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"Parigi" di Cédric KlapischAvremo sempre Parigidi Ludovica Gazzè Un uomo giovane e prestante scopre di avere una malattia molto grave mentre la sorella, con due figli a carico e una depressione incipiente per le sue storie sentimentali finite male, si trasferisce da lui. Voglia di vivere che si sposta e, per qualcuno che la guadagna, altri sembrano averla persa, come il professore di storia Roland Verneuil, alle prese con un’offerta di lavoro in televisione che lo porta a stilare un bilancio della propria vita di scapolo, davvero poco paragonabile a quella così normalmente serena del fratello. O come il fruttivendolo Jean, ancora innamorato della donna da cui ormai si è separato.
E’ un balletto di storie che si incrociano, il nuovo film di Cédric Klapisch, e lo si capisce già dalla confusionaria sequenza dei titoli di testa. E’ un omaggio a Parigi e alla dimensione di quartiere che riesce a conservare, dove tutti si conoscono e si salutano, compreso chi è più burbero e magari anche un po’ razzista. Come ne L’appartamento Spagnolo, il regista fa della città un personaggio a tutti gli effetti: ripercorre i luoghi immortalati nelle cartoline rivisitandoli e dotandoli di un significato completamente nuovo, dato dalle storie che si intrecciano su questi sfondi. Così la verosimiglianza della trama perde di significato e Parigi torna a essere la città dove i sogni diventano realtà, dove è possibile un incontro tra epoche e mondi diversi, anche se poi ci si sveglia e si torna a cozzare con ostacoli e difficoltà. I momenti migliori del film sono proprio quelli in cui Klapisch si abbandona alla leggerezza che conosciamo. Non che non debba trattare tematiche importanti, anzi, ma lo fa al meglio quando si affida alle semplici emozioni, senza cercare una complessità di caratteri e scrittura che non gli sono propri. Così, quando la scena si sposta in Camerun lo spettatore si ritrova senza bussola, non essendoci nessuna urgenza narrativa e nessun elemento che aggiunga qualcosa alla comprensione del fenomeno dell’immigrazione clandestina. Se Klapisch pecca di presunzione con la sceneggiatura, rivela però ottime doti nella direzione degli attori. Un cast che racchiude Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini e la bravissima, anche se qui compare solo per poco, Sabrina Ouazani, scoperta da Abdellatif Kechiche ne La schivata, farebbe invidia a chiunque. Klapisch dimostra di saper dare il la ai suoi primi violini e di farli andare a tempo, lasciando spazio anche per assoli pregevoli, come il ballo di Luchini. I 129 minuti del film scorrono leggeri, e questo è un pregio, finché arriva la fine e ci si chiede quale fosse il senso. Verrebbe voglia di tornare a Parigi però, e forse questo può bastare. Titolo originale: Paris Nazione: Francia Anno: 2007 Genere: Commedia drammatica Durata: 129’ Regia: Cédric Klapisch Sito ufficiale: http://www.lefilm-paris.com/ Cast: Juliette Binoche, Roman Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel Produzione: Studio Canal, TPS Star, France 2 Cinéma Distribuzione: BIM Distribuzione Data di uscita: 26 settembre 2008 (cinema)
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