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Orizzonti "Parc" di Arnaud des PallièresE sempre allegri bisogna stare chè il nostro piangere fa male al riccodi Alessandro Aniballi Ci sono due vicende parallele: Nail (chiodo) vive a Parc (quartiere residenziale ultra-lusso) insieme alla moglie e al figlio, un annoiato quindicenne che vorrebbe emulare i coetanei poveri delle banlieue (quelli che danno fuoco alle macchine); Hammer (martello) si è trasferito da poco nello stesso quartiere per dare vita ad un suo desiderio nichilista suggeritogli dalla madre: crocifiggere qualcuno (!).
Protervio, saccente e ambizioso oltre misura, Parc si regge in realtà su un soggetto banalissimo, degno di una conversazione da bar: il ricco annoiato è socialmente molto più pericoloso del povero. Su questo teorema in fin dei conti insulso Arnaud des Pallières ripone il senso ultimo del suo film, presentato a Venezia 65. nella sezione Orizzonti. Ma ciò che rende ulteriormente sgradevole la percezione di Parc è una totale mancanza di coerenza, per cui la pellicola è affastellata di sequenze a sé stanti, slegate tra loro e tutte girate pomposamente con inutili sfoggi di movimenti di macchina, di gesti simbolici grossolanamente sottolineati e di colori accesi nel reparto fotografia. Des Pallières, privo di una qualsiasi traccia di auto-ironia, sembra convinto di essere un nuovo profeta, tanto che ha addirittura il cattivo gusto di presagire una nuova crocifissione (da qui il risibile gioco dei cognomi: martello-chiodo) che possa svegliare le menti di un’umanità ormai ottenebrata dal benessere. Ma allo stesso tempo non ha il coraggio di esagerare nelle sue visioni e così la maledetta crocifissione, presagita almeno da metà film, non viene neanche portata a termine, lasciando allo spettatore soltanto la rabbia di avere assistito ad un gioco ombelicale della durata di un’ora e quaranta. L’unico motivo di riflessione viene dall’idea (di per sé anch’essa molto scontata) di ambientare Parc in un quartiere residenziale sorvegliato a vista da guardie giurate, luogo post-moderno di esclusione già ritratto recentemente in La zona e in Una semana solos. E se in quest’ultima pellicola il luogo fa da sfondo alla narrazione evenemenziale di un gruppo di ragazzini (tra i quali però nasce un contrasto nei confronti di un adolescente che viene da fuori), in Parc e ne La zona emerge la condanna nei confronti di un modo di vivere che, partito dagli Stati Uniti, si è ormai globalizzato. È l’idea dell’enclave ricca da contrapporre all’enclave povera che sta distruggendo la concezione europea di città inclusiva e a proposito della quale non possiamo che aspettarci riflessioni più profonde dal cinema futuro. Titolo: Parc Nazione: Francia Genere: Drammatico Durata: 109’ Regia: Arnaud des Pallières Cast: Sergi Lopez, Jean-Marc Barr, Nathalie Richard Produzione: Les Films d’Ici Distribuzione internazionale: Film Distribution
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