VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"Orazi e Curiazi"Arte e politicadi Enrico Silvano Orazi e Curiazi è un dramma didattico scritto da Brecht nel 1934. E’ uno dei due spettacoli che l’accademia degli artefatti porta in scena al festival Drodesera 2011.
Innanzitutto il dramma didattico. Sulla scena Orazi e Curiazi: Orazi sono i tre rappresentati di Roma, Curiazi i tre di Albalonga; la lotta è aspra e incerta, sembrano prevalere i Curiazi ma contrariamente ad ogni aspettativa l’ultimo Orazio, prima finge di fuggire, poi cogliendo tutti alla sprovvista, riesce a sbaragliare gli avversari, per lo stupore del pubblico e la gloria di Roma. La parte didattica del dramma sta nella volontà di Brecht di trarre da questa storia, ma in generale dalla Storia un insegnamento (il “sugo della storia” appunto) da passare al pubblico. Attenzione, occorre indorare la pillola: bisogna ricorrere al registro comico; lo spettatore, si sa, ne è ghiotto, e ce n’è da uscire sazi; si ride tanto in questo spettacolo che sembra il circo, i numeri si susseguono senza pause, uno dopo l’altro, uno sopra l’altro; il palco alla fine è un campo di battaglia per davvero. Gli attori non stravolgono le scelte di Brecht, anzi ci vanno dietro e aggiungono. Momenti da ricordare: un oplita si punta la videocamera in faccia e ci racconta in presa diretta la guerra, le sue imprese ci colpiscono, sembra Rambo, muore da eroe. Ora ti facciamo ridere, però poi riflettiamo insieme, questo è il patto: anche qui Brecht non viene tradito (a qualcuno può non piacere il metodo, ma è un dramma didattico, funziona così). La riflessione però è diversa da quella proposta nell’originale, anzi la riflessione è proprio su Brecht e sullo spettacolo. Gli Artefatti disegnano una cornice in perfetto pandan; le convinzioni e le speranze socialiste brechtiane in piedi fino a ieri sembrano già lontane ere geologiche, servono nuove idee per proseguire, non c’è tempo per le nostalgie (quindi stop ai pianti disperati sulle bandiere dei cobas, prima scena). Ancora una volta, anche qui, ci si interroga su come ripartire (“una volta uniti, ora separati”, suggerisce la voce fuori campo del finale); ma il lascito conclusivo, non ci resta che ridere, è la dichiarazione di poetica che oggi, soprattutto tra quelli che la pensavano come Brecht, raccoglierebbe più sottoscrizioni. ORAZI E CURIAZI drammaturgia Magdalena Barile - regia Fabrizio Arcuri con Miriam Abutori, Michele Andrei, Matteo Angius, Emiliano Duncan Barbieri, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Pieraldo Girotto, Francesca Mazza, Sandra Soncin durata: 110’
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





