PIRANDELLO E IL SUO RAPPORTO CON IL TEATRO E GLI ATTORI

Dopo l’iniziale avversione per il teatro, accusato di riproporre un mero surrogato delle drammaturgie ideate, Pirandello approda alla regia teatrale, divenendo una delle figure più difficili da delineare nel panorama teatrale italiano novecentesco.

L’inadeguatezza della messinscena nei confronti del testo e l’impossibilità dell’attore di riproporre integralmente il personaggio da lui interpretato, porteranno Pirandello a una riflessione sulla discrasia tra testo e teatro che si rifletterà nelle sue opere cosiddette metateatrali come “Questa sera si recita a soggetto”.

Nonostante il suo intempestivo interesse nei confronti del teatro, Pirandello è da considerare, assieme al collega D’Annunzio, una personalità di rilievo all’interno del panorama italiano sia drammaturgico che registico di inizi Novecento, data la sua duplice natura di drammaturgo e direttore di scena (“regista di se stesso”). A differenza dei grandi registi d’oltralpe come Antoine e Stanislaskij, solamente interpreti e non autori dei testi drammaturgici da loro inscenati, Pirandello è dapprima creatore delle drammaturgie destinate a essere rappresentate, perciò si accorge ben presto del “tradimento” che un testo subisce nel momento in cui viene riproposto da altri interpreti, i quali non possono che riproporre un mero surrogato dell’opera pensata dall’autore: il teatro tradisce inesorabilmente il significato dell’opera originaria; del resto Pirandello in passato (quando ancora era forte la sua avversione per la messinscena) nell’“Illustratori, attori e traduttori” (1907) aveva asserito che il teatro “non è una forma d’arte ma una degradazione dell’opera pensata, progettata e scritta dall’autore”.

Tutto questo in un periodo dove in Italia il termine “regista” non era ancora associabile a una figura ben precisa, soprattutto a causa del sistema capocomicale che lasciava spazio allo stravolgimento del testo teatrale a opera del grande attore (tra i massimi esponenti Eleonora Duse ed Ermete Zacconi). Sia il sistema capocomicale sia l’impossibilità oggettiva dell’attore di rappresentare con esattezza le visioni immaginifiche del drammaturgo spingono Pirandello a intervenire in maniera sempre più concreta nella messinscena dello spettacolo.

Nonostante il suo scetticismo giovanile sia andato scemando, grazie anche all’incoraggiamento del suo attore prediletto Nino Martoglio, permane però la sua convinzione che il capocomicato novecentesco non sia idoneo a rappresentare degnamente il lavoro immaginativo dello scrittore, escludendo da questa massima solo la Commedia dell’Arte, poiché priva di un testo scritto modificabile. Significativo l’episodio in cui Marco Praga mette in scena il pirandelliano “Se non così”: nonostante il palcoscenico sfoggi un’attrice del calibro della Grammatica, l’autore rimane deluso dell’intero spettacolo e decide di ritirare il testo dalla circolazione.

La sua sfiducia nei confronti del capocomicato lo porterà nel ’25, durante la direzione del Teatro d’Arte da lui stesso fondato, ad apportare sensibili modificazioni alla struttura del palco e alla scenotecnica: copre la buca del suggeritore, amplia il palco verso la platea, abolisce le luci della ribalta (atte a illuminare esclusivamente il bordo palco) favorendo un’illuminazione in profondità e utilizza luci colorate che possano enfatizzare le sfumature psicologiche della recitazione. Gli schemi del palcoscenico adatti a una recitazione declamatoria ed enfatizzata “da grande attore” vengono erosi per lasciare spazio a un nuovo teatro confacente al teatro antirealista e alle storie senza tempo del drammaturgo agrigentino.

E’ dal bisogno di esprimere in scena ciò che il testo suscita, dalla consapevolezza che gli attori non coincidono con i suoi personaggi, è dalla dicotomia tra atmosfere e paesaggi ricostruiti dallo scenografo e immaginati che nasce in Pirandello l’esigenza di assommare il ruolo di direttore di scena (regista) al suo status di scrittore e drammaturgo. Attraverso l’esperienza diretta sul campo, la sua produzione artistica viene suggestionata dalle difficoltà che il mestiere di direttore di scena gli riserva, sino a farle trasparire tra le pieghe delle sue opere, in maniera eclatante in quelle opere cosiddette metateatrali: “Sei personaggi in cerca d’autore”, ”Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto” ne sono un esempio eclatante.

Questa sera si recita a soggetto” ha inizio con il personaggio di Dottor Inckfus, il regista di una compagnia teatrale che fornisce le indicazioni sulla struttura di una commedia che il pubblico sta per vedere; la spiegazione di Inckfus prosegue precisando che gli attori avrebbero recitato a soggetto prendendo spunto da un’opera di Pirandello, sottolineando infine il proprio compito consisteva nell’aiutare gli attori nell’interpretazione e guidare il pubblico nella comprensione dello spettacolo. Nel corso della rappresentazione viene sviscerato un ambiguo rapporto regista-attore, dove un inascoltato Inckfus riesce con difficoltà a gestire la disobbedienza e il disinteresse dei suoi attori: dietro la maschera di questi personaggi teatrali non è difficile evincere il reale disagio nutrito da Pirandello nei confronti degli attori con cui si è trovato a lavorare nel corso della sua carriera registica.

Ma il pessimistico quadro di “Questa sera si recita a soggetto” mostra un’altra sfumatura interessante nell’epilogo della vicenza: nell’atto di inscenare un finto malessere, un attore della compagnia di Inckfus è colto da un reale malore, che costringe il regista ad interrompere repentinamente lo spettacolo scusandosi col pubblico in sala. Questo insolito finale permette a Pirandello di mettere in scena uno dei leitmotiv della sua produzione drammaturgica, ossia la difficoltà dell’attore di interpretare perfettamente il testo teatrale, non solo per difetto (ne è un esempio “Sei personaggi in cerca d’autore”) ma anche (come in “Questa sera si recita a soggetto”) per eccesso di immedesimazione da parte dell’attore nel personaggio: senza il sapiente intervento del regista Inckfus –associabile all’autore stesso del testo- l’attore è impossibilitato a concludere degnamente l’evento teatrale.