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PFM al MaxliveCostabissara (VI), 15 febbraio 2008di Luca Bertoldo Sono passate da poco le 21,30 quando la PFM esce sul palco: tre signori di mezza età sorridenti accompagnati da due colleghi più giovani, a cui se ne aggiungerà un terzo nel corso della serata. Franco Mussida sistema la chitarra e saluta con cordialità il pubblico, Patrick Djivas si piazza accanto all’amplificatore del suo basso elettrico, nascosto da cappellino e occhiali per mascherare il fastidio della febbre a 38, Franz Di Cioccio, con l’usuale bardatura di bacchette alla cintola, si sbraccia e scalda subito i presenti, garantendo che tutto è pronto per il nuovo tour, qui al debutto, e dopo un tagliando per il menisco si suona senza problemi.
Dalle parole ai fatti. Dopo aver creato il clima da ritrovo tra amici, e c’è da sospettare che molti degli spettatori lo siano davvero, si passa all’elettricità di un rock energico, suonato senza risparmio e con grande frenesia. La scaletta inizia con la cover a sorpresa di 21st Century Schizoid Man dei King Crismon (un ritorno alle origini) per poi pescare qua e là dall’ampio repertorio, selezionato per la recente antologia 35… e un minuto. Le scelte non sempre sono scontate e tra le immancabili Maestro della voce e La carrozza di Hans vengono riproposte pagine degli anni Ottanta come Chi ha paura della notte o Cyber Alpha 3.1, ancora criticate in articoli e recensioni recenti, con frequenti allusioni alla somiglianza tra le vicende dei nostri e quelle dei Genesis (uscita di alcuni componenti=commercializzazione=decadenza). E’ la prima uscita dopo la pausa e, a onor del vero, non tutto fila liscio. Tocca improvvisare il finale de La rivoluzione, probabilmente per il buco di Di Cioccio nel cantato e non giova certo un Djivas febbricitante, tanto che su Out Of The Roundabout il gruppo decide di soprassedere. Impeccabile, ed emozionante come sempre, invece, il tributo a De André a pochi giorni dal suo compleanno, con Volta la carta e Il pescatore. La voce di Mussida è ancora sorprendentemente cristallina, un po’ meno quella di Di Cioccio che sopperisce con furbizia e un’instancabilità impressionante. Pare un bambino che non riesce a stare fermo neppure sotto minaccia: suona mentre canta, giocherella con i piatti mentre alla batteria lo sostituisce Piero Monterisi, stuzzica le corde della chitarra del collega con le bacchette… Inevitabili – ma c’è forse alternativa? – Impressioni di settembre e E’ festa come bis, suonate comunque senza la pesantezza che dopo più di 35 anni di carriera ci si aspetterebbe. Dopo i dischi al primo posto in classifica, dopo le tournée negli USA, dopo gli alti e bassi, la PFM ha ancora voglia di suonare, di divertirsi e di divertire, di dimostrare la grande tecnica e padronanza, ma mai dall’alto, sempre allo stesso livello di chi ascolta.
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