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Pat Metheny TrioGardone Riviera, 5 luglio 2008di Luca Bertoldo «Abbiamo qui con noi sul palco cinque o sei mila moscerini. Non so se siano jazzisti, ma se conoscono i brani sono i benvenuti». Sembra divertirsi con gli imprevisti Pat Metheny, mentre presenta quella che sarà l’unica data italiana prevista per il Day Trip Tour del suo trio – sarà invece in quartetto con Gary Burton il 15 luglio a Villa Manin. Con lui Antonio Sanchez alla batteria e Christian McBride al contrabbasso e basso elettrico: «due tra i migliori musicisti dei nostri tempi», così li descrive il capo gruppo.
Gli imprevisti, si diceva. Perché se la cornice del concerto è semplicemente mozzafiato - il teatro del Vittoriale è un anfiteatro all’aperto con vista sul lago di Garda - sono molte le sorprese durante le due ore abbondanti dell’esibizione. Gli insetti prendono d’assalto il palco e non danno tregua a McBride e Sanchez, impomatati e spruzzati come bambini in piscina dall’assistente di palco dopo il loro primo brano. Della musica a tutto volume arriva da poco lontano, forse è un locale o una festa paesana. Tra l’altro durante l’ultimo pezzo partono dei fuochi d’artificio, che colgono impreparati tanto il pubblico quanto gli artisti. E’ di queste note di costume che dobbiamo parlare perché a livello musicale c’è poco da dire. Musica sublime, splendidamente interpretata con un’alternanza di delicatezza ed energia semplicemente perfetta. A voler fare i pignoli sottolineiamo qualche sbavatura nel pezzo d’apertura di Metheny solista alla baritone guitar e un assolo non molto intonato con l’archetto di McBride al contrabbasso. Per il resto è pura goduria, con un Sanchez in stato di grazia che combina leggerezza di tocco e ritmi decisamente complessi. Sonorità raffinate, a volte difficili da decifrare ma tant’è, questo è il prezzo della qualità. Molti i brani tratti da Day Trip, album registrato dai tre in un solo giorno, con alle spalle già un intenso rodaggio live, ma c’è spazio anche per la recente collaborazione di Metheny con il pianista Brad Mehldau (emozionanti Peace e Find Me In Your Dreams). Gran finale, col botto - stavolta è il caso di dirlo - con il cavallo di battaglia Lone Jack. Per il bis rumorismo funky con Back Arm & Black Charge. I tre salutano e abbandonano il palco, lasciando purtroppo campo libero ad alcuni che saltano sullo stage tentando di accaparrarsi i plettri. L’assistente di palco, ragazza ormai d’esperienza, interviene come un fulmine allontanandoli. Bastava aspettare qualche minuto e chiedere con gentilezza ma tant’è, questo è il prezzo della qualità.
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