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Ovunque proteggi – Vinicio Capossela in tourMusica, teatro, ombre cinesi coinvolgono il pubblico venezianodi Alessandra Marton Uno spettacolo coinvolgente, originale, non inquadrabile in nessun genere in particolare è quello che offre Vinicio Capossela al pubblico in occasione della tappa veneziana del tour “Ovunque proteggi”.
Un insieme di teatro, musica, messa in scena di pezzi di vita e dei brani dell’ultimo album, che dà vita a quasi tre ore di concerto, accompagnato dalla magia del teatro d’ombre che sottolinea in modo suggestivo ciò che Capossela porta sul palcoscenico. Dalle canzoni al teatro, dunque, per una prima parte di spettacolo in cui l’artista propone i brani dell’ultimo album, portandoli letteralmente in scena, indossandoli attraverso i costumi, le maschere, gli accessori che li connotano. Un Vinicio Capossela che colpisce fin da subito, che si muove controluce nell’ombra davanti ad un unico faro rivolto verso il pubblico cantando “Non trattare”, per poi diventare Minotauro in “Brucia Troia”, monello con cartella a tracolla in “Dalla parte di Spessotto”, centurione romano che presenta i componenti della band. Lo spettacolo si articola così in due parti ben distinte: una prima in cui l’originale presentazione dell’ultimo album (in una successione appena diversa da quella dell’originale) viene completata da originali giochi d’ombre su di un telone bianco che fa da scenografia alla rappresentazione; una seconda parte più intimistica, in cui l’artista quasi sempre al pianoforte propone alcuni dei suoi brani più noti, con una scaletta che varia a seconda dell’ispirazione del momento e del luogo. Non mancano nemmeno gli intermezzi comici, i riferimenti alla politica, le battute e i commenti sulla città di Venezia (“Venezia è l’unica città in cui se chiedi un’informazione per raggiungere un luogo, trovi qualcuno che ti ci accompagna”), le citazioni e i racconti di favole, a completare uno spettacolo già in sé multiforme. Il coinvolgimento del pubblico è altissimo: Capossela parla molto rivolto sia alla platea che alle gallerie (“Parlo a chi sta in basso, e a teatro di solito chi sta in basso…sta in alto”), si lascia accompagnare sia tradizionalmente, sia trasformando il pubblico in una scenografia sonora di onde e pioggia, con effetti davvero sorprendenti. Gli ultimi brani, infine, vengono eseguiti a luci accese, in quello che l’artista definisce “il suo abbraccio”, dando luogo ad un momento in cui crollano le tradizionali barriere tra palcoscenico e platea e in cui si comprende che il vero spettacolo lo fanno insieme l’artista e il suo pubblico . Uno spettacolo che si avvale di numerose suggestioni, a partire da quelle relative ai travestimenti, fino alla particolarità dei giochi d’ombre realizzati dal Controluce Teatro d’ombre di Torino e ai giochi li luci molto efficaci anche in un ambiente come il Teatro Goldoni. Il tutto a completare ed esaltare il suono, le melodie, le trovate di un artista come Capossela, che riesce ad essere sempre originale, onirico, multisfaccettato, ma non eccessivo. I musicisti che l’accompagnano, poi, formano una straordinaria band, in grado di spaziare in tutti i generi musicali che lo spettacolo attraversa, esaltandone le particolarità e dando vita ad un viaggio davvero emozionante.
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