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PEOPLE MEET IN ARCHITECTUREXII edizione della Biennale architetturadi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri “People meet in architecture” è il titolo della XII edizione della Biennale architettura che si terrà ai Giardini e all’Arsenale dal 29 agosto al 21 novembre. La manifestazione, incoraggiata dal successo internazionale che ha riscosso l’ultima edizione, parte ricca di iniziative e novità. Fra queste ultime va segnalata la nomina a direttore di una donna , Kazuyo Sejima, designazione alquanto significativa perché rompe un tabù e in quanto dopo una serie di Biennali affidate a prestigiosi studiosi e critici, si è di nuovo fatto ricorso ad un architetto, peraltro prestigiosa vincitrice del premio Oscar dell’architettura, il Pritzker Architecture 2010.
Si è poi rinnovata la consuetudine di presentare la prossima edizione nella Facoltà di architettura dell’Ateneo di Cà Foscari. Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, nella sua prolusione, ha sviluppato una serie di concetti e prospettive seguiti dagli organizzatori nella scelta degli artisti, nelle linee guida che hanno portato alla realizzazione della mostra. La specificità di questa rassegna così peculiare rispetto alle consorelle biennali d’arte ove ogni artista presenta l’opera compiuta, consiste nel fatto che le opere non esistono nella rassegna stessa ma vedranno, ovviamente la luce altrove. Non saggio critico, non lezione ex cathedra, non semplice luogo di informazione e documentazione, il perno della mostra è centrato su immagini che parlano al visitatore, capaci di evocare più che documentare i concetti, i pensieri, i temi propri dell’ideare opere di architettura e interventi sul territorio. Il Presidente Baratta usa una bellissima espressione definendo in modo sintetico la finalità della rassegna presentandola come uno strumento dell’educazione estetica ( e si sa quanto bisogno ce ne sia in questi tempi grami per la cultura) utile per arricchire lo spirito attraverso emozioni ad “andare oltre", predisponendo il visitatore ad una dilatazione dello spirito stesso per dare migliore forma allo spazio in cui viviamo. Riflettendo sul titolo della mostra , sottolinea come uno dei contrasti più stridenti dei tempi attuali sia la discronia fra il moltiplicarsi dei consumi di qualunque genere, e un parallelo arretramento della figura del committente cui l’Italia del passato è debitrice di tante opere grandiose e immortali. Per dare contenuti concreti a questa aspirazione e aiutare, soprattutto i giovani, a formarsi una mentalità aperta al vivere civile, sono stati chiamati dal presidente, i direttori delle Biennali del passato con il compito di tenere, nel corso della mostra, ogni sabato, un seminario o un workshop da lui concepito e condotto su di un tema a sua scelta. La risposta è stata immediata ed entusiasta. Sono state inoltre contattate 30 università italiane e 80 facoltà di ingegnerie , architettura, sociologia della comunicazione, per invitarle a fare della mostra un luogo di integrazione delle loro didattiche con agevolazioni di vario tipo. Anche in questo caso le adesioni non si sono fatte attendere. Gli inviti sono stati estesi anche a Università straniere facendo quindi di questa nuova Biennale un luogo in cui si affiancano accanto ai padiglioni stranieri le università come fruitrici. Kazuyo Sejima, la nuova curatrice risulta perfettamente funzionale, secondo Baratta, alla realizzazione al meglio di questi ambiziosi e fecondi progetti.
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