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"Orson Welles’ roast" all’Elfoin scena da martedì 23 marzo a giovedì 1 aprile 2010Comunicato stampa pubblicato giovedì 18 marzo 2010 Orson Welles’ roast scritto da Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston regia di Michele De Vita Conti con Giuseppe Battiston musica originale di Riccardo Sala - aiuto regista Elia Dal Maso produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa in collaborazione con IMAIE - Premio Hystrio - Teatro Festival Mantova 2009. Premio Ubu – Miglior attore «Abbiamo provato ad evocare il grande maestro, per avere occasione di rendergli omaggio. E la forma più opportuna per farlo, ci è sembrata quella del “roast”, che potremmo qui tradurre, più che letteralmente come “arrosto”, come “elogio al contrario”. Un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni. Abbiamo cercato anche di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un’ora, tornare a stare tra noi. Ci parlerebbe della sua vita, dei suoi film, della sua meno conosciuta carriera teatrale? Ci svelerebbe qualche segreto della sua tecnica straordinaria o spenderebbe tutto il tempo a disposizione a raccontare aneddoti esilaranti? Scaglierebbe, indignato, invettive contro i nemici di allora e gli orrendi tempi moderni o ne sorriderebbe bonariamente? Probabilmente tutto questo e chissà cos’altro ancora. Ci piace ricordarlo così. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci». Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston «Sarà probabilmente anche per questa affinità di stazza fisica che Battiston - diretto e affiancato nella stesura del testo da Michele De Vita Conti - ha scelto di accostarsi alla figura di Orson Welles. Certo è che l’attore friulano palesemente ne richiama certi tratti esteriori. E la sua sorprendente adesione al personaggio, che quasi trascende la mera immedesimazione, passa in gran parte da un linguaggio del corpo: non tanto il peso, né la rotondità delle forme, ma una sorta di morbida pinguedine interiore, suggerita, ancor più che dalla pancia, dal sigaro che fuma, dall’accappatoio che indossa, dall’indolente accento americano che sfoggia. Il monologo, costruito in larga misura su stralci di interviste rilasciate nel tempo da Welles, e integrate da improvvisazioni dello stesso Battiston, parte non a caso da riflessioni sul cibo (folgorante la battuta iniziale: "il medico mi ha proibito di preparare cene per quattro persone, a meno che a tavola non ci siano anche gli altri tre") per poi parlare via via del suo amato Falstaff, dell’Inghilterra, di Shakespeare, dei duecento attori neri utilizzati per rappresentare Macbeth, del musical Giro del mondo in ottanta giorni con musiche di Cole Porter, dei marziani, la cui invasione annunciò in una mitica trasmissione radiofonica. Intelligentemente, il protagonista viene colto in una luce tutt’altro che agiografica: anzi, l’immagine che ne esce è sostanzialmente acida, cattiva, a tratti sottilmente derisoria. Ed è travolgente la bravura con cui Battiston tratteggia un graffiante ritratto di quella star buffamente cinica, malevola, fra lampi di ingegno e insospettabili bassezze». Renato Palazzi, delteatro.it «Si può fare: si può diventare in pochi anni d’intensa attività il protagonista che mancava alla propria generazione, l’attore di riferimento per una tendenza innovativa, l’interprete ideale per ruoli fisicamente caratterizzati che diventa il personaggio per cui si scrivono soggetti. Udinese, classe 1968, diplomato alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, Battiston ha collezionato un curriculum non meno imponente della sua presenza fisica, che lo ha portato di recente all’identificazione vincente con il grande Orson Welles nello spettacolo Orson Welles’ Roast. Ottiene dunque questo riconoscimento a coronamento di una carriera dal curriculum eccellente, che lo ha visto in teatro diretto, tra gli altri, da Santagata, Vacis, Garella, Pezzoli, Andò e Paravidino, in televisione, ma soprattutto al cinema, attore prediletto di Soldini (Un’anima divisa in due, Le acrobate, Pane e tulipani, Agata e la tempesta, Giorni e nuvole), fino al recente successo di Manfredonia intitolato Si può fare». Premio Hystrio-Teatro Festival Mantova 2009 Da martedì 23 marzo a giovedì 1 aprile - ELFO PUCCINI corso Buenos Aires 33, Milano – Informazioni: tel.02.00660606 – 02.716791, www.elfo.org, info@elfo.org - Inizio spettacolo ore 20.45, domenica ore 16 – Prezzi: Intero 25 €, ridotto 16 €, martedì 15€
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