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OMAGGIO A LORENZO LOTTOIn mostra all’Accademia a Veneziadi Giacomo Botteri Dovevano passare tre secoli e la capacità critica di un Berenson, per togliere dall’oblio quasi totale, Lorenzo Lotto, un grande della pittura caduto praticamente nell’oblio dopo la sua morte. Un destino post mortem che sembra continuare il destino di rifiuto che Venezia aveva tributato a questo suo figlio quasi ignorandone il talento, mentre commissioni, onori e riconoscimenti venivano tributati a un altro grande, Tiziano, omaggiato da Dogi e Imperatori.
Ora Venezia continua l’opera di recupero e riconciliazione con la sua grande arte con Omaggio a Lorenzo Lotto, nella sede dell’Accademia, una mostra dalla dimensioni ridotte per numero di opere, ma grande per la valenza di alcuni dipinti giunti dall’Ermitage di Leningrado o Pietroburgo che dir si voglia. Si tratta di Ritratti di coniugi del 1553 e Madonna delle grazie, questa ultima una inedita primizia per Venezia visto che il quadro è stato riconosciuto di Lotto dopo che per decenni giaceva, con i colori ottenebrati dal tempo, nei depositi del Museo russo. Restaurato e assegnato al suo autore dopo varie prove scientifiche e filologiche illumina ora questa mostra che può vantare altri capolavori come la grande Pietà del 1545 e lo straordinario ritratto del giovane Alvise Rovero provenienti il primo da Brera, e l’altro facente parte del patrimonio delle Gallerie dell’Accademia. Ad aprire la rassegna è un piccolo dipinto di proprietà della Banca Nazionale del Lavoro che rappresenta l’eroina biblica Giuditta. Veramente interessanti poi, le tre versioni del bassorilievo in bronzo Il trionfo di Cristo Salvatore che il Sansovino, suo coetaneo aveva tratto da una sua opera omonima. E’ poi presente Adorazione del Bambino, operante nell’area veneta anche se di origine bergamasca, grande pittore anche lui, famoso per una splendida Annunciazione nella Chiesa di San Anastasia a Vittorio Veneto. Non ha mai smesso di curiosare nei vari centri artistici italiani da Bergamo a Treviso, a Recanati, a Loreto a Roma, molto attento all’arte dei Fiamminghi e dei tedeschi. Il suo gusto poco veneziano è espresso dal suo paesaggio cupo e grigio, scomposto. L’arte tedesca (Durer e Altdorfer) la si intravede nella irrequietezza e nella bizzaria delle pennellate. Vive le partiture della semplicità quotidiana e pure l’esaltazione dell’irruenza realistica della folla popolare come non si è mai visto nei precedenti artisti. Molto opportunamente è stato in mostra il suo testamento olografo, documento che è quasi una succinta autobiografia, che riflette, turbe, ansie, fervore di questo eccelso artista, che chiuse la sua vita nel segno della povertà facendosi oblato di San Francesco e rinunciando ai suoi beni. Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dal 24 novembre 2011 al 26 febbraio 2012. INFORMAZIONI SULL’ EVENTO orari Lunedì: 8.15 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15) Martedì > Domenica: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30) chiusura: 25 dicembre, 1 gennaio info e prenotazioni tel. (39) 041 5200345 www.gallerieaccademia.org info@gallerieaccademia.org
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