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"OTELLO" al Teatro India di RomaLa tavola Grottesca di Otello e Compagniadi Alessandro Pesce Per una curiosa coincidenza , in questi giorni, sui palcoscenici romani ,sono rappresentate ben tre edizioni dell’Otello: c’è la versione di Arturo Cirillo, all’Eliseo, che interpreta la tragedia come un ambiguo gioco di parole di cui Iago è il regista e c’è la riduzione di Francesco Giuffrè , al Piccolo Eliseo, che si basa su un’idea di un Otello “diverso” perché anziano più che perché “nero”, come fu in precedenti allestimenti.
Per lo spettacolo prodotto dal Teatro Litta di Milano, ospite all’India, il giovane e talentuoso regista Claudio Autelli, ha immaginato una tavolata attorno alla quale i personaggi, ridotti ai cinque principali, tratteggiano le fasi della vicenda ( il testo, con traduzione di Salvatore Quasimodo, è in parte alleggerito) partendo dall’incipit delle nozze, gioioso ma già presago, proseguendo poi ,a colpi di equivoci e macchinazioni , fino al tragico epilogo. Man mano che il percorso procede , lo spettacolo cresce in intensità. Infatti l’avvio è improntato su un registro molto grottesco e a tratti parodistico, con citazioni di teatro anni 70, che può anche risultare straniante e un po’ fine a sé stesso , mentre nelle fasi successive e sotto il finale, questa lettura tira fuori un forte “senso” e regala i migliori momenti, vedi l’onirica scena del fazzoletto che si moltiplica fino a diventare un enorme lenzuolo, come avviene nei peggiori incubi. I personaggi urlano le loro ragioni e loro i sentimenti tra lazzi ghigni e salti, mentre l’“ acqua” della laguna , che simboleggia l’inconscio ( sempre molto presente nel testo e nei più diversi allestimenti) viene qui genialmente e beffardamente sintetizzata negli schizzi dei bicchieri d’acqua che i cinque si lanciano e nell’acqua dei palloncini al cui filo viene sacrificata la vittima del banchetto, Desdemona. Fa da sottofondo una composita e variegata colonna sonora, molto espressiva, che va dal rock di una chitarra elettrica a cori vocali barocchi, da una canzone di Anthony a musiche a base di bandoneon o fisarmonica, fino a un inquietante sibilo elettronico nella scena in cui si insinua il sospetto. La regia chiede agli attori un tesissimo impegno sia per i passaggi repentini nei cambi di tono sia per le acrobazie atletiche mai meramente esteriori. Il gruppo risponde con efficacia sia coralmente che a livello individuale, restituendo, tra l’altro, ciascuno di loro, un’originale lettura del proprio personaggio. OTELLO di William Shaekesperare, traduzione di Salvatore Quasimodo Adattamento e Regia di Claudio Autelli. Produzione Teatro Litta Teatro India, fino al 6 febbraio 2010, poi tournéé
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