano fallito, l’uno come attore, l’altro come politico, presidente di una squadra di baseball e uomo d’affari. Entambi avevano un padre ingombrante, quello di Brolin è un famoso attore sposato con Barbra Streisand. Brolin inizialmente si è quasi risentito di queste analogie, ma io gli ho proposto immediatamente il ruolo perchè vedevo in lui un atteggiamento texano che si è manifestato nell’accento ben costruito e nella camminata“. L’attore ha infatti saputo perfino ricostruire la “lotta costante di Bush con le parole che inventa e distorce per far fronte alle sue lacune culturali. Un uomo che non ha mai manifestato un interesse per la vita interiore e l’introspezione che chiama infatti ‘psicochiacchiera’. Il fatto che una persona come questa sia diventata il Presidente degli Stati Uniti è veramente singolare e ci deve far pensare“.

Perfino rispondendo a una domanda su Gomorra , il film di Matteo Garrone, Stone trova il modo di citare una responsabilità di Bush: “Gomorra è un film forte e complesso. Essendo costruito su tanti personaggi, è stato difficile capirlo. In America non siamo abituati a storie così complesse, di solito la vicenda ruota attorno a pochi personaggi. La storia del film è sicuramente triste, ancora di più è vedere che non c’è più una punizione, un rispetto delle regole anche a livello internazionale. E Bush ha contribuito molto in questo senso“.