“PRIMO AMORE” di Matteo Garrone

Primo amore è una storia dolente e livida. Una storia sull'incapacità di amare

“Primo amore è una storia dolente e livida. Una storia sull’incapacità di amare. Il titolo è estremamente in contrasto con la vicenda raccontata”. Così Matteo Garrone descrive in poche parole il suo nuovo film, presentato in concorso al cinquantaquattresimo Festival di Berlino. Dopo l’impressionante successo del suo L’imbalsamatore, il giovane regista non concede nulla al grande pubblico e continua a percorrere un’idea di cinema ‘duro e puro’.

Ogni uomo ha nella sua mente un’ideale di donna. Vittorio, un uomo turbato e inquieto, sogna una donna senza difetti, perfezione che per lui è sinonimo di ‘magrezza’. Orafo di professione, cerca fin da bambino di mettere in pratica le lezioni (troppo ossessive forse) lasciate dal padre: eliminare da un oggetto tutto ciò che è superfluo, al fine di ottenere ciò che è essenziale. Perfetto.
Vittorio grazie ad un annuncio pubblicato sul giornale incontra Sonia (la bravissima e promettente Michela Cescon), una ragazza intelligente, spigliata, quasi perfetta. Di solito le ragazze che piacciono a lui hanno notevoli difficoltà di relazione, sbalzi d’umore. Lei no. Lei riesce ad entrare nel cuore e soprattutto nella mente dell’inquieto artista. Per il protagonista questo è il suo primo amore, il primo rapporto vero con una donna.
Ma c’è un ostacolo che Vittorio, deviato dalla sua professione e dalla sua idea di donna, non può oltreppassare: Sonia pesa 57 chili. Troppi.
Vittorio allora decide di plasmare, come fa con l’oro, la mente e soprattutto il corpo della sua donna.
La desidera. L’ama. L’annienta. Il tutto naufraga nella malattia: lei diventa uno scheletro divorato dall’anoressia, obbligata dalla mente stravolta del suo partner. Lui è riuscito a plasmare il suo corpo. Ma che cosa sarà riuscito a fare nella sua mente? Sonia ormai pensa solo a mangiare di nascosto da Vittorio…e la libertà? È nascosta dietro la morte di uno dei due protagonisti.
Angosciante. A tratti claustrofobico. Ma poetico. Taglienti come pugnali, sono le linee che Sonia traccia su dei fogli per seguire la sua perdita di peso: incisioni nella sua anima, occhiaie sul suo volto, costole sempre più evidenti. Annientamento totale.
I lavori di Matteo Garrone mantengono saldo un filo conduttore: partono da immagini pittoriche. “Il mio approccio al cinema parte da suggestioni visive” dice il regista in un’intervista “per L’imbalsamatore mi piaceva l’idea di mettere in scena tutti quegli animali. Mentre per Primo amore c’è l’idea di quest’uomo che decide di cambiare il corpo di una donna, e poi anche la bilancia…immagini, visioni”.
Alcune curiosità sul film. Vitaliano Trevisan, autore del libro da cui è stato tratto il film “Il cacciatore di anoressiche”, è il Vittorio del film. Garrone lo ha scelto poiché colpito immediatamente dalla sua presenza scenica. Dice: “E’ uno degli autori del film, film girato nella sua città, dunque per lui è stato più facile fare quello che io chiedo agli attori ovvero avvicinarsi da persone ai personaggi e farli ridiventare a loro volta persone”.
Qualche anno fa, un ragazzo, ribattezzato dai media “il killer delle anoressiche”, uccise la sua fidanzata che voleva sottrarsi a quel rapporto malato, lui le imponeva infatti di perseverare nella malattia, sottoponendola a regimi alimentari ai limiti della sopravvivenza. Ma Garrone ci tiene a precisare che la cronaca, il fatto vero, è solo uno spunto e il suo film è altro.

Titolo originale: Primo amore
Nazione: Italia
Anno: 2003
Genere: Drammatico
Durata: 100′
Regia: Matteo Garrone
Cast: Mauro Cordella, Fabrizio Nicastro, Marinella Ollino, Stefano Cassetti
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: 13 febbraio 2003 (cinema)