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"PATER FAMILIAS" A BOLOGNAPersi nel labirinto delle relazioni umanedi Andrea Massironi Vieni, toro, vieni. Una volta lanciata la sfida, allo spettatore non resta che entrare nei meandri di un labirinto dove un padre-minotauro e suo figlio, novello Teseo, si sfidano in una battaglia all’ultimo sangue.
Pater Familias è un testo duro e freddo nel quale il mitologico e l’onirico diventano lo sfondo di un dramma più che reale. L’incomunicabilità intergenerazionale si manifesta nei silenzi carichi di significato che allontanano sempre di più la coppia dei protagonisti, come in un nuova versione del mito di Dedalo e Icaro nella quale non si sa chi dei due sia poi destinato a cadere. La contrapposizione tra il singolo e il gruppo assume sembianze animalesche, la banda di giovani si trasforma in un branco di lupi pronti a mangiarsi la pecora, il vecchio tranviere che non ha nemmeno il coraggio di guardare negli occhi il figlio ribelle. I ragazzi invece lanciano sguardi sprezzanti verso la platea, sfidano apertamente il pubblico a seguirli nel loro cammino fatto di violenze quotidiane. La distorta visione di un mondo diviso in due categorie disomogenee di persone - i pochi che sanno vivere e tutti gli altri, i “senzapalle” - porta questa gioventù bruciata a vivere (e a recitare) in maniera estrema e spersonalizzata, decisamente sopra le righe. L’azione si svolge in un non luogo senza tempo; la scenografia scarna è in grado di generare in chi guarda un senso di claustrofobia: sei tavoli di legno grezzo vengono continuamente mossi dagli attori in modo preciso e geometrico per creare di volta in volta il nuovo schema del labirinto in cui tutti, personaggi e pubblico, vanno via via smarrendosi. C’è molto della violenza fisica e verbale di Steven Berkoff in questi bad boys che Maurizio Sguotti riesce a muovere con abilità. Lo spazio scenico, per mezzo di un sapiente uso delle luci, si dilata e si restringe, dando allo spettatore la sensazione di vedere i movimenti di una telecamera che mette in risalto ora il volto dell’individuo, solo nel suo dolore, ora l’intera banda dei giovani, uniti in una comune ottica (auto)distruttice. PATER FAMILIAS di Fiammetta Carena regia di Maurizio Sguotti - scene e costumi Francesca Marsella - musiche e luci Enzo Monteverde - movimenti Davide Frangioni - produzione Kronoteatro. interpreti: Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Maurizio Sguotti Durata: 60 minuti a Teatri di Vita di Bologna dal 23 al 24 febbraio
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