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PREMIO "CITTA’ DI VENEZIA" A TRE FILM DI PAESI IN VIA DI SVILUPPOIntervista a Michele Serra, promotore del premiodi Giacomo Botteri Il sessantottesimo Festival Internazionale cinematografico di Venezia entra nel vivo dell’agonismo artistico offuscando le precedenti edizioni per la ricchezza delle offerte e per la preziosità delle ricerche tecniche che fagocitano le risorse economiche disponibili.
Desta perciò ancor più ammirazione e curiosità culturale la quasi nascosta cerimonia per l’assegnazione del Premio “Città di Venezia” – primo settembre 2011 alla sala Pasinetti del Lido – ad autori normalmente esclusi dai circuiti commerciali del mondo occidentale. Quest’anno le capacità espressive, gli scorci artistici e sociologici focalizzanti i problemi dei loro Paesi, pur nella modestia delle disponibilità economiche, hanno richiamato su tre registi l’attenzione della Giuria presieduta dal prof. Michele Serra di Mestre, critico del linguaggio cinematografico a livello pedagogico, già segretario nazionale del Cinit “Cineforum italiano e fondatore del Premio. Serra racconta che "è stato spinto a un aiuto ai Paesi sottosviluppati e in particolare all’Africa, affinché avessero la possibilità di esprimere a livello cinematografico la ricchezza spirituale, la cultura e anche la gioia di vivere di cui sono portatori. Gli africani ad esempio, fanno film da oltre cinquant’anni, studiano cinema, hanno università con prestigiose cattedre di comunicazione e di mass media, senza essere peraltro riusciti fino ad ora a imporsi sulla scena mondiale. Alle pellicole affidano il loro modo di vivere, il loro problemi irrisolti che spesso hanno radici in una Europa che continua ad allenare su di loro i denti voraci di un cieco sfruttamento mercantile.. Difficile – continua Serra – esportare i loro film per la nostra diffidenza e le loro difficoltà di comunicazione lasciando ai Missionari la loro classica scorta di diapositive. Da questa precaria situazione è nata la sua esigenza di inventare il Premio, sostenuto anche dal Comune di Venezia e dalla Biennale, da assegnare ai cineasti di questi Paesi che siano capaci di valorizzare con il loro lavoro professionale il cinema della loro gente e di incoraggiarne lo sviluppo artistico, sociale, morale". La ventesima edizione del Premio vede premiati : il lungometraggio del colombiano Carlos Gaviria dal titolo Retratos en un mar de Mentiras (Ritratti di un mare di bugie”), il cortometraggio dell’ algerino Abdenour Zahzah dal titolo Garagouz. Quest’anno si è aggiunto un premio speciale per un film dell’africana Marion Hansel dal titolo Si le vent souleve les sables (Se il vento solleva le sabbie). La regista ha portato la sua cinepresa in un tremendo deserto in cui l’umile umanità di poveri pastori si scontra con le violenze e la rapacità di un’altra sciagurata umanità che ,accecata da odio e interessi meschini, ha annullato ogni valore di rispetto e di sensibilità verso l’altro. Le scene sono girate con una febbrile ricerca che sottolinea lo scontro tra il bene e il male finalizzata al respiro di uno sbocco redentorio. Il cortometraggio di Abdemmour Zahzah riporta il dramma dei sentimenti solidaristici contrastati dal fanatismo religioso gretto che sfocia nell’illecito e nell’abuso del potere. Il tutto girato con snellezza narrativa sottolineandone sofferenze e prevaricazioni nelle immagini altamente coinvolgenti. Carlo Graviria conduce il nostro sguardo alla scoperta della sua terra colombiana vista nei suoi eccessi di violenza e di volgarità e nei suoi lati umani migliori e felici. Vi si alternano problematiche socioculturali a quelle psicologiche attraverso sequenze che mai rasentano la retorica in un esemplare trasparente, incisivo, commovente raccontare. Si tratta di opere che non sfigurerebbero certo nel confronto con tante pellicole che affollano e intasano le sezioni principali del Festival, condizionato spesso dall’azione delle major produttrici ,da budget pubblicitari di grande entità dal nome del regista o degli attori che li interpretano. Sono al contrario queste opere di artisti sconosciuti ma pieni di idee e di slancio creativo, i più autentici interpreti di una rassegna che si dice finalizzata ad ascoltare le domande del Nuovo.
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